{"id":679,"date":"2009-10-16T16:00:56","date_gmt":"2009-10-16T14:00:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/luoghi\/casale-di-santegidio\/"},"modified":"2026-05-21T18:21:51","modified_gmt":"2026-05-21T16:21:51","slug":"casale-di-santegidio-2","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/luogo\/casale-di-santegidio-2\/","title":{"rendered":"Il Casale di Sant&#8217;Egidio del prato garganico"},"content":{"rendered":"<p><!-- Blocco HTML personalizzato in WordPress --><\/p>\n<div style=\"border: 1px solid #000; \/* spessore e colore della cornice *\/ padding: 10px; \/* spazio interno tra testo e bordo *\/ background-color: #f9f9f9; \/* colore di sfondo *\/ border-radius: 8px; \/* angoli arrotondati *\/ max-width: 960px;\">Tratto da <em>Sant&#8217;Egidio e San Nicola del prato garganico sulla via Sacra Lagobardorum <\/em>di Salvatore Antonio Grifa, <em>Quaderni di Gargaros<\/em>, Copie non in vendita. Contributo allo studio della storia della terra di San Giovanni Rotondo &#8211; <em>Gennaio 2008<\/em>. \u00a9 Tutti i diritti riservati.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_6014\" aria-describedby=\"caption-attachment-6014\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/vedute_varie_b__067-e1441383431209.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-6014 size-medium\" src=\"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/vedute_varie_b__067-300x225.jpg\" alt=\"vedute_varie_b__067\" width=\"300\" height=\"225\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-6014\" class=\"wp-caption-text\">Chiesa di Sant&#8217;Egidio, sovrastante ad un&#8217;area lacustre. Ruderi.<\/figcaption><\/figure>\n<p><em>La Conca<\/em><em> di Sant\u2019Egidio<\/em> presentava\u00a0 un\u2019area\u00a0 lacustre molto estesa, contornata da\u00a0 immensi e lussureggianti boschi che si prestavano benissimo alle attivit\u00e0 predatorie (caccia e pesca) dei <em>musteriani.<\/em><\/p>\n<p>Numerosi\u00a0 i <em>reperti\u00a0 archeologici<\/em> riferiti\u00a0 a questo\u00a0 periodo: strumenti litici di tecnica musteriana, raschiatoi in selce (denticolati, frontali, carenati, a muso), bulini e altri manufatti a scheggia.<\/p>\n<p><strong><em>Il villaggio<\/em><\/strong> era stato gi\u00e0 frequentato da pastori neolitici transumanti che si recavano al vicino lago ad abbeverare i loro armenti.<\/p>\n<p><em>In piena et\u00e0 del ferro<\/em> (I millennio a. C.) gruppi <em>di Illirici-Dauni<\/em> si stanziarono nel sito, attratti dalle acque del lago sottostante e dai lussureggianti boschi ivi esistenti.<\/p>\n<p>In seguito, il villaggio divenne una <em>Statio seu posta<\/em> di una via romana che proveniva dal vicino insediamento di <em>Bisanum<\/em> e proseguiva a Est verso <em>Monte Sant\u2019Angelo<\/em>.<\/p>\n<p>Questo tracciato nel 1030 veniva rubricato nei documenti come <em>Via Francesca, detta poi (per antonomasia) Via sacra<\/em> <em>dei Longobardi, riferita alla presenza dei Longobardi sul promontorio\u00a0 garganico ed\u00a0 in\u00a0 particolare\u00a0 sulla\u00a0 Montagna dell\u2019Angelo.