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Forme e psiche: l’ulivo di Giovanni Tamburrano

18 Dicembre 2016 di Michele Totta

Introduzione

Nel mese di ottobre 2016, nella sala parrocchiale della chiesa  San Giuseppe Artigiano di San Giovanni Rotondo, il  maestro d’arte Giovanni Tamburrano ha tenuto una mostra pittorica dal titolo “Le forme della natura – l’ulivo”.  Il lavoro dell’artista sangiovannese, sicuramente lodevole  sotto il profilo artistico, merita ancora più attenzione ove si consideri  che la mostra si  colloca in un periodo in cui l’esistenza dell’ulivo viene minacciata da estirpazioni selvagge, perpetrate a vario titolo. L’ulivo è il simbolo della nostra amata terra di Puglia e, per ragioni storiche,  sociali, ambientali, rurali e paesaggistiche, meriterebbe maggior tutela da parte degli enti preposti. Apprezziamo, quindi, e di buon grado qui pubblichiamo, il breve ma originale studio di Michele Totta.

L’amministratore

Copertina del catalogo presentato durante la mostra.

Al termine del percorso visivo lento, meditato, delle recenti diciotto pitture che Giovanni Tamburrano dedica alle forme dell’ulivo, sono incoraggiato a sondare più a fondo oltre la scorza e il tronco, il dna delle metamorfosi del legno. Subito appare, l’ulivo, al vertice di perfezione tra le specie arboree. Le sue metamorfosi, la capacità cioè di farsi e replicarsi in miriadi di immagini e sfumature, esprimono una singolarità che sfiora il portento.

Le forme, ammiccanti in gigantografie equilibrate da prospettive sempre nuove, vanno a occupare l’intero spazio vitale o campo espressivo dell’artista, maturo nel cogliere minuzie, farne depositi, affioramenti d’anima. Egli senza freno converge la tecnica pittorica entro l’empito d’emozione. La collezione appare come filologico apporto a un acuto inventario dell’autore sul suo territorio, il Gargano, come compenetrazione tra uomo e ambiente, tra vita e corruzione temporale. Una sinergia, che obbliga a dipanare il mito della terra, le sue albe e i tramonti, l’incanto nelle stagioni, l’appartenenza e le lacerazioni per l’abbandono.

Emerge una narrazione franca di silenzio e ingratitudine, di lavoro e compianto: da ciò il segreto voto d’artista di filarne l’esile equilibrio, di ricomporlo. La terra sintesi del mondo, nel suo grembo tutto compie, la vita e la morte.

L’Ulivo , privilegio di natura, attraversa l’immane tempo e reca nella polpa ogni tribolazione o sopruso . L’azione secolare gli apporta quella fisiognomica, che lo fa apparire copia esatta d’umano dolore mummificato. Il seccume tra le ceppaie, nella simbologia arborea delle religioni , assurge a emblema dell’uomo nel peccato. Nelle movenze pittoriche del Tamburrano, l’ulivo è paradigma attivo, dirompente, del giardino e dell’uliveto. Inverda, fiorisce, tiene segreti, fruttifica, evoca, si racconta a sorpresa, in energia di psiche. Il tempo di per sé – aforisma anonimo – nessuno di noi può percepirlo, se non nella placida quiete delle cose. Tale sembra l’acquarello o la china dell’artista sangiovannese, un placido fluire per noi: vedute gaie, frantumaglie di memoria indelebili, profonde.

Simboli sacri appaiono culazze (fazzoletti di terra), tetti declivi e sdutti, brani d’azzurro in ipertrofico cielo, sassi intrecciati a serpentone, confine tra il possesso, la tradizione, le rovine. Indi le voci d’agreste canto per l’olive, ghermite alla ramaglia prima degli storni, nel piccolo commercio oleario; tutto nell’assenza di prospettiva o riferimento spaziale; lo spazio fagocitato nel quieto alveo, la psiche.

Allora, è l’energica psiche a creare forme acuminate, lacere, irrazionali, sospese, o la sfibrata forma del legno a postulare un equilibrio con la psiche? Stupefacente l’antologia di forme, ora cerbiatti, occhi di serpe, il vespaio dei teoremi, le idre acquatiche, le fibrose costole giganti, l’architrave possente che rimanda all’arco del vento delle Montagne Rocciose d’America. E ora ulivi che scrinano le pietre devote della Rotonda, timbro litico dei Padri. Olivi pur spaccati da folgore, si erigono pungente frontiera in noi e ne l’arcaico Gargano, sacrato. Una sequenza di forme trasfigurate (P. Evdokimov) . Mi avvolge ancora la sanguigna, unica della serie, levità esplosiva, che incornicia il castello federiciano, una cronotassi fra due ere, la preistoria e la storia. Entrambe invogliano a profondo scandaglio, nel nostro bacato tronco, divenuto labirinto umano, da cui evadere, pur nella contemporanea indifferenza.

