{"id":1210,"date":"2011-03-02T12:12:00","date_gmt":"2011-03-02T12:12:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/?p=1210"},"modified":"2026-05-19T18:32:22","modified_gmt":"2026-05-19T16:32:22","slug":"cera-una-volta-il-carnevale-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/cera-una-volta-il-carnevale-2\/","title":{"rendered":"C&#8217;era una volta il carnevale"},"content":{"rendered":"<p><!-- Blocco HTML personalizzato in WordPress --><\/p>\n<div style=\"border: 1px solid #000; \/* spessore e colore della cornice *\/ padding: 10px; \/* spazio interno tra testo e bordo *\/ background-color: #f9f9f9; \/* colore di sfondo *\/ border-radius: 8px; \/* angoli arrotondati *\/ max-width: 960px;\">\n<h3 style=\"text-align: center;\">Costumi e tradizioni popolari<\/h3>\n<p>In <em>C&#8217;era una volta il Carnevale<\/em> il Dr. <strong><a href=\"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/?p=1519\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Michele Capuano <\/a><\/strong>(1913 &#8211; 1993) racconta il carnevale sangiovannese, con maschere tipiche, balli e\u00a0 con il\u00a0 corteo degli \u201cSchiavoni\u201d.<\/p>\n<p>Fonte: &#8220;il pirgiano&#8221;, marzo-aprile 1990<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/varie_carnevale_590.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-6767 size-full\" src=\"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/varie_carnevale_590.jpg\" alt=\"varie_carnevale_590\" width=\"590\" height=\"280\" srcset=\"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/varie_carnevale_590.jpg 590w, https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/varie_carnevale_590-300x142.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 590px) 100vw, 590px\" \/><\/a>Molti anni fa, per tutto il corso degli anni Venti, il Carnevale sangiovannese non era proprio sullo stesso ritmo di quello odierno. Anche se, allora come adesso, erano in atto aspirazioni confuse di carattere liberatorio, e un vero e proprio bisogno fisico di evasione dalla realt\u00e0.<\/p>\n<p>Esso cominciava il 17 gennaio, giorno della ricorrenza di Sant\u2019Antonio Abate (non per niente un vecchio \u00a0proverbio sentenziava: <em>Sant&#8217;Ant\u00f2ne, m\u00e0sckure e s\u00f3ne<\/em>), quando apparivano le prime sagome di ragazzotti, che circolavano per le strade col camicione della nonna e con la faccia piena di farina.<\/p>\n<p>Ma erano solo lontane avvisaglie. Perch\u00e9 dopo, per i quaranta giorni prima delle Ceneri, se ne vedevano nelle piazze di tutti i colori, mentre dovunque l\u2019estro del popolo tirava in ballo anche gli adulti, e perfino le donne, travestiti\u00a0 immancabilmente con l\u2019abito dei signori, che sfoggiavano come una divisa con decoro e dignit\u00e0.<\/p>\n<p>Tipicamente, i giovani validi uscivano in piazza con tuba e marsina e bastoncino dal pomo di argento, mentre le donne si destreggiavano in lunghe vesti di broccato, piene di trine, di sbuffi, di merletti e di ori, in una piacevole promiscuit\u00e0 di colori e di forme.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 modestamente altri giravano vestiti da spettri (tunica bianca, e bartino con fiocco tirato all\u2019indietro), rumoreggiando a non finire con un pestello metallico, che strofinavano ritmicamente sopra un mortaio di bronzo, e salmodiando ad alta voce:<\/p>\n<blockquote><p><em>J\u2019 la t\u00e8nghe \u2018na cosa dura: lu murt\u00e0le che llu pesat\u00f9re! <\/em>((Io ce l&#8217;ho una cosa dura: il mortaio col pestello.))<\/p><\/blockquote>\n<p>Ilarit\u00e0, doppio senso, allusioni e frecciate.<\/p>\n<p>Ma tutto serviva a tenere sveglia l\u2019attenzione del pubblico, con un\u2019allegria disinvolta che si faceva contagiosa.<\/p>\n<p>Anche in famiglia, ogni gioved\u00ec del nevoso febbraio, le massaie facevano a gara nel preparare cibi robusti, che andavano dalle <em>strascen\u00e0te<\/em> col sugo di castrato, ai brodi di agnello arricchiti con uova, e soprattutto alle carni del porco ammazzato a Natale, con le sue <em>nn\u00f2gghie<\/em> arrostite alla brace, le sue salsicce, le soppressate e la ventresca affumicata.<\/p>\n<p>Erano i festosi <em>gioved\u00ec grassi<\/em>, che oltre a soddisfare appetiti gagliardi, avevano il dono di tenere legata la famiglia alla tavola, a cominciare dal vecchio nonno catarroso e sentenzioso, all\u2019ultimo cacchiotto che razzolava tra le gambe paterne.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">* * *<\/p>\n<p>Ed eccoci ai tre giorni che precedevano le Ceneri.<\/p>\n<p>L\u2019antivigilia il boom delle maschere raggiungeva il suo <em>clou<\/em>, con quel dilagare dalla mattina per vicoli e piazze, con quella Frenetica giovialit\u00e0, sostenuta dai suoni strani dei <em>scisciuli,<\/em> dei tamburelli e dei <em>b\u00f9chete e bbu<\/em>, e soprattuto con le <em>paperej\u00e0te<\/em> estrose e bizzarre, che lasciavano nella gente il pi\u00f9 suggestivo ricordo.