{"id":662,"date":"2009-10-16T16:00:50","date_gmt":"2009-10-16T14:00:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/luoghi\/san-nicola-del-prato-garganico\/"},"modified":"2026-05-21T18:30:32","modified_gmt":"2026-05-21T16:30:32","slug":"san-nicola-del-prato-garganico","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/luogo\/san-nicola-del-prato-garganico\/","title":{"rendered":"San Nicola del prato garganico"},"content":{"rendered":"<p><!-- Blocco HTML personalizzato in WordPress --><\/p>\n<div style=\"border: 1px solid #000; \/* spessore e colore della cornice *\/ padding: 10px; \/* spazio interno tra testo e bordo *\/ background-color: #f9f9f9; \/* colore di sfondo *\/ border-radius: 8px; \/* angoli arrotondati *\/ max-width: 960px;\">Tratto da Sant&#8217;Egidio e San Nicola del prato garganico sulla via Sacra Lagobardorum di Salvatore Antonio Grifa, Quaderni di Gargaros, Copie non in vendita. Contributo allo studio della storia della terra di San Giovanni Rotondo &#8211; Gennaio 2008.\u00a0 \u00a9 Tutti i diritti riservati.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>La Chiesa<\/em><\/strong><strong><em> di \u201dSancti Nicolai in capite Pantani<\/em><\/strong>\u201d, a cinque chilometri a Est dell\u2019abitato di San\u00a0 Giovanni\u00a0\u00a0 Rotondo (S.S. 272\u00a0 per Monte Sant\u2019Angelo ), veniva edificata dai <em>monaci benedettini\u00a0 della Casa Madre di Cava dei Tirreni\u00a0 nell\u2019XI secolo<\/em>, <em>anno 1086<\/em>&#8211;<em>1090.<\/em><\/p>\n<p>Gi\u00e0 nel gennaio del 1169 la Chiesa era regolarmente rubricata fra i possedimenti del Monastero di Cava dei Tirreni,assieme al Casale di Sant\u2019Egidio, <em>Bolla papale di Alessandro III.<\/em><\/p>\n<p>Nel\u00a0 1185 la Chiesa era retta dal <em>Priore Attone<\/em> ed una comunit\u00e0 religiosa vera e propria si era insediata.<\/p>\n<p>Infatti , erano sorte intorno alla Chiesa\u00a0 imponenti fabbriche, con celle per i monaci ed il sito divenne un vero e proprio <em>Monastero<\/em>. In alcuni documenti veniva appellato anche come <em>Convento.<\/em><\/p>\n<p>In un manoscritto dello storico <em>Francesco Nardella<\/em> era\u00a0 riportata\u00a0 una\u00a0 mappa\u00a0 che egli\u00a0 stesso\u00a0 disegnava\u00a0 nell\u2019aprile del 1891, con precise e preziose indicazioni afferenti la <em>Chiesa<\/em><em>, la sagrestia, il chiostro<\/em> con cisterna, le celle dei monaci ed un <em>Ospedale <\/em>per il ricovero dei pellegrini diretti, lunga la strada <em>Francesca ( per antonomasia via sacra Langobardorum), <\/em>alla\u00a0 spelonca micaelica.<\/p>\n<p>Nel novembre dell\u2019anno 1185, un certo <em>Giovanni de<\/em> <em>Alemanno<\/em> donava a frate <em>Atto, Priore della Chiesa di San<\/em> <em>Nicola in capite Pantani Sancti Egidii,<\/em> parte di un suo possedimento ubicato nei pressi di\u00a0 <em>Casalenovum<\/em> (sito nella fascia pedemenotana\u00a0 garganica) lungo la via che portava a Rignano , al fine di costruire un Ospedale.<\/p>\n<p>Nel 1196, <em>l\u2019oblato Pietro <\/em> della\u00a0 Terra di San Nicola \u201c<em>in capite<\/em> <em>Pantani\u201d, <\/em> acquistava per la Chiesa stessa un vignale al prezzo di 21 soldi e mezzo dal<em> Magister Leoprandus medicus Casalenovi habitator.<\/em><\/p>\n<p>Nel maggio del 1225, in piena et\u00e0 sveva, <em>l\u2019Imperatore Federico II\u00a0 ( Stupor\u00a0 mundi <\/em>)\u00a0 in\u00a0 un diploma confermava ai monaci benedettini di Cava il possesso della Chiesa e del territorio ivi annesso,con relativi privilegi, pertinenze,oltre a delineare le varie linee di confine con le altre terre limitrofe.<\/p>\n<p>Il <em>diploma riguardava anche la Chiesa di Sant\u2019Egidio , con la quale vi era una comunione di territorialit\u00e0\u00a0 e di beni appartenenti\u00a0 al Monastero della Casa Madre di Cava.<\/em><\/p>\n<p>Subito dopo la chiesa passava in reggenza provvisoria ai monaci <em>dell\u2019