<\/em><\/p>\n<p>Nel secolo XI,<em> agosto anno 1086,<\/em> la Chiesa <strong><em> Sancti<\/em><\/strong><strong><em> Aegidii seu\u00a0 Gilii<\/em><\/strong> <strong>in\u00a0 prato\u00a0 gargano<\/strong>,non\u00a0 ancora\u00a0 del\u00a0 tutto\u00a0 costruita (<em>ecclesia cepta, nondum autem\u00a0 peracta<\/em>), veniva\u00a0 donata\u00a0 dal\u00a0 conte\u00a0 normanno\u00a0 <em>Enrico\u00a0 all\u2019Abate\u00a0 Pietro<\/em> del Monastero benedettino <em>della\u00a0 SS. Trinit\u00e0\u00a0 di Cava dei Tirreni<\/em>. Ad essa si aggiungevano alcuni terreni e sette servi con le loro rispettive famiglie, cinque dei quali provenienti dal <em>Castello di Rignano<\/em>. Nello stesso atto venivano comprese, sempre in donazione, altre due chiese, l\u2019una intitolata <em>a Santa Maria<\/em> <em>della Carit\u00e0 e l\u2019altra a San Michele<\/em>, sita sul monte sovrastante Sant\u2019Egidio <em>\u201c ad ecclesiam Sancti Michahelis que<\/em> <em>modo destructa est usque ad eundem montem super ecclesia positum\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Il Conte, inoltre, permetteva che chiunque potesse offrirsi come <em>oblato<\/em> o\u00a0 farsi\u00a0 monaco\u00a0 nella\u00a0 chiesa\u00a0 di\u00a0 Sant\u2019Egidio.<\/p>\n<p>In un altro atto, sempre a firma del conte normanno Enrico (agosto 1086 ) si offriva alla Chiesa di Sant\u2019Egidio la chiesa di <em>San Pascasio<\/em>, situata in Monte Gargano.<\/p>\n<p>In seguito, questi possessi furono\u00a0 riconfermati dalle bolle di papa <em>Urbano II<\/em> (settembre 1089) e di <em>Pasquale II<\/em> (agosto 1100).<\/p>\n<p><em>In un privilegio del conte Enrico <\/em>(dicembre 1098), riferito al <em>Casale dei SS. Filippo e Giacomo presso Lucera<\/em>, vi erano precisi riferimenti alla Chiesa di Sant\u2019Egidio <em>de prato gargano<\/em>. Il conte concedeva l\u2019esenzione dalle tasse\u00a0 per i coloni abitanti nelle terre appartenenti alla Chiesa e rinunciava a qualsiasi diritto, suo e dei successori, su quanti fossero andati ad abitare nelle terre appartenenti alla detta chiesa\u00a0 (<em>in perpetuum\u00a0 habeant\u00a0 libertatem<\/em>)\u00a0 e si\u00a0 permetteva\u00a0 anche agli abitanti di Siponto e di Monte Sant\u2019Angelo di compiere liberamente compravendite e donazioni con la suddetta chiesa e con i suoi vassalli (<em>eidem ecclesie Sancti Egidi de prato gargano aliquid ex rebus suis vendere vel dare seu offerre\u00a0 aut cum hominibus ipsius ecclesie vendere vel dare seu quolibet modo alienare, potestatem habeat absque omni<\/em> <em>contradictione nostra vel heredum nostrorum seu successorum).<\/em><\/p>\n<p>Successivamente, nasceva un vero e proprio <em>Priorato <\/em>dipendente\u00a0 dall\u2019Abate\u00a0 di Cava\u00a0 dei\u00a0 Tirreni.<\/p>\n<p>Il <em>frate Samaro<\/em> fu il primo priore (1111-1115) che stipulava ben diciannove atti di compravendita riguardanti terreni siti <em>in Pantano subtus monte Calbo<\/em> <em>seu iuxta ecclesiam Sancti<\/em> <em>Gilii<\/em>, con regolari diplomi e decreti.<\/p>\n<p>Frequenti furono le liti e le cause scaturite e discusse tra\u00a0 i Monasteri della SS. Trinit\u00e0 di Cava e di San Giovanni in Lamis (oggi Convento di San Matteo) e riguardanti\u00a0\u00a0 beni, possedimenti e pertinenze\u00a0 insistenti nell\u2019area\u00a0 del Pantano\u00a0 di\u00a0 Sant\u2019Egidio ovvero del Lago.<\/p>\n<p>Con l\u2019arrivo dei nuovi dominatori normanni, il <em>Monastero della SS. Trinit\u00e0 di Cava<\/em> aveva\u00a0 aumentato in modo notevole la sua potenza ed il numero delle proprie dipendenze in molte zone del Mezzogiorno e della Capitanata in particolare.