{"id":7732,"date":"2017-10-04T12:49:07","date_gmt":"2017-10-04T10:49:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/?p=7732"},"modified":"2026-05-19T16:52:11","modified_gmt":"2026-05-19T14:52:11","slug":"corri-ragazzo-corri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/corri-ragazzo-corri\/","title":{"rendered":"Corri, Ragazzo, Corri"},"content":{"rendered":"<p><!-- Blocco HTML personalizzato in WordPress --><\/p>\n<div style=\"border: 1px solid #000; \/* spessore e colore della cornice *\/ padding: 10px; \/* spazio interno tra testo e bordo *\/ background-color: #f9f9f9; \/* colore di sfondo *\/ border-radius: 8px; \/* angoli arrotondati *\/ max-width: 960px;\">\n<p><strong>INTRODUZIONE<\/strong><\/p>\n<p>Riceviamo dall&#8217;autrice e volentieri pubblichiamo il racconto &#8220;Corri, Ragazzo, Corri&#8221; con cui la scrittrice Grazia Centra, nativa di San Giovanni Rotondo e residente in Foggia, rievoca i feroci bombardamenti\u00a0 del capoluogo del 22 luglio 1943.<\/p>\n<p>Il racconto ha vinto il premio &#8220;Libellula d&#8217;oro&#8221; nel 2016.<\/p>\n<p>Segue la recensione di Michele Totta che dal\u00a0 racconto trae ulteriori spunti di riflessione sulle atrocit\u00e0 delle guerre.<\/p>\n<p>Grazia Centra \u00e8 laureata in filosofia con una tesi storica su Carlo Cattaneo.<\/p>\n<p>Ha cominciato giovanissima a pubblicare, su giornali e riviste locali, racconti e novelle, Ancora diciottenne ha collaborato, come corrispondente provinciale, al periodico &#8220;Prospettive Meridionali&#8221; edito da Mondadori.<\/p>\n<p>Sposata e con un figlio, ha dedicato lunghi anni a famiglia, scuola, associazioni culturali, in particolar modo alla Fidapa in seno alla quale ha ricoperto negli anni diversi incarichi ed \u00e8 stata a lungo responsabile della Commissione Cultura. Rimasta sola dopo la morte del marito, ha ripreso a scrivere. Ha pubblicato due romanzi, I Soli Spenti (ultima edizione: Edizioni del Rosone, 2017) che \u00e8 stato adottato come testo di narrativa presso molte scuole, medie e superiori, e Tra noi due l&#8217;oceano (Bastogi Editrice, 1998). Le due opere, che hanno ottenuto riconoscimenti pi\u00f9 che positivi di critica e di pubblico, sono state citate, corredate da un ampio studio critico a firma di Lia Bronzi, nella &#8220;Letteratura Italiana &#8211; Poesia e Narrativa dal Secondo Novecento ad oggi&#8221;.<\/p>\n<p>Dopo lunghi anni di silenzio, nel 2012 ha ripreso a scrivere e ha dato alle stampe un libro di racconti (Sulla Soglia del Tempo, Edizioni del Rosone, 2013). Sempre dal 2012 partecipa, a concorsi letterari ricevendo ogni anno notevoli riconoscimenti fino ad ottenere, nel 2016, con 50 &amp; Pi\u00f9, il premio massimo, la libellula d\u2019oro, con il racconto che qui si riporta ed \u00e8 entrato a far parte integrante della rivista Coriandoli.<\/p>\n<\/div>\n<h3><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><span style=\"text-align: center;\">Corri, Ragazzo Corri\u00a0<\/span><\/h3>\n<p style=\"text-align: center;\">Racconto di\u00a0\u00a0<em>Grazia Centra<\/em><\/p>\n<figure id=\"attachment_7763\" aria-describedby=\"caption-attachment-7763\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/grazia_centra.