{"id":641,"date":"2009-09-06T18:05:31","date_gmt":"2009-09-06T16:05:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/?p=641"},"modified":"2020-05-03T18:35:57","modified_gmt":"2020-05-03T16:35:57","slug":"francesco-nardella-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/francesco-nardella-2\/","title":{"rendered":"Francesco Nardella"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: left;\">\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">[su_note note_color=&#8221;#f2f3f4&#8243; text_color=&#8221;#4f4f4f&#8221;]<\/span>Arciprete, educatore, storico, letterato. Una delle figure pi\u00f9 importanti nella ricostruzione della Memoria storica della Terra di San Giovanni Rotondo<span class=\"s1\">[\/su_note]<\/span><\/p>\n<\/div>\n<p><a href=\"http:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/personaggi_nardella_590.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-6815 size-medium\" src=\"http:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/personaggi_nardella_590-239x300.jpg\" alt=\"personaggi_nardella_267\" width=\"239\" height=\"300\" \/><\/a>Il 31 dicembre 1861, all\u2019et\u00e0 di appena\u00a0 anni trenta, Giovanni Nardella veniva \u201cbarbaramente\u201d ucciso da alcuni briganti in localit\u00e0 Mattine, mentre stava rientrando in paese. Egli lasciava, dopo\u00a0 soli sei\u00a0 anni di matrimonio, altri due figli in tenera et\u00e0: Felice di tre anni e Teresa di cinque.<\/p>\n<p>All\u2019et\u00e0 di sette anni il piccolo Francesco riceveva, nella chiesetta rurale dell\u2019Annunziata alle Mattine, la\u00a0\u00a0 Santa Cresima, in una solenne cerimonia e direttamente dalle mani dell\u2019Arcivescovo Tagliatela di Manfredonia.<\/p>\n<p>Il 24 giugno 1872, egli vestiva l\u2019abito talare di novizio e dieci anni dopo veniva mandato presso il Seminario di Manfredonia, ove veniva ordinato \u201c Lettore e Tonsurista\u00a0 Ostiario\u201d.<\/p>\n<p>Nell\u2019anno 1883 veniva ordinato Esorcista, Suddiacono e Diacono e, due anni dopo, vestiva l\u2019abito sacerdotale (19 dicembre 1885)<\/p>\n<p>Nel 1887 egli diventava canonico ed intraprendeva la carriera di Docente presso il Seminario di Manfredonia.<\/p>\n<p>Dotato di una intelligenza viva e pronta, sostenuta da una solida cultura umanistica e da non comuni doti umane, egli si guadagnava ben\u00a0 presto l\u2019affetto e la stima dei suoi allievi.<\/p>\n<p>Il 1893 il Seminario arcivescovile chiudeva i battenti ed egli abbandonava il suo incarico di educatore e si dedicava, ormai libero da altri impegni, allo studio ed in particolare alle ricerche storiche riguardanti la Terra di San Giovanni Rotondo.<\/p>\n<p>Nel 1895 dava alle stampe il volume \u201cMEMORIE STORICHE\u00a0 di San Giovanni Rotondo\u201d, completamente rinnovato rispetto al suo Manoscritto, ad iniziare dalla stessa Introduzione.<\/p>\n<p>Nel 1898, per necessit\u00e0 economiche egli accettava l\u2019incarico di Docente di Teologia presso il Seminario di Acerenza (Basilicata), richiamato ogni tanto nel natio loco dalla malattia di \u201cmamma Angela\u201d. Per ben quattro anni don Francesco insegn\u00f2 in quel Liceo (oltre alla Teologia, impartiva\u00a0 anche lezioni di greco e di latino, discipline in cui era dottissimo ).<\/p>\n<p>Nel 1902, preso da un forte impulso etico-religioso, abbandonava improvvisamente\u00a0 il suo incarico e diveniva predicatore-quaresimalista. Fu stimato e apprezzato oratore nelle pi\u00f9 importanti chiese di Cagnano Varano, Manfredonia, Vieste, San Giovanni Rotondo, Castellaneta.<\/p>\n<p>Spinto anche da\u00a0 un filiale\u00a0 amore verso la sua materna Terra,nella visione anche di un Cattolicesimo sociale, seguendo gli insegnamenti e le direttive di Papa Pio X e di Papa Leone XIII (Rerum Novarum), egli volle impegnarsi anche\u00a0 nella vita sociale e politica e nello stesso anno\u00a0 veniva eletto\u00a0 consigliere comunale\u00a0 e\u00a0 assessore anziano (Partito popolare).