<\/p>\n<p>Ad esempio, nel settembre del 1130 veniva discussa in giudizio a Monte Sant\u2019Angelo una causa tra <em>l\u2019Abate Desiderio<\/em>, rappresentante del Monastero di San Giovanni\u00a0 in Lamis e\u00a0 <em>dal\u00a0 Priore cavense\u00a0 Goffredo di Sant\u2019Egidio de<\/em> <em>Pantano, a<\/em>lla presenza dei testimoni <em> Benedetto\u00a0 de\u00a0 Franca (de Sancto Johanne\u00a0 Rotundo), Fraimundo, Giovanni Zito, Alkerio e Giovanni Baccarum<\/em>.<\/p>\n<p>La vertenza tra i due Monasteri raggiunse il suo apice nell\u2019anno 1227, riguardante i diritti di pesca nel lago omonimo e si concluse (in primo grado ed in appello) con la condanna definitiva del Monastero di San Giovanni in Lamis.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 <em>nell\u2019aprile del 1136, si era formato un vero e proprio <strong>Casale<\/strong><\/em> attorno alla Chiesa, come risultava\u00a0 in un\u00a0 atto di vendita ove un certo <em>Nandolfo<\/em>, abitante a Monte Sant\u2019Angelo, vendeva\u00a0 a <em>Giovanni, Priore di Sant\u2019Egidio<\/em>, un terreno sito in Pantano, ad Ovest del\u00a0 Casale, lungo\u00a0 la\u00a0 strada che\u00a0 conduceva a San Giovanni Rotondo. In\u00a0 seguito\u00a0 ressero il Priorato di Sant\u2019Egidio (qualificati come\u00a0 <em>presbyter et monachus<\/em>)\u00a0\u00a0 <em>Goffredo, Giovanni, Guido, pietro, Goffredo<\/em> (1125-1188). Nel 1197\u00a0 <em>il\u00a0 Priorato assurgeva a titolo di Monastero<\/em> <em>sotto la guida dell\u2019Abate Giovanni<\/em>.<\/p>\n<p>Tra i Priori, menzionati\u00a0 in epoca\u00a0 successiva, si\u00a0 ricordano <em>Santoro, Benedetto, Corrado, Nicola <\/em>(1203,1286).<\/p>\n<p>Molti furono, poi, gli atti stipulati-<em>chartae oblationis<\/em> da Priori<\/p>\n<p>o <em>baiuli<\/em> di Sant\u2019Egidio (<em>Sancti Egidii seu Stagni<\/em>,1144-1205), in rappresentanza dell\u2019Abate della SS. Trinit\u00e0 di Cava, assistiti da regolari avvocati e giudici.<\/p>\n<p>Nel Casale\u00a0 vi erano\u00a0 <em>una Chiesa<\/em> ( intitolata<em> a\u00a0 Santa\u00a0 Maria de<\/em> <em>Sancto\u00a0 Egidio, <\/em>altare principale ), forni, mulini, botteghe artigianali ed un <em>Ospedale dedicato a San Benedetto<\/em>, anno 1133 <em>(Hospitale Sancti\u00a0 Benedicti, in una localit\u00e0 detta Vena Gatti).<\/em><\/p>\n<p><em>L\u2019ospedale <\/em>veniva\u00a0 citato in un documento del 5 ottobre 1282, rogato\u00a0 a San\u00a0 Giovanni\u00a0 Rotondo, ove\u00a0 si menzionava una vigna sita nel territorio di Sant\u2019Egidio, in localit\u00e0 denominata Ospitale<em> \u201c in tenimento Sancti Egidi, in loco ubi dicitur Ospitale\u201d<\/em>.<\/p>\n<p><em>Il Casale risultava ancora menzionato in alcuni privilegi di Federico<\/em> II, risalenti al 1221,1231, ma di gi\u00e0 si cominciava a riscontrare una incipiente decadenza.<\/p>\n<p>Nel 1270 gli abitanti del Casale, per sfuggire alle rovinose incursioni delle bande di briganti che allora infestavano le terre garganiche, si trasferivano nel vicino <em>Castello di San<\/em> <em>Giovanni Rotondo<\/em>, ben munito di mura e di torri (quindici) per la difesa.<\/p>\n<p>Il 10 marzo 1270, <em>il re Carlo d\u2019Angi\u00f2<\/em>, da Capua ordinava al segretario di Puglia che al Monastero di Cava venissero riconfermati i possessi di Sant\u2019Egidio e di San Nicola e nel descrivere i limiti di detti territori riportava Sant\u2019Egidio come <em>Casale diruto<\/em> \u201c <em>Tenimenta dictarum Ecclesiarum<\/em> <em>Sancti Egidi et Sancti Nicolai de Pantano sunt haec: Casale<\/em> <em>dirutum, quod dicitur Sanctus Egidius, cum pantano, vineis, terris\u00a0 cultis<\/em>..\u201d.