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-7763\" src=\"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/grazia_centra-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/grazia_centra-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/grazia_centra-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/grazia_centra.jpg 960w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-7763\" class=\"wp-caption-text\">La Prof.ssa Grazia Centra riceve il premio &#8220;libellula d&#8217;oro&#8221; dell&#8217;Associazione\u00a0<em>50 &amp; Pi\u00f9<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p>Piero ha esitato a lungo, per giorni e giorni, prima di prendere, proprio all&#8217;ultimo momento, il treno che l&#8217;avrebbe condotto da Milano a Foggia.<\/p>\n<p>Quando con un fischio lungo, lacerante, il treno si ferm\u00f2 sul primo binario, lui scese, apparentemente tranquillo, insieme con gli altri. Nell&#8217;attraversare i lunghi sottopassi della stazione, avvert\u00ec un brivido freddo attraversagli la schiena. &#8220;Di chi era quella mano?&#8221; si lasci\u00f2 sfuggire a mezza voce. Due giovani si girarono a guardarlo, lui chin\u00f2 la testa e affrett\u00f2 il passo. Raggiunse il centro della piazza e si abbandon\u00f2 su una panchina di pietra levigata. Il borsone poggiato a terra tra le gambe divaricate, i gomiti premuti sulle ginocchia, la testa tra le mani, gli occhi a fissare l&#8217;ombra degli alberi che il fruscio leggero del vento faceva saltellare sul grigio dell&#8217;asfalto. E se ne stava, immobile, ma dentro, come aveva temuto, correva. Ed era un correre sfrenato per agganciare al momento presente l&#8217;eco di una voce lontana, la voce di Lia: <em>&#8220;Corri , ragazzo, corri &#8220;<\/em>. Chiuse gli occhi per concentrarsi meglio, ma i suoi pensieri disubbidienti irruppero e gli proiettarono per intero il filmato di quel giorno, snodato in rapidi , incancellabili fotogrammi. Soltanto di Lia aveva poche immagini spezzate, forse perch\u00e9 lui non l&#8217;aveva veduta mai veramente, protetta com&#8217;era dallo schermo dei suoi incredibili occhi verdi.<\/p>\n<p>Era il 22 luglio. Un luglio di molti anni prima. Era quel luglio di morte del &#8217;43.<\/p>\n<p>Quel mattino Foggia respirava libera. Il fumo degli incendi dei giorni precedenti si era dissolto e se n&#8217;era andata anche quella polvere acre che pizzicava il naso e faceva starnutire. Sembrava proprio un giorno di grazia e la gente si rivers\u00f2 fiduciosa nelle strade .<\/p>\n<p>Arriv\u00f2 all&#8217;improvviso, a mattino inoltrato, quando nessuno pi\u00f9 se lo aspettava , quell&#8217;assordante, frenetico scampanio. Le campane, tutte le campane di Foggia scampanavano scampanavano scampanavano e subito le strade, tutte le strade della martoriata citt\u00e0 rientrarono in guerra. Nel cielo riarso, anch&#8217;esso sorpreso, anch&#8217;esso incredulo, i bombardieri inglesi col loro carico di morte e intorno la confusione demente, le grida gi\u00e0 note: &#8220;ai rifugi, presto ai rifugi,&#8221; si gridava da ogni parte. La gente sciamava per le vie in tutte le direzioni . Molti correvano verso la stazione, tanti altri cercavano rifugio nella villa comunale, ma due caccia, sfuggiti alla contraerea, si abbassarono. Puntarono i civili in fuga. Ta-ta-ta&#8230;Ta-ta-ta&#8230; Ta-ta-ta&#8230; Poi si allontanarono. Si allontan\u00f2 anche il rombo dei bombardieri e il piccolo Piero, uno scricciolo di appena undici anni, lasci\u00f2 il portone dove aveva trovato riparo. Piero: le braccine smilze, le gambucce tanto stecchinette da muovere a piet\u00e0, il ciuffettino biondo che gli rubava gli occhi e un faccino che aveva il colore livido della fame. Ma nessuno ci faceva caso, nessuno li trovava strani quel colore e quella magrezza, perch\u00e9 quelli erano gli anni dei viveri razionati, delle luci oscurate, delle giacche rivoltate , dei pantaloni rattoppati, delle scarpe di cartone sfondate, erano gli anni dello strazio, dello sgomento, della vita allo sbaraglio.