{"id":4369,"date":"2014-06-07T09:43:05","date_gmt":"2014-06-07T07:43:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/?p=4369"},"modified":"2026-05-19T17:15:20","modified_gmt":"2026-05-19T15:15:20","slug":"nella-terra-di-padre-pio-tra-vento-di-bora-e-vento-di-favonio-m-p-pazienza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/nella-terra-di-padre-pio-tra-vento-di-bora-e-vento-di-favonio-m-p-pazienza\/","title":{"rendered":"Nella terra di Padre Pio, tra vento di bora e vento di favonio &#8211; Matteo Pio Pazienza"},"content":{"rendered":"<div style=\"border: 1px solid #000; \/* spessore e colore della cornice *\/ padding: 10px; \/* spazio interno tra testo e bordo *\/ background-color: #f9f9f9; \/* colore di sfondo *\/ border-radius: 8px; \/* angoli arrotondati *\/ max-width: 960px;\">\n<p>Ha avuto luogo sabato pomeriggio 7 giugno u.s. nella sala &#8220;G. Bramante&#8221; presso la Banca di Credito Cooperativo in viale Aldo Moro 9, a San Giovanni Rotondo, la presentazione della recente fatica letteraria di Matteo Pio Pazienza (1951), architetto scrittore di origine sangiovannese. Hanno tenuto le interessanti relazioni, Matteo Coco, docente Lettere al Liceo Ginnasio &#8220;P. Giannone&#8221; di San Marco in Lamis e Padre Mariano Vito, Direttore della rivista &#8220;Voce di padre Pio&#8221;. Moderatore: prof. Stefano Campanella, Direttore di &#8220;Teleradio Padre Pio\u201d. Riportiamo in sintesi telegrafica, qualche passaggio dalle due relazioni .<\/p>\n<p><em>&#8220;&#8230;Un viaggio insistito, reiterato, al paese natio, in cui l&#8217;autore va a cercare l&#8217;identit\u00e0 smarrita. Risucchiato in una citt\u00e0, Foggia, senza stimoli, egli langue. Una frangia di sussulti, un poco di spasimo per l&#8217;anima, qualche odore e sapore, egli va a trovare, non senza fatica al suo paese, assai deturpato, irriconoscibile, vivo precariamente&#8230;&#8221;<\/em> (Dalla relazione del prof. Matteo Coco)<\/p>\n<p><em>&#8220;&#8230; Attento l&#8217;autore, acutamente critico della realt\u00e0. Apprezza il bello in ogni forma che l&#8217;uomo consegue e ricusa &#8220;lo sciatto&#8221; delle cose. Piace anche il recupero e la esaltazione de l&#8217;ossimoro, la retorica che avvicina gli opposti, come il dovere onorato degli operai, sopraffatto da l&#8217;ingiustizia dei padroni&#8230; Riferendoci a Padre Pio, venuto da Foggia l&#8217;estate del 1916, egli \u00e8 stato il &#8220;novum&#8221; nella storia pi\u00f9 prossima della cittadina garganica; il favorevole quanto provvidenziale favonio, che ha ammorbidito l&#8217;ostile bora, portando ai cittadini condizioni di vita pi\u00f9 umane e agevoli&#8230;&#8221;<\/em> (Dalla relazione di Padre Mariano Di Vito).<\/p>\n<p>L&#8217;amico Michele Totta ci ha fatto pervenire le sue impressioni, sull&#8217;opera dello scrittore M.P. Pazienza.<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_6278\" aria-describedby=\"caption-attachment-6278\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/panorama_monte_castellano030.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-6278 size-medium\" src=\"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/panorama_monte_castellano030-300x225.jpg\" alt=\"panorama_monte_castellano030\" width=\"300\" height=\"225\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-6278\" class=\"wp-caption-text\">Veduta al meriggio della piana aduna, dal Monte Castellano.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Un lungo rapporto sui luoghi, tra affetto e disamore a Foggia e San Giovanni Rotondo, fra territorio definito moderno e antropologia arcaica, coglie i nostri occhi. E\u2019 l\u2019<em>habitat<\/em> dei ricchi contadini e dei pastori transumanti, oggi occupato dai nuovi cittadini, moderni, sparsi tra Foggia piana e San Giovanni al monte, come pedine su uno scacchiere anonimo. E\u2019 la catena delle cose, strade, campi, muri a secco, ripari colonici, aie, stazzi, vuotati della secolare, solenne essenza di civilt\u00e0 e semplicit\u00e0. Uomini e cose sono l\u00e0, allungano i loro giochi di luce ed ombra, coperti di legittima attesa a invocare nuova redenzione. Ricorrente, si coglie lo sbalordimento del <em>day after<\/em>, del giorno dopo, della dimenticanza seguente a una storia che era piena, movimentata fino alla notte. Lo sbalordimento \u00e8 condizione della modernit\u00e0, quasi vuota, che non ha mosso e cambiato l\u2019immutabile in mutabile, cio\u00e8 in prospettive di vita pi\u00f9 umana. Una prospettiva usurpata in citt\u00e0 e al paese, dai nuovi padroni dell\u2019industria e dell\u2019edilizia speculante. La vita dei paesani \u00e8 rimasta com\u2019era, grama, limitata, venata del grigio indeclinabile di ieri, di oggi e di domani. Il grigio, fisso, senza didascalie n\u00e9 gusto, \u00e8 lo spessore che definisce la nostra ecologia, che \u00e8 figlia della nostra storia.