Della riproposizione del territorio montano garganico come unicum nel suo genere, oasi naturalistica completa di zone secche ed umide, scampata al calcestruzzo, non nutriamo dubbi. L’opera del Tamburrano attinge alla ecologia dello Sperone d’Italia, le coordinate di un’estetica semplice, fruibile, rarefatta. Rigetta le mitiche filosofie del Tempo-cronografo, edace, senza scampo, per insistere sul Tempo-vissuto, carismatico, giovevole. Perciò il colore fluisce in colloqui di luce zenitale, in assaggi di esperienza pittorica radicata, offerta in sfumature creative di linguaggio, d’insistito godimento visivo. Araldo, il colore, dell’intimo contemplare la bellezza, a cui l’artista conferisce slancio metafisico, mistico cedimento, per l’approccio verso l’infinito. Il quale non è un luogo oltre le cose finite! Ma è il non-luogo in tutte le cose! E’ la qualità “fluida” dell’universo, concetto caro a L. Mazzocchi. La forza dell’arte, mira ad abbracciare nelle cose il mistero; invoglia a sondarlo con ragione e interiorità. Compito che l’antico segno dell’arte tiene vivo per noi dall’alba dei secoli, e in diacronica vertigine si ricrea.

Dopo aver ammirato L’albero di Van Gogh, florido in petali tra cieli miniati e croste di rosso pompeiano, ancor più nitida nella sintesi formale mi sfiora la visione de L’ulivo di Giovanni Tamburrano, narrante brano a brano tutta la sua storia dai millenni greci, nella quale è compresa la nostra storia. Piace l’incantamento da atmosfera dell’eden, così da godere compiutamente il Gargano nostro, fresco d’erbe, circonfuso d’indomiti sentori. Piacciono le cromie, lo dico in accordo a Beatrice Buscaroli, erette a monumentalità sensibile. Pregevole il catalogo presso DFG Arte 24 di Roma, 2016. Unitamente al ponderoso volume di HORST SCHAFER-SCHUCHARDT, L’oliva, la grande storia di un piccolo frutto, costituisce per me un patrimonio d’immagini inalienabile.

Michele Totta

Novembre-Dicembre 2016

[stextbox id=”stile di default” caption=”PROFILO”]

Giovanni Tamburrano nasce a San Giovanni Rotondo nel luglio 1951.

Dopo gli studi classici si iscrive dapprima presso l’Accademia Di Belle Arti di Napoli conseguendo in seguito il Diploma di Laurea in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. Qui ha avuto come docenti Elio Filippo Accrocca e Felice Ludivisi.

E’ nel campo dell’arte da più di 40 anni e alle sue opere si sono interessati diversi critici d’arte tra i quali: Pietro Fratantaro, Giovanni Amodio, Rosaria Belgiovine, Roberto Girasa, Anj Annot, Claudio Lepri, Vito Cracas, Mario Nicosia, S.Perdicaro, Paolo Levi.

Tra le sue realizzazioni:

  • scenografie per tre edizioni del Presepe Vivente a San Giovanni Rotondo
  • alcune postazioni della Via Crucis vivente – San Giovanni Rotondo (1992)
  • i bozzetti delle vetrate nella Chiesa di Sant’Orsola in San Giovanni Rotondo (2002) per la chiesa di San Giuseppe Artigiano in San Giovanni Rotondo un’opera sulla “Sacra Famiglia” (1985)
  • nella chiesa di San Giacomo in San Giovanni Rotondo” Il Buon Pastore” (olio su tela di iuta 130 x 200)
  • 13 vetrate artistiche istoriate per la Chiesa “Trasfigurazione del Signore” (201O)
  • 2 dipinti ad olio per la Cappella del Santissimo – Chiesa Trasfigurazione del Signore (2013/14)
  • restauro del “Paesaggio del Penati” sul quale poggia un crocefisso del 700, presso la chiesa di Sant’Orsola in San Giovanni Rotondo (2002)
  • Illustrazioni per molti libri di autori locali e per il mensile “IL PIRGIANO”
  • Pubblicazione di un catalogo artistico antologico (1966-1999)
  • Articoli sulla rivista culturale “LU PUSCINONE” (1987)

Le sue opere risultano appartenere ad enti pubblici e privati sia in Italia che all’estero.

E’ inserito nei cataloghi d’arte e riviste a livello nazionale e nell’albo degli artisti europei.

– GELMI – Milano (catalogo)

– L’ELITE – Milano (catalogo)

– AVANGUARDIE ARTISTICHE DEL NOVECENTO – Palermo (catalogo)

– BOE’- Palermo (rivista d’arte)

– IMMAGINE – Messina (rivista d’arte)

– EXPO ARTE 2013 – Bari (catalogo)

– SECONDA BIENNALE – Palermo (catalogo)

– 50° MOSTRA- Roma (catalogo)

[/stextbox]

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