<\/p>\n<p>Piccoli gruppi mascherati penetravano liberamente in tutte le case, perch\u00e9 nessuno li poteva scacciare. Ed ecco che subito s\u2019improvvisava una tarantella festosa, seguita sempre dalla bicchierata, coi tarallucci e le pizze offerti dagli ospiti.<\/p>\n<p>Alla vigilia tutto il cancan sembrava quasi smorzarsi, un poco per la stanchezza, e un poco forse a riprender fiato per l\u2019ultimo giorno di festa, quando il tumulto tornava ad esplodere con rinnovato entusiasmo.<\/p>\n<p>Si ricominciava, ovviamente, dalla mattina per tempo, coi soliti lazzi e risate, e le solite bizze e stranezze di parole e di gesti.<\/p>\n<p>Poi, a mezzogiorno, la grande abbuffata. E poco pi\u00f9 tardi, nel primo pomeriggio, il corteo degli schiavoni. Erano i cavalieri venuti da lontano &#8211; dalle pianure della Schiavonia &#8211; che vestivano alla francese come giovani paggi (calze rosse e violacee tirate fino agl\u2019inguini, giustacuore di seta di tinta pi\u00f9 scura, camicia bianca con maniche a sbuffo, e spadino alla cintola) che cavalcavano grossi stalloni dalle gualdrappe stupende, fatto di coperte multicolori di velluto o di seta, adagiato sulla groppa come nei tornei d\u2019oltremare.<\/p>\n<p>Portavano in mano un arnese di legno <em>(lu pass\u00e9tte <\/em>o<em> m\u00e8tre)<\/em>, che scatava e si allungava fino ai balconi, per offrire alle ragazze un fiore stilizzato, che sembrava un omaggio alla loro bellezza , ma che in realt\u00e0 era una scelta, o un segnale d\u2019intesa per un incontro d\u2019amore.<\/p>\n<p>Erano affiancati lungo il percorso dai palafrenieri appiedati, che li rifornivano continuamente di fiori di carta,mentre alle spalle tumultuavano lunghe code di maschere.<\/p>\n<p>Naturalmente ognuno si sfrenava in maniera diversa.<\/p>\n<p>E c\u2019era chi gettava farina ai passanti, col gusto d\u2019imbrattane i vistosi costumi, e chi avviava sulle basole saltarelli provocatori, in mezzo a lazzi e contorsioni di sapore dionisiaco.<\/p>\n<p>Ancora pi\u00f9 tardi, alle prime ombre, ecco il tr\u00e0ino senza baracchini del Carnevale morente, rappresentato da un fantoccio riempito di paglia, con gote accese e naso a patata, che percorreva il corso di sopra fino a sera inoltrata,quando, in previsione della sua morte imminente, vi si accodavano torme di donne scapigliate e dolenti, che incominciavano a battersi il petto con altissime grida.<\/p>\n<p>Carnevale si ribrezzava nel suo trono di legno, e ogni tanto sembrava reagire agli scossoni del carro.<\/p>\n<p>Ma tutto questo durava il tempo per arrivare alla mezzanotte, quando la morte lo sorprendeva in una specie di dormiveglia, e tutta la folla impazzita ne piangeva la scomparsa tra lazzi, urli e gesti disperati. Ancora un attimo, ed ecco il rogo al centro della piazza, dove Carnevale veniva gettato per cremarne la salma, mentre il vortice dei clamori arrivava alle stelle.<\/p>\n<p>Il giorno seguente, prima di Quaresima, tutto tornava stranamente nel grigiore di sempre.<\/p>\n<p>La gente entrava nelle chiese, e ne usciva pensierosa coi capelli cosparsi di cenere.<\/p>\n<p>Comparivano in mezzo ai vicoli le <em>quarant\u00e0ne<\/em>, che erano dei fusi vestiti da donna, con una patata al posto dei i piedi, in cui s\u2019infilavano ben sette penne (quante erano le settimane tra il Carnevale e la Pasqua), che si tenevano appese a un filo tra due finestre prospicienti, e che si spennavano gradatamente, in ragione di una penna ogni sette giorni.<\/p>\n<p>La Quaresima veniva interrotta la prima domenica la prima domenica dopo le Ceneri, per celebrare<\/p>\n<p>il <em>Carnuvalicchie<\/em>, o festa della Pentolaccia, quando con la scusa di <em>rompere la pignata<\/em> &#8211; che era un recipiente pieno di confetti e di dolci casalinghi &#8211; si suonava e si ballava in ogni casa.<\/p>\n<p>Poi la gente rientrava in silenzio nella vita di ogni giorno.<\/p>\n<p>Finita la grascia e scartate le danze, tutte le famiglie si affidavano alla pi\u00f9 rigorosa parsimonia.<\/p>\n<p>Nessuno voleva pi\u00f9 saperne di carni e di sbornie.<\/p>\n<p>C\u2019era qualcuno che si adattava al pi\u00f9 stretto digiuno. E c\u2019era chi, volendo fare con la propria testa, andava a comprarsi un\u2019aringa salata, su cui strofinare la sua fetta di pane, nell\u2019unico pasto della giornata.<\/p>\n<p>Veramente sacrosante le parole del vecchio proverbio:<\/p>\n<blockquote><p><em>Carnuvale nf\u00f9sse all\u2019ogghie, j\u00f2je li maccar\u00f9ne e cra\u2019 li fogghie! <\/em>((Carnevale bagnato nell&#8217;olio, oggi i maccheroni e domani la verdura!))<\/p><\/blockquote>\n<p>Michele Capuano<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Dr. Michele Capuano (1913 &#8211; 1993) racconta il carnevale sangiovannese, con maschere tipiche, balli e  il  corteo degli \u201cSchiavoni\u201d. Molti anni fa, per tutto il corso degli anni Venti, il Carnevale sangiovannese non era proprio sullo stesso ritmo di quello odierno. 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