<\/p>\n<p>Il piccolo Piero, con i pugni stretti nelle tasche dei suoi pantaloni adulti, vagava senza meta per le strade del centro, guardandosi continuamente intorno. Si ritrov\u00f2 inaspettatamente in Piazza Lanza e dopo un attimo di esitazione si avvi\u00f2 verso la villa, ma con una lentezza insolita per lui. Le colonne del pronao erano mutilate, i cancelli divelti . C&#8217;era un silenzio innaturale all&#8217;interno , un silenzio che sapeva di abbandono, di vita intera che se ne andava. Era un silenzio pi\u00f9 devastante del ta-ta-ta delle mitragliatrici e del fragore delle bombe. Poco lontano c&#8217;era il suo preside, giaceva bocconi, colpito alla schiena, le braccia protese in avanti , una mano a stringere il cordolo di un&#8217;aiuola di rossa salvia polverosa.<\/p>\n<p>Si risent\u00ec il rombo dei bombardieri e l&#8217;aria di nuovo si riemp\u00ec di fuoco, ma non di urla strazianti ch\u00e9 la gente aveva ormai raggiunto i rifugi o era rimasta per via, il terrore fissato per sempre nelle pupille dilatate e immobili .<\/p>\n<p>Lui si teneva stretto con forza al tronco di un alberello stento. Lia lo raggiunse e senza fermare la sua corsa verso la stazione, gli grid\u00f2 <em>&#8220;che fai, Piero? corri, ragazzo, corri&#8221;.<\/em> E lui prese a correre . C&#8217;era la fontana al centro della piazza, anch&#8217;essa mutilata, senza acqua , foglie umide, sporche sul fondo viscido. Sulla destra mucchi di macerie e c&#8217;era ancora il palazzo dell&#8217;acquedotto, e quello con l&#8217;ufficio postale.<\/p>\n<p>Ha raggiunto il lungo viale della stazione. Si ferma: attimi di sbigottimento. Procede lento ora, di traverso , sempre pi\u00f9 attento a dove mette i piedi , di qua, di l\u00e0, zig zag, zig zag. Inciampa , i vetri gli lacerano le gambe. Si ferma. Si rialza. Si trascina. Si porta dietro scie sanguinose. Alza le mani a tapparsi le orecchie, come vede fare agli altri, per non sentire i lamenti dei feriti che implorano piet\u00e0. Nessuno ferma la sua corsa per aiutarli, ognuno \u00e8 preso dalla piet\u00e0 per se stesso. Frena l&#8217;istinto di andare rasente i muri: crolli improvvisi, dai palazzi sventrati dalle incursioni precedenti, fiamme e fumo da quelli appena feriti, fiamme e fumo a oscurare il sole. La contraerea tace, i bombardieri ormai al sicuro si abbassano si abbassano si abbassano, rasentano i tetti, le case tremano, sobbalza l&#8217;asfalto, le bombe assordano. Lui \u00e8 steso tra i corpi, la testa protetta dal petto di una donna immobile accanto a lui.<\/p>\n<p>Poi di nuovo il silenzio.<\/p>\n<p>Piero ha quasi raggiunto il piazzale della stazione . C&#8217;\u00e8 una folla urlante, animalesca che impreca , insulta , si cozza, inciampa, percuote per farsi strada verso i rifugi.<\/p>\n<p>Ecco Lia, l\u00e0, l\u00e0, tra la folla, agita verso di lui la sua piccola mano.<\/p>\n<p>Poi quelle grida, grida agghiaccianti: &#8221; quel trenooo .. allontanate quel trenooo &#8230; via quel trenoooooooo&#8230; quel treeeee.. &#8221;<\/p>\n<p>Il cielo s&#8217;illumina , tutto l&#8217;orizzonte si accende. La benzina infiammata fuoriesce , inonda i binari, li colma, li supera, sale sui marciapiedi, scende per le scale che portano ai sottopassi, raggiunge i &#8220;rifugi della salvezza&#8221; dove erano corsi fiduciosi pi\u00f9 di duemila cittadini di tutte le et\u00e0.