<\/p>\n<p>Nell\u2019ottobre del 1282, 12 abitanti di San Giovanni Rotondo risultavano di avere in concessione terre e vigne nel territorio di Sant\u2019Egidio, come si evince dalle deposizioni da loro stessi rese al Giustiziere di Capitanata <em>Giovanni Mansella di Salerno<\/em>, davanti al\u00a0 cui\u00a0 tribunale\u00a0 erano stati citati dal <em>preposito e procuratore di Cava, Matteo<\/em>. E\u00a0 furono proprio le difficolt\u00e0 incontrate dagli Abati cavensi nell\u2019amministrare le terre del lontano Casale, ad indurli a cedere in affitto per 5 anni, nel marzo del 1295, l\u2019intero Priorato con tutte le sue rendite al nobile <em>Guglielmo de<\/em> <em>Ponciaco, magister hostiarius<\/em> del Papa, cui\u00a0\u00a0 fu\u00a0 imposto\u00a0 il mantenimento di un monaco addetto all\u2019officiatura della Chiesa di Sant\u2019Egidio e di quella di San Nicola.<\/p>\n<p>Una condizione analoga\u00a0 veniva indicata anche nel giugno del 1304.<\/p>\n<p>Nel 1506, <em>il re Ferdinando il Cattolico<\/em>, con un decreto riconosceva al Monastero di Cava il possesso del Casale di Sant\u2019Egidio e del Monastero di San Nicola.<\/p>\n<p>La documentazione dei secoli XVII-XVIII evidenziava che anche nei secoli precedenti la custodia della chiesa era stata affidata ad un oblato cavense, mentre all\u2019officiatura provvedeva un sacerdote di San Giovanni Rotondo. Nell\u2019ottobre del 1602 era documentata l\u2019esistenza di una Confraternita laicale, i cui soci si adoperavano a che vi fossero eseguiti immediati interventi di restauro, dato che la chiesa minacciava di crollare. Nel 1613 vi si celebrava la Santa Messa ogni sabato e con grande concorso di popolo, ma la Chiesa aveva bisogno di restauro ed era priva di calice, del messale che il celebrante portava seco da San Giovanni Rotondo. Sull\u2019altare maggiore vi era un quadro della Madonna. Nel 1630 un visitatore cavense ordinava all\u2019officiante don <em>Giuseppe Caterina<\/em> di sistemare <em>l\u2019acquasantiera<\/em> ad un\u2019altezza maggiore, onde impedire che i fanciulli potessero inquinare l\u2019acqua benedetta. Gli officianti, inoltre, avevano diritto al titolo di rettori o di arcipreti sipontini.<\/p>\n<p>Nel 1725 veniva compilata una <em>Platea <\/em>afferente\u00a0 tutti i beni esistenti nel Casale di Sant\u2019Egidio. Il 22 dicembre 1726 (istrumento rogato a Napoli), il Monastero di Cava cedeva in enfiteusi a <em>don Carlo Oneri Cavaniglia<\/em>, <em>duca di San<\/em> <em>Giovanni\u00a0 Rotondo<\/em>, tutti\u00a0\u00a0 i\u00a0\u00a0 beni\u00a0 contenuti\u00a0 \u00a0nella\u00a0\u00a0 suddetta <em>Platea (contratto di censuazione<\/em> fino alla terza generazione della casata ducale). L\u2019annuo censo fu stabilito nella misura di\u00a0\u00a0 centodieci\u00a0 ducati d\u2019oro, di cui dieci per tutte la spese di mantenimento e di restauro della chiesa e per la celebrazione di\u00a0 cento messe. Il monastero cavense versava 10 ducati d\u2019oro all\u2019anno all\u2019officiante della Chiesa.<\/p>\n<p>Il due agosto 1806 veniva emanata la legge eversiva che aboliva la feudalit\u00e0 in tutto il regno di Napoli. Il regio commissario <em>Biase Zurlo<\/em> quotizzava il demanio di Sant\u2019Egidio, in parte di gi\u00e0 occupato abusivamente da privati cittadini, cos\u00ec come era avvenuto nei ricchi demani della Mattine e della Costarelle, sempre nel territorio di San Giovanni Rotondo.