<\/p>\n<figure id=\"attachment_6854\" aria-describedby=\"caption-attachment-6854\" style=\"width: 211px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/varie_Cop_libro_Pazienza-e1441261228790.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-6854 size-medium\" src=\"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/varie_Cop_libro_Pazienza-211x300.jpg\" alt=\"varie_Cop_libro_Pazienza\" width=\"211\" height=\"300\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-6854\" class=\"wp-caption-text\">Il libro di M.P. Pazienza &#8211; Editrice Parnaso, anno 2014<\/figcaption><\/figure>\n<p>Ma anche un libro fresco, quello del Pazienza, ponderato e sofferto. Esso mette a luce aspetti non conosciuti o persi, del passato che ci appartiene. E\u2019 il caso delle Poste per gli armenti, disseminate a iosa e rifatte senza pregio alcuno. E riscopriamo la tufara di Monte Aquilone, la cava-miniera, di et\u00e0 romana o forse pi\u00f9 antica. Un libro da Grand Tour nostrano, effuso di sentimenti puri, nello sfondo di una ecologia precaria, anzi, brutta. Lo scrittore foggiano e garganico, \u00e8 un esteta dallo slancio apollineo, vorrebbe tutto rigenerare con tocchi di garbo e gusto. Per\u00f2 va a cozzare\u00a0la frangia neo-barbara di cittadini apatici, di politici insipienti, che muovono interessi privati, pi\u00f9 che idee concrete di progresso. Egli ha l\u2019etica dello scrittore responsabile. Non teme di agitare la lama argentata, la parola, sul marcio della cattocultura. Il libro \u00e8 un lungo diario; un monologo di sfogo tra i ricordi, che non sono diventati memoria. A fine lettura ci coglie lo spaesamento, il rimpianto; la colpa per non aver nulla preservato. E generato sul nonsenso, la luccicante patina delle cose, ove prima si coglieva il palpito dei cuori, una continuit\u00e0 ideale tra le famiglie. La presunzione ha prodotto in serie ectoplasmi di vetro e cemento, dov\u2019era l\u2019arcano della pietra. La nostra bianca pietra di Puglia. Il rimprovero si fa stimmata aperta, bruciante, in una citazione tra le pi\u00f9 coraggiose nella letteratura contemporanea. La citazione va a fondo ne l\u2019ignavia della modernit\u00e0, quella modernit\u00e0 pretenziosa e tuttavia sterile.<\/p>\n<blockquote><p><em>\u201cE&#8217; l\u2019eterogenesi dei fini della Societ\u00e0 Immaginaria; per troppo melting pot di stili a bassa frequenza di referenti reali, per troppa anestesia da spettacolo, per sovrabbondanza di imposizioni del mercato trattate dai bisogni, \u201d<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>\u00e8\u00a0stata costruita<\/p>\n<blockquote><p><em>\u201cuna terra di nessuno che non ha pi\u00f9 i connotati tradizionali della comunit\u00e0, del villaggio; e l\u2019incenso e l\u2019oro della fama e della celebrit\u00e0 ci infrangono contro, in mille schegge, la solitudine acuita e dolente\u201d<\/em>.[1]<\/p><\/blockquote>\n<p>Pericope di lucida disamina, che emerge compiutamente da quella \u201cveritas filia temporis\u201d di Gellio<em> (Noctes Atticae, XII, 11)<\/em>; la verit\u00e0 figlia del nostro tempo \u00e8 che, appianiamo tutto. Tutto. Anche la memoria. Facciamo il vuoto e lo esaltiamo a mito. <em>Meno male che, ad aspettarci, un paese rimane, il nostro (C. Pavese). <\/em>Il paese dell\u2019infanzia, irriso, stracciato o intoppato alla meglio. Il paese pudico, con vincoli di pietra.<\/p>\n<p><em>Michele Totta<\/em><\/p>\n<p>[1] Carmine Castoro, <em>Filosofia dell&#8217;osceno televisivo<\/em>, Mimesis, Edizioni, Milano-Udine, 2013, (p. 129).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ha avuto luogo sabato pomeriggio 7 giugno u.s. nella sala &#8220;G. Bramante&#8221; presso la Banca di Credito Cooperativo in viale Aldo Moro 9, a San Giovanni Rotondo, la presentazione della recente fatica letteraria di Matteo Pio Pazienza (1951), architetto scrittore di origine sangiovannese. 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