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 lui e pochi altri , ma lui non piange, guarda soltanto. Gli occhi ormai adulti non si staccano dal fumo nero e denso, dalle fiamme che si alzano a ondate da quella che era stata, fino a pochi anni prima, l&#8217;importante stazione ferroviaria di una cittadina tranquilla e prosperosa.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una camionetta stracarica di tedeschi. C&#8217;\u00e8 una piccola mano, recisa al polso, sopra la faccia arsa di un vecchio. C&#8217;\u00e8 una carrozza rovesciata a rallentare la corsa. C&#8217;\u00e8 un cavallo steso, le froge dilatate, i liquidi occhi sbarrati &#8211; C&#8217;\u00e9 anche lui, s\u00ec, proprio lui, Piero, sulla camionetta, piccolo, smarrito, stretto tra due giovani soldatini. C&#8217;\u00e8 l&#8217;aperta campagna con i colori del sud cotti dal sole. C&#8217;\u00e8 La camionetta al riparo sotto un albero. C&#8217;\u00e8 ancora lui, seduto sul terreno che l&#8217;inclemente calura di luglio ha reso stopposo; \u00e8 appoggiato al secco pietrame di un&#8217;estesa, serpeggiante macera. Alle sue spalle filari di ulivi saraceni dai voluminosi tronchi contorti e dalle antiche radici scoperte dal vento e dalla pioggia .<\/p>\n<p>Davanti a lui, sull&#8217;altro lato della strada, spinose piante di rovi e la perenne, altissima ferula dalle ricche ombrella che taglia in fette d&#8217;azzurro lagunare l&#8217;orizzonte lontano. A oriente, verso il golfo, il cielo si va rapidamente oscurando. La sera avanza veloce e l&#8217;ultimo sole, avviluppato in un trionfo di luce, si tuffa, come tutte le sere, dietro il roccioso Gargano. Nell&#8217;oscurit\u00e0 ormai completa, solo le rosette di fuoco delle sigarette denunciano la presenza dei tedeschi appiattiti nelle cunette.<\/p>\n<p>Nella sterminata pianura del Tavoliere, la carezza lieve del vento ridesta profumi di foglie nell&#8217;ora pi\u00f9 nera e il piccolo Piero, addormentato sul terreno stopposo, sogna risvegli di prati fioriti .<\/p>\n<p><em>\u201cChe idiozia la guerra\u201d,<\/em> dice Piero, l\u2019illustre docente universitario seduto su una panchina di pietra levigata. Si asciuga lentamente il viso, lentamente si alza e a passi lenti si avvia verso la Sala delle Conferenza dove terr\u00e0 una relazione sui tragici eventi che portarono, in Italia, settant\u2019anni fa, alla proclamazione della Repubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">GRAZIA CENTRA<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\">Recensione di Michele Totta<\/h3>\n<p>China di paura, percezione di catastrofe, scenario di fuoco, inchiodano Foggia, citt\u00e0 del sud, al martirio nei bombardamenti il 22 luglio del \u201943, da parte degli Alleati inglesi. Unica via di scampo pare offrirla Grazia Centra, autrice del racconto storico, breve ma intenso <em>\u201cCorri, Ragazzo, Corri\u201d<\/em>. Il titolo vuol salvare Piero, testimone-bambino innocente e la Comunit\u00e0 foggiana. La guerra, per\u00f2, non risparmia nessuno, non guarda in bocca agli innocenti. E\u2019 cos\u00ec? Cos\u00ec \u00e8.