<\/p>\n<p>Nel mese di settembre (1902)\u00a0 egli dava alle stampe la\u00a0 sua seconda opera\u00a0 di carattere mistico-religioso, dal titolo \u201c<em>Armonie del cuore di Maria nei conforti e nei dolori del Calvario, Tipografia Pistocchi, Foggia<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Nel dicembre del 1902 veniva nominato Segretario particolare dell\u2019Arcivescovo D. Pasquale Gagliardi.<\/p>\n<p>Don Francesco abbandonava il suo incarico di consigliere comunale\u00a0 e a tal proposito scriveva\u00a0 nel suo Manoscritto &#8220;\u2026con immenso\u00a0 piacere per non essere compagno e fautore dei succhioni delle rendite municipali &#8220;.<\/p>\n<p>Il 21 maggio 1905 diventava canonico Arciprete della Chiesa di San Leonardo. Subito dopo intraprendeva\u00a0 un viaggio \u201cistruttivo\u201d (cos\u00ec\u00a0 egli lo chiama) e visitava parecchie citt\u00e0 italiane, rimanendo \u201cinebriato\u201d dalla bellezza\u00a0 di Roma, citt\u00e0 eterna.<\/p>\n<p>Nel frattempo si dedicava intensamente a restaurare e a ricostruire alcune chiese di San Giovanni Rotondo, prima fra tutte quella di San Leonardo, ove fu addirittura direttore dei lavori!<\/p>\n<p>Egli si dedic\u00f2 con tenacia e vero spirito missionario a queste opere, come egli stesso scriveva<\/p>\n<blockquote><p>\u201c\u2026con forti premure ma con modi cortesi induce la vedova di Luigi Aulise, a nome Filomena Miscio, a costruire la gradinata a due ali alla porta di Mezzogiorno della chiesa parrocchiale. Pei lavori occorsero 700 lire\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p>Questa \u00e8 l\u2019ultima annotazione (giugno 1914)\u00a0 che si legge nella breve scheda biografica riportata nel suo Manoscritto, foglio n. 119.<\/p>\n<p>Il 7 aprile 1916 , Francesco Nardella moriva, aggredito da una funesta polmonite. Al numero 73 del libro dei Morti della Chiesa collegiale di San Leonardo si legge :<\/p>\n<blockquote><p>\u201cArciprete Francesco Nardella : Add\u00ec 7 Aprile alle ore 3 pomeridiane,\u00e8 morto il Canonico Francesco Nardella, di anni cinquantasei, fu Giovanni e di Angela Maria Merla. Confessatosi e non fattosi in tempo per il S.S.Viatico. \u00a0In fede Michele Canonico Palumbo\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p>A distanza di pi\u00f9 di un secolo dalla prima pubblicazione delle MEMORIE STORICHE di San Giovanni Rotondo (anno 1895), la figura di Nardella occupa un posto particolare\u00a0 ed importante nella\u00a0 Memorialistica storica della citt\u00e0 di San Giovanni Rotondo.<\/p>\n<p>A lui certamente va riconosciuto il grande merito di aver dato una lettura attenta e documentata dei vari accadimenti succedutisi nel corso dei secoli. Per la stesura\u00a0 dell\u2019opera, egli si serv\u00ec\u00a0 anche delle ricerche fatte da Antonio De Lisa (che compil\u00f2 ben 330 fogli in 18 anni di lavoro). Nardella possedeva tutto il Manoscritto di De Lisa , come\u00a0 egli stesso annota nella\u00a0 Introduzione .<\/p>\n<p>Anche l\u2019opera dell\u2019arciprete Pasquale Cirpoli <em>( Memorie storico- diplomatiche<\/em><em> dell\u2019antico Castellan Pirgiano oggi San Giovanni Rotondo Napoli 1794, Flauto editore) <\/em>offr\u00ec\u00a0 spunti e orientamenti\u00a0 al\u00a0 Nardella.<\/p>\n<p>All\u2019opera\u00a0 certamente non va chiesto ci\u00f2 che essa\u00a0 per quel tempo non poteva dare, considerando che l\u2019Archeologia e la Protostoria sono Scienze di recente acquisizione ed erano completamente\u00a0 \u00a0\u00a0sconosciute al Nardella.Ed ecco perch\u00e9\u00a0 nell\u2019opera si notano parecchie disarmonie riguardanti l\u2019et\u00e0 arcaica.<\/p>\n<p>Intatto resta, comunque, il pregio\u00a0 della pubblicazione, se si considera che in essa sono presenti\u00a0 o citati documenti non pi\u00f9 esistenti nell\u2019Archivio storico del Comune di San Giovanni Rotondo.