<\/p>\n<p>Il rappresentante del Re, con regolari mappe preparate da tecnici autorizzati dai <em>Decurioni<\/em> del Comune di San Giovanni Rotondo, non fece altro che ratificare (in gran parte) situazioni gi\u00e0 di fatto esistenti.<\/p>\n<p>Nel\u00a0 Marzo 1808 i suddetti Decurioni, con l\u2019assistenza degli agenti ripartitori, compilavano una Mappa dello stato dei Demani del Comune di San Giovanni Rotondo, incamerando definitivamente tutti i beni, territori, dipendenze, dell\u2019ex Casale di Sant\u2019Egidio e del Monastero di San Nicola di Pantano, con una estensione, per approssimazione, di carra centodieci, di cui tredici a coltura e novantasette carra incolti. Possessore:\u00a0 Universit\u00e0\u00a0 di\u00a0 San\u00a0 Giovanni\u00a0 Rotondo.<\/p>\n<p>Con successive delibere il Comune cominciava a quotizzare il Demanio di Sant\u2019Egidio, assegnando le terre a privati richiedenti e riconfermando, nello stesso tempo, il possesso a coloro che nel passato gi\u00e0 si erano insediati <em>de iuribus et de<\/em> <em>facto<\/em>. Non mancarono, a tal proposito, veri e propri tumulti\u00a0 popolari, riguardo a dette concessioni, viste spesso come elargizioni e favori ai <em>soliti noti o parenti.<\/em><\/p>\n<p>Infatti, il 17 dicembre 1903 ci fu una vera e propria sommossa popolare a San Giovanni Rotondo e circa 400 cittadini\u00a0 protestarono davanti alla sede municipale per il fatto che duemila quote risultavano assegnate con favoritismi, privilegiando persone che non possedevano proprio i requisiti\u00a0 prescritti.<\/p>\n<p><em>Tutto il lago di Sant\u2019Egidio risultava prosciugato nell\u2019anno 1910 <\/em>(in gran parte <em>merito del sindaco <strong>Michelangelo Sabatelli<\/strong><\/em>) e le terre furono gradualmente bonificate, furono create <em>le porche<\/em>, circa mille metri quadrati e tanti contadini ebbero una loro concretezza di vita, allontanarono dalle loro case la miseria e spezzarono con dignit\u00e0 ai loro figli\u00a0 il pane e nella Terra essi videro\u00a0 lo stigma\u00a0 reale di un\u00a0 riscatto secolare, abbrutiti da una realt\u00e0\u00a0 che li rendeva non uomini ma cose, senza voce, senza volto, senza nome, <em>un semplice<\/em> <em>segno di croce<\/em> (anche loro, <em>purtroppo<\/em>, erano delle <em>creature di Dio<\/em>) su di un foglio, nelle mani di <em>un padrone<\/em> non sempre leale ed umano.<\/p>\n<p><strong><em>Oggi il Casale di Sant\u2019Egidio<\/em><\/strong> \u00e8 presente nelle tre torri dello stemma della citt\u00e0 di San Giovanni Rotondo:<\/p>\n<blockquote><p><em>\u201c Lo stemma comunale \u00e8 costituito da uno scudo sormontato dalla corona ducale che rappresenta il titolo del feudatario di questo territorio. Nel capo dello scudo, a fondo azzurro, sono disegnate tre torri merlate alla guelfa che indicano i tre borghi: il Castel Pirgiano, Sant\u2019Egidio e le Perni, i cui abitanti concorsero a costituire l\u2019abitato di San Giovanni Rotondo.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel mezzo si erge la Rotonda del tempio di San Giovanni Battista, originariamente dedicato a Giano, divinit\u00e0 pagana, alla base si adagia un agnello con una bandiera, simbolo che accompagna l\u2019immagine del santo patrono, il quale soleva\u00a0 annunziare il Messia dicendo alle genti \u201d Ecco l\u2019agnello di Dio\u201d.<\/em><\/p>\n<p><em>Il vessillo bianco, la cui asta \u00e8 posta in senso diagonale, \u00e8 il simbolo della vittoria del Redentore sulle forze del male\u201d.