<\/p>\n<p>Il dramma della guerra accende la narrazione del protagonista Piero, professore reduce nella sua citt\u00e0 Foggia per una testimonianza sui giorni infausti di quel luglio. Umano fino a incantare, il soliloquio senza pause, colmo di grazia, sulla panchina. Grazia, nelle immagini fatte sangue; grazia, che preme in frenesia d\u2019ali nel raccontare; grazia, nel borsone che accompagna il viaggiatore. Pare certo, abbiamo bisogno di vivide immagini per ricordare; per animare la brace sia del piacere che del dolore, se no prende corpo la dimenticanza, o peggio, la rimozione. Il racconto della scrittrice garganica, autrice dei romanzi <em>Soli spenti<\/em> (Bastogi, 1995),\u00a0<em>Tra noi due l\u2019oceano <\/em>(Bastogi, 1998), Sulla soglia del tempo &#8211; Racconti (Edizioni del Rosone, 2013), anima una citt\u00e0 ferita a fondo, ma non doma, cerca i gesti reconditi del sacrificio. E tutto riferisce alle generazioni che verranno, poich\u00e9 il \u2018900 prima della nascita della Repubblica, \u00e8 segnato da intime ferite della storia. Obbliga anche, ci pare, a sintagmi nuovi, ad analisi di riflessione e scrittura, inteso che il passato recente, pur privo di risentimenti, non pu\u00f2 tornare; esso per natura \u00e8 diventato padre del presente e nonno del futuro.<\/p>\n<p>I caccia inglesi a volo basso, le sirene dei rifugi, la calca verso i ripari, le divise nere dei tedeschi, gli ordini militari urlati, lo scarso cibo, i morti ammucchiati, l\u2019afa irritante, l\u2019insonne incubo notturno, il viavai degli sfollati\u2026 sono al nostro fianco icone intense sinistre, d\u2019oppressiva compagnia. Mentre le immagini tornano, prende corpo, amplificato, il teatro del suono: il \u201cTa-ta-ta\u201d diventa big-bang ineludibile del passato, e immerge nei fragori del destino. Devi passare prima o poi, sulle pagine oblique della storia; non puoi far finta di niente, come se nulla fosse accaduto. E quel che non hai voglia di leggere, puoi cominciare a scrivere o riscrivere, come vuole Rilke. Tutte le cose obbediscono in effetti alla mutazione; e pure le percezioni e i giudizi delle persone cambiano: Scrivere e riscrivere \u00e8 un dono numinoso, divino, della memoria, che regala in continuo i suoi fermenti e le sue ore.<\/p>\n<p>Per ricordare abbiamo bisogno di immagini, vivide. Allora la memoria diventa la pi\u00f9 complessa delle operazioni, perch\u00e9 associa persone, luoghi, ambienti, cose, destini, fantasmi, certezze, incertezze. Ma sorretta in questo momento dall\u2019onda musicale degli eventi, la memoria fa di pi\u00f9. L\u2019onda sonora scandisce il nord e il sud, l\u2019est e l\u2019ovest di geografia smarrita, e ti domandi \u201cdove sono, che ci faccio qui?\u201d Anche il sonoro della guerra diventa cruda <em>imago<\/em>, immagine penosa della pi\u00f9 assurda tra le umane arti. Nel canto di mitraglia, troviamo il conto di distruzione e tragedia, di imperi, stupide potenze, miti passeggeri. Nella mente di chi sotto le bombe e nel sottopasso alla ferrovia \u00e8 stato, indelebile vibra come fragore la morte. La \u201cpiana\u201d Foggia si \u00e8 mutata in collina\u2026 di cadaveri!<\/p>\n<p>Tutta sul binario della memoria, dunque, la trama del racconto. La memoria che per l\u2019uomo torna a essere l\u2019agostiniano ventre, chiamato adesso a digerire non trionfo e fortuna, ma dolore e abiezione. Memoria complessa, a strati vertiginosi, alleata sempre in bilico, tra avvisi di paura e monizioni della fine; tra vivenza e commiato; fortuna e speranza; presente e futuro. Sembra il dio nella macchina quel \u201cTa-ta-ta\u201d secco, che detta ogni passo, ogni attimo, al ritmo di chi la battaglia la vive sulla propria carne. Quel \u201cTa-ta-ta\u201d aereo &#8211; orrido tuono e fonema di sillabe, pioggia di fiori di zolfo &#8211; non sconvolge solo la vita e i timpani, ma echeggia dentro l\u2019anima, con l\u2019urto di un destino segnato. Echeggia sulla china d\u2019un inferno non necessario: Il farsi guerra degli uomini! \u201cInfallibile sega\u201d aveva definito Hitler l\u2019orrenda mitraglia, l\u2019implacabile arma.