<\/p>\n<p>Gli interessi per la storia\u00a0 non si erano in lui spenti del tutto con la pubblicazione delle <em>Memorie Storiche <\/em>ed infatti nel suo\u00a0 Manoscritto lo storico presentava un\u2019altra\u00a0 sua ricerca e riguardante i fatti accaduti durante il\u00a0 Plebiscito dell\u2019anno\u00a0 1860 (per l\u2019annessione al nuovo Regno d\u2019Italia), in cui morirono 24\u00a0 figli, patrioti\u00a0 e martiri della terra di San Giovanni Rotondo.<\/p>\n<p>Nel foglio n. 53 del suo Manoscritto, nel Dicembre del 1887 lo storico annotava con parole\u00a0 veramente terribili nei riguardi di coloro che in modo subdolo ingannarono la povera gente\u00a0 e manovrarono tutta la partita\u00a0 :<\/p>\n<blockquote><p>&#8220;\u2026Oh quanti occulti agenti di quella selva di sangue seppero a tempo ritirar le mani! Egli \u00e8 pur vero che gli effetti delle ire dei grandi si\u00a0 risentono dalla plebe inerme! Cos\u00ec qui in terra, ma innanzi a Dio? L\u00e0 tutto \u00e8 luce ed \u00e8 questo il conforto del mortale oppresso.<\/p>\n<p><em>Una completa e diffusa\u00a0 storia di tal fatto di sangue \u00e8 stata gi\u00e0 da me\u00a0 stesso compilata in pagine 177<\/em>. Mi sono studiato soprattutto di indagarne le cause e di mettere in mostra l\u2019operato di ciascun attore. I capitoli in cui \u00e8 distribuita sono:\u00a0 Introduzione.\u00a0 I. Origine della Rivoluzione.\u00a0 II Arresto degli sbandati.\u00a0 III. Le prime vittime.\u00a0 IV. Cattura dei liberali.\u00a0 V. Strage dei liberali.\u00a0 VI. Vittorie sui Garibaldini.\u00a0 VII\u00a0 La pace. VIII. Cattura e fucilazione degli sbandati.\u00a0 IX. \u00a0Il Plebiscito .\u00a0 X. Espulsioni\u00a0 dei Montanari.\u00a0 XI. Il brigantaggio.\u00a0 XII. Persecuzione contro i nuovi sbandati. XIII Processi e condanne. Conclusione.&#8221;<\/p><\/blockquote>\n<p>Francesco Nardella scriveva queste note all\u2019et\u00e0 di 27 anni e nei restanti 29 anni della sua esistenza mai pubblic\u00f2 quest\u2019opera e di essa, purtroppo, si \u00e8 perduta ogni traccia!<\/p>\n<p>Nelle sue Memorie lo storico dedic\u00f2 tutto un capitolo ai fatti accaduti nel 1860 durante il Plebiscito ma la narrazione\u00a0 risulta alquanto generica, al pari di una cronaca\u00a0 oltremodo\u00a0 sterile e tale da suscitare le ire del figlio di uno dei martiri del 1860, Gaetano D\u2019Errico. \u00a0In un opuscolo pubblicato nel 1896\u00a0 <em>( Poche osservazioni alle\u00a0 memorie storiche di San Giovanni Rotondo per Francesco Nardella e specialmente al capo XII che tratta della Reazione politica del 1860, pp.12, Foggia tip. Pescarelli)<\/em>, D\u2019Errico\u00a0 esprimeva severe critiche\u00a0 a Nardella\u00a0 nella ricostruzione degli eventi stessi, riguardo specialmente alle responsabilit\u00e0 del clero locale.<\/p>\n<p>Oltremodo interessante si rivela l\u2019opera dedicata al <em>Cuore di Maria<\/em> e pubblicata nel 1902. In una lettura appassionata e profonda del mistero mariano, Nardella mostra tutta la sua fede cristiana .<\/p>\n<p>Nella dedica a Maria, egli scrive :<\/p>\n<blockquote><p>\u201c<em>A Te o Maria,che al pari di rosa sbocciata da grembo irto di spine sorgesti dai dolor pi\u00f9 forte e bella. Queste neglette pagine impari a svolgere il\u00a0 gran mistero celeste, offro e consacro\u201d<\/em>.<\/p><\/blockquote>\n<p>Ed ancora nel Proemio dell\u2019opera :<\/p>\n<blockquote><p><em>\u201c&#8230;Un drappo lavorato dagli uomini legato ad un\u2019asta e che costituisce la bandiera di una nazione, di un esercito, rappresenta la vita. la forza, l\u2019onore dell\u2019esercito\u00a0\u00a0 e della nazione; ma tali cose\u00a0 non sono adombrate che per simbolo, eppure ci\u00a0 si crede e il drappo \u00e8 religiosamente venerato! <\/em><\/p>\n<p><em>Attenda adunque il popolo cristiano per cui questo lavoro \u00e8 scritto ,a contemplare in Maria la donna forte che non si lascia vincere dal dolore ,il quale, invece, doveva per Lei aver dischiusa la via al sollievo e al sorriso dei Beati. E a\u00a0 noi che torna? Ci conforti la speranza che Bene avranno coloro che\u00a0 discoprono dal Suo manto di Regina occulte gemme \u2026\u201d<\/em>.