<\/em><\/p>\n<p>(<em>Statuto del Comune di San Giovanni Rotondo, art.86. Delibera del Consiglio comunale n.126,06.11.2000. Entrato in vigore il 17.01.2001).<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\">*\u00a0 *\u00a0 *\u00a0 *\u00a0 *\u00a0 *<\/p>\n<p><strong><em>La Chiesa Sancti<\/em><\/strong><strong><em> Gilii de prato gargano<\/em><\/strong> originariamente\u00a0 era a <em>pianta basilicale<\/em>, <em>ad una\u00a0 sola navata<\/em>: lunghezza di m.30, larghezza di m.8 ed\u00a0 altezza media di m.7, con un\u2019<em>abside <\/em>semicircolare (ampiezza\u00a0 pari ad un terzo della lunghezza interna, con una monofora romanica ).<\/p>\n<p>Nell\u2019interno vi erano tre arcate a forma greca mentre altre, a forma gotica, si intersecavano al vertice per sostenere una <em>cupola a sesto rialzato.<\/em><\/p>\n<p><em>Preziosi affreschi<\/em> arricchivano i muri perimetrali. Nel XVIII secolo questi dipinti venivano negligentemente ricoperti con intonaco, secondo l\u2019uso del tempo, lasciandone scoperto solo qualcuno, di cui oggi non restano che frammenti nella parte absidale. Per la celebrazione dei sacri riti vi erano <em>parecchi altari<\/em>, dedicati a <em>Sant\u2019Egidio, alla Santissima Trinit\u00e0, alla Madonna (altare principale ).<\/em><\/p>\n<p>Sulla <em>facciata<\/em>, la cui prospettiva terminava ad angolo retto (<em>simile a quella della Chiesa di Sant\u2019Onofrio, San Giovanni<\/em> <em>Rotondo<\/em>) si apriva un magnifico <em>portale a tutto sesto<\/em>, finemente scolpito con motivi ad intreccio e sormontato da una lunetta rettangolare che in origine doveva contenere probabilmente <em>un\u2019epigrafe<\/em>. Pi\u00f9 in alto ancora, <em>un rosone, c<\/em>on colonnine gotiche a\u00a0 raggiera, abbelliva la facciata stessa.<\/p>\n<p><em>La Chiesa<\/em><em> fu pi\u00f9 volte restaurata e rest\u00f2 aperta al culto fino alla fine del XIX secolo.<\/em><\/p>\n<p><em>Il popolo di San Giovanni Rotondo<\/em>, durante le feste pasquali, si recava in processione al tempio mariano del diruto Casale per celebrare i sacri riti e per sciogliere superstizioni e voti, concedendosi, anche, a\u00a0 interminabili\u00a0 gozzoviglie\u00a0 e\u00a0 a feste campestri. In questo stesso periodo, <em>le zitelle sangiovannesi<\/em>, <em>con un pellegrinaggio pittoresco e privato<\/em>, si recavano pure loro a Sant\u2019Egidio, percorrendo a piedi nudi quasi tre chilometri di \u00a0strada polverosa e piena di pietre e, una volta giunte, deponevano i loro calzari dietro l\u2019altare maggiore della Chiesa, in segno di <em>ex voto pro nuptiis <\/em>(nella speranza di sposarsi \u2026!).<\/p>\n<p>Tutto questo fu proibito con un decreto del Cardinale <em>Vincenzo Maria Orsini (Papa Benedetto XIII<\/em>) nel 1676. L\u2019interdetto non venne per\u00f2 osservato ed il popolo continu\u00f2 a celebrare riti e costumanze varie.<\/p>\n<p>Oggi del tempio, annoverato dagli studiosi fra le <em>Cattedrali di\u00a0 Puglia<\/em>, non\u00a0\u00a0 restano\u00a0 che i\u00a0\u00a0 muri\u00a0\u00a0 perimetrali, la\u00a0 \u00a0parte absidale, la facciata in piena rovina, il rosone simile ad un occhio\u00a0\u00a0 ciclopico\u00a0\u00a0\u00a0 spento ,alcuni\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 frammenti\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 appena intellegibili di affreschi. Forse un sollecito restauro potrebbe in parte ancora recuperare uno dei gioielli dell\u2019architettura sacra del Medioevo, a testimonianza che quel sito fu uno dei centri propulsori di civilt\u00e0 e di vita monastica sul promontorio garganico.