<\/p>\n<p>La penna di Grazia Centra, dopo la tregua delle armi, dopo il lungo assaggio di pace, ci consegna luminosa e impavida la coscienza di Piero, l\u2019Ulisse necessario tanto alla Storia quanto alle piccole storie, giacch\u00e9 sono le piccole storie di ognuno, che poi aiutano la grande storia a emergere (M.Iafelice). Piero \u00e8 il testimone scampato alla tragica estate, all\u2019innominabile orrore. Allora a chi giova dimenticare? Era il caso di dimenticare l\u2019estate del 1943? Il mondo ha bisogno di aggiustamenti verso la concordia, per tenere vivo il disprezzo delle armi. Meglio la pace, ove tutti si godono il grano, l\u2019amore e il riposo, la stola di stelle e comete.<\/p>\n<p>Il racconto, improntato alla stile hemingwayano dei <em>Quarantanove racconti<\/em>, con frase breve, tagliente, \u00e8 privo di abbellimenti retorici. La Nostra romanziera esalta le ferite, della carne e della mente. Quelle s\u00ec, vanno esibite, con l\u2019orgoglio di chi nella catastrofe generale si \u00e8 salvato.<\/p>\n<p>\u201cTa-ta-ta\u201d diventa il sonoro della nuova sinfonia del destino, che in una tempesta di proiettili, esegue e perpetua lo sgozzamento di popoli. \u201cTa-ta-ta\u201d diventa sillaba amara. \u201cTa-ta-ta\u201d insieme a \u201cKaputt\u201d sono il comando facile del fuoco sugli inermi. Ancora per poco. Il conto alla rovescia per lo scenario dell\u2019atomica si percepisce, si annusa in cielo. \u201cTa-ta-ta\u201d continua a ripetersi come sillaba amara dei tiranni e dei comandanti, per cancellare generazioni di soldati, citt\u00e0, culture. \u201cTa-ta-ta\u201d continua a vibrare come onda sismica, profonda, tormentosa. Io lo ricevo oggi come fresco di parola narrante; come musica calmante, che nello spirito entra a piacimento e poi esce. Lo ricevo come nostalgia, tormentoso viaggio alla madre terra, che sempre immerge nel calco della sopravvivenza. Coi suoi vogliosi, invitti richiami, ci preserva pure dalla moda della globalizzazione, come strappo sicuro da ogni radice e da ogni cultura di appartenenza. E mi placo, finalmente.\u201dTa-ta-ta\u201d \u00e8 vessillo d\u2019una ferita; sillaba particolare che ridesta la gente\u00a0\u00a0 -a ggente- dalle sue stesse ceneri!<\/p>\n<p>Promulgato da Grazia Centra, il racconto restituisce Foggia e la Capitanata al mondo. Rivisita il regno di Dauno, umorale, torrido, fiero, sufficiente a se stesso. Sveglia in noi il dna creativo, allineato all\u2019astro diurno pi\u00f9 benefico tra tutti, il sole di Puglia, che scioglie\u2026 persino le panchine.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">MICHELE TOTTA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>INTRODUZIONE Riceviamo dall&#8217;autrice e volentieri pubblichiamo il racconto &#8220;Corri, Ragazzo, Corri&#8221; con cui la scrittrice Grazia Centra, nativa di San Giovanni Rotondo e residente in Foggia, rievoca i feroci bombardamenti\u00a0 del capoluogo del 22 luglio 1943. Il racconto ha vinto il premio &#8220;Libellula d&#8217;oro&#8221; nel 2016. 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