<\/p><\/blockquote>\n<p>A chiusura della sua opera, Nardella\u00a0 inseriva uno stupendo Inno a Maria, che\u00a0 ha riscattato l\u2019umanit\u00e0 dal peccato, indicandole, come madre celeste, la via della Speranza, della Carit\u00e0, del Rinnovamento, della Salvezza.<\/p>\n<p>La sua pagina pi\u00f9 bella lo storico Nardella la scrive a chiusura delle sue \u201cMEMORIE STORICHE\u201d (pp. 264-265, edizione 1960).<\/p>\n<p>Questa pagina ( lodata in una nota epistolare persino dal sommo Benedetto CROCE) costituisce il suo testamento\u00a0 morale e spirituale e indica, fin nel profondo, la\u00a0 poliedrica e forte personalit\u00e0 dello storico Francesco Nardella, unitamente\u00a0 al suo amore per la natia Terra :<\/p>\n<blockquote><p><em>\u201cE qui deponiamo la penna, sperando che altri corra pi\u00f9 felicemente il cammino da noi iniziato. Ma come ultimo ricordo ai benevoli concittadini, rammentiamo che l\u2019uomo ebbe vita non solamente per s\u00e9 e per la famiglia. Se l\u2019uno e l\u2019altra hanno diritto di giovarsi delle sue cure, di tal diritto non \u00e8 priva una pi\u00f9 ampia famiglia, la societ\u00e0, dalla cui dipendenza non gli \u00e8 possibile sottrarsi. Societ\u00e0 e uomo sono due termini di s\u00ec intima connessione che non potrebbe immaginarsi l\u2019una se volesse annichilirsi l\u2019esistenza dell\u2019altro. Per tale indissolubile legame l\u2019uomo adunque che dedica tutto se stesso al benessere della famiglia\u00a0 e nulla per la societ\u00e0, chiamatelo egoista e non indegno compagno dei bruti che, lungi dal pugnare pel bene dei simili con interminabile lotta si distruggono a vicenda per conservarsi la individuale esistenza. E se in tali strette relazioni sta l\u2019uomo con la societ\u00e0, in strettissime sta l\u2019autorit\u00e0 con essa .E\u2019 questa cui incombe l\u2019obbligo della tutela dei diritti dei sudditi e l\u2019eccitamento al progresso morale e civile dei popoli. E dalla societ\u00e0 universale ci sia lecito passare a quella ristretta negli angusti confini del nostro paese. Esso felice se chi chiamato a reggerne le sorti gli sposa quello stesso affetto che alla sua famiglia, di cui ha tutta la somiglianza.<\/em><\/p>\n<p><em>Facciamo voti che sempre cittadini integerrimi assumano il regime della nostra patria, i quali con impavido petto atterriscono chi volesse mirarla giacer per terra negletta e sconsolata, s\u2019impongano ai potenti che volessero succhiare il sangue; con disinteresse e con affetto di padre l\u2019avviino alla prosperit\u00e0, alla gloria, a quella civilt\u00e0 che solo fa sentire la nobilt\u00e0 dell\u2019uomo. Scuotano l\u2019inerzia che \u00e8 negazione della vita e si ammaestrino sull\u2019esempio dei maggiori, nel cui petto divampava quella sacra scintilla che li spinse con ammirabile gara ad impugnare le armi nell\u2019et\u00e0 di mezzo per non vedere il patrio tetto schiavo e deriso; la gloria della patria sar\u00e0 onore ai reggenti ,la cui fama durer\u00e0 imperitura nei tardi\u00a0 nepoti.<\/em><\/p>\n<p><em>E voi giovani concittadini, da cui il caro tetto natio non poco aspetta, aiutati\u00a0 nella inesperienza giovanile dalla prudenza dei vecchi, l\u2019avvierete a migliori destini; e calcando le orme di quanti or giacciono canuti sotto il peso degli anni, grandi cittadini sarete, se grande, civile e prospera avrete resa la patria vostra.\u201d<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>(Salvatore Antonio GRIFA)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[su_note note_color=&#8221;#f2f3f4&#8243; text_color=&#8221;#4f4f4f&#8221;]Arciprete, educatore, storico, letterato. 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