<\/p>\n<p><em>Il presente \u00e8 certamente popolato di echi: parole, suoni, sospiri di\u00a0 antiche generazioni che si fanno storia nella Casa della Memoria di un popolo. Immagini e stigmi che rivivono nel lago del cuore degli umani e si fanno dolce Rimembranza.<\/em><\/p>\n<p>Verso Est, l\u00e0 dove nasce il sole (ai piedi di monte <em>Corniello<\/em>), ad un chilometro di distanza dalla Chiesa di Sant\u2019Egidio, <strong><em>un altro luogo sacro benedettino, dedicato a San Nicola <\/em><\/strong> e\u00a0 sede\u00a0 di\u00a0\u00a0 un\u00a0 Monastero (<em>Sancti\u00a0\u00a0 Nicolai\u00a0\u00a0 in\u00a0 capite<\/em> <em>Pantani, sec. XI<\/em>), attende\u00a0 di essere\u00a0 restaurato\u00a0 e\u00a0 salvato\u00a0 dalla <em>damnatio memoriae <\/em>(1).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">*\u00a0 *\u00a0 *\u00a0 *\u00a0 *<\/p>\n<p>(1)<em> ARCHIVIO CAVA DEI TIRRENI <\/em>(<em>ACT) , arche XVIII, 25, XIX, 59, 65, 70, 71, 99, XX, 21, XXII, 105, XXIII, 9, 22, 61, 113, XXIV,112, XXV,4,12,39, XXXI<\/em>,17,103, XXXVI,36, XXXVII,\u00a070,71, XXXVIII,33,108, XXXIX,114, XLI, 94, 96. XLV, 29, 60, XLVII, 51, LIII, 9, LVII, 57, lXI, 6, \u00a0lXII, 89, XCVIII117, 118, CXLV, 1, 3. FONDO CARTACEO ACT, \u00a0nn. 3177, 3210, 3215,\u00a03252, 3253, 3255, 3360, 3374, 4717, 4756, 4813, 4816, 4987, 5029, 5322, 5324, 5327, 5328, 5362, 5555, 6077, 6628, 6838, 6996, 7181, 7203, 7251, 7340.\u00a0 ARCHEOCLUB\u00a0\u00a0\u00a0 <em>di\u00a0\u00a0\u00a0 San<\/em> <em>Giovanni Rotondo,Un\u00a0 Monumento da\u00a0 conoscere. Chiesa di<\/em> <em>Sant\u2019Egidio di\u00a0\u00a0 Pantano<\/em>, San\u00a0 Giovanni\u00a0\u00a0 Rotondo 1998. <em>Cronicon\u00a0\u00a0 monasteri<\/em> <em>cavensis, MGHSS<\/em>, Hannover 1826. F. CARABELLESE, <em>L\u2019Apulia e il Comune nell\u2019alto Medioevo<\/em>, Bari 1969. C. COLAMONICO, \u00a0<em>Note\u00a0 geografiche<\/em> <em>sul Gargano, a<\/em>nnuario 1923 &#8211; 24, del\u00a0 R.\u00a0 Ist.\u00a0 Sup. Sc. e Comm., Bari 1925\u00a0 ed\u00a0 altri. P. CORSI, <em>Appunti\u00a0 di\u00a0 Storia su due luoghi della Via<\/em> <em>Sacra Langobardorum: l\u2019ex Casale di Sant\u2019Egidio e l\u2019ex Convento di San Nicola., in Atti del Convegno sulla valorizzazione del Pantano di Sant\u2019Egidio<\/em>, op. Cit. pp. Pp.123-137. S. A. GRIFA, i<em>l Casale di Sant\u2019Egidio sulla via Sacra<\/em> <em>Langobardorum<\/em>, op. Cit. IDEM, <em>Le origini di San<\/em> <em>Giovanni\u00a0 Rotondo<\/em>,Taranto\u00a0 1989, p.41.\u00a0 IDEM, <em>San Giovanni<\/em> <em>Rotondo. I segni\u00a0 della\u00a0 memoria, <\/em>op. Cit., pp.105-116. IDEM, \u00a0<em>Alla ricerca di un Casale<\/em> <em>perduto,<\/em> foggia 1991. IDEM, s<em>ant\u2019Egidio del prato garganico, <\/em>Foggia 1993<em>. <\/em>IDEM, <em>San\u00a0 Giovanni\u00a0 Rotondo.\u00a0 Le<\/em> <em>pietre\u00a0 del\u00a0 sole\u00a0\u00a0 e\u00a0 della\u00a0 luna<\/em>, op. Cit. pp. 25, 40-42.\u00a0 J. M. MARTIN, <em>Les\u00a0 actes de l\u2019abbaye de Cava concernant\u00a0 le<\/em> <em>Gargano <\/em>(1086 &#8211; 1370), Bari\u00a0 1994. M. MELILLO, <em>Valorizziamo la Chiesa di<\/em> <em>Sant\u2019Egidio, in Il Pirgiano<\/em>, XV, 2, Foggia 2004, pp.3,5. F. NARDELLA, <em>Memorie storiche di S. Giovanni<\/em> <em>Rotondo<\/em>, brescia 1960, pp. 41-47. A. PETRUCCI, <em>Cattedrali\u00a0\u00a0 di<\/em> <em>Puglia, <\/em>Bari 1969.\u00a0 L. RANIERI, \u00a0<em>La Conca<\/em><em> del lago di<\/em> <em>Sant\u2019Egidio sul Gargano<\/em>, cit. A. TANCREDI, <em>Sant\u2019Egidio in\u00a0 Il<\/em> <em>Gargano<\/em>, San Marco in Lamis 1950, p. 3.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\n    <script src=\"http:\/\/ajax.googleapis.com\/ajax\/libs\/webfont\/1\/webfont.js\"><\/script>\n    <script type=\"text\/javascript\">\n      WebFont.load({\n        google: {\n          families: ['Arial'] \/\/ saved value\n        }\n      });\n    <\/script>\n\n     <style>\n    #weblizar_6021 .b-link-fade .b-wrapper,#weblizar_6021 .b-link-fade .b-top-line{\n        background: rgba(49, 163, 221, 0.5);\n    }\n    #weblizar_6021 .b-link-flow .b-wrapper,#weblizar_6021 .b-link-flow .b-top-line{\n        background: rgba(49, 163, 221, 0.5);\n    }\n    #weblizar_6021 .b-link-stroke .b-top-line{\n        background: rgba(49, 163, 221, 0.5);\n    }\n    #weblizar_6021 .b-link-stroke .b-bottom-line{\n        background: rgba(49, 163, 221, 0.5);\n    }\n\n    #weblizar_6021 .b-link-box .b-top-line{\n\n        border: 16px solid rgba(49, 163, 221, 0.5);\n    }\n    #weblizar_6021 .b-link-box .b-bottom-line{\n        background: rgba(49, 163, 221, 0.5);\n    }\n    #weblizar_6021 .b-link-stripe .b-line{\n        background: rgba(49, 163, 221, 0.5);\n    }\n    #weblizar_6021 .b-link-apart-horisontal .b-top-line,#weblizar_6021 .b-link-apart-horisontal .b-top-line-up{\n        background: rgba(49, 163, 221, 0.5);\n\n    }\n    #weblizar_6021 .b-link-apart-horisontal .b-bottom-line,#weblizar_6021 .b-link-apart-horisontal .b-bottom-line-up{\n        background: rgba(49, 163, 221, 0.5);\n    }\n    #weblizar_6021 .b-link-apart-vertical .b-top-line,#weblizar_6021 .b-link-apart-vertical .b-top-line-up{\n        background: rgba(49, 163, 221, 0.5);\n    }\n    #weblizar_6021 .b-link-apart-vertical .b-bottom-line,#weblizar_6021 .b-link-apart-vertical .b-bottom-line-up{\n        background: rgba(49, 163, 221, 0.5);\n    }\n    #weblizar_6021 .b-link-diagonal .b-line{\n        background: rgba(49, 163, 221, 0.5);\n    }\n\n    #weblizar_6021 .b-wrapper{\n        font-family:Arial; 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Contributo allo studio della storia della terra di San Giovanni Rotondo &#8211; Gennaio 2008. \u00a9 Tutti i diritti riservati. &nbsp; La Conca di Sant\u2019Egidio presentava\u00a0 un\u2019area\u00a0 lacustre molto estesa, contornata da\u00a0 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6793,"parent":669,"menu_order":1,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_genesis_hide_title":false,"_genesis_hide_breadcrumbs":false,"_genesis_hide_singular_image":false,"_genesis_hide_footer_widgets":false,"_genesis_custom_body_class":"","_genesis_custom_post_class":"","_genesis_layout":"","footnotes":""},"class_list":["post-679","page","type-page","status-publish","has-post-thumbnail","entry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/679","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=679"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/679\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16783,"href":"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/679\/revisions\/16783"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/669"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-json\/wp\/v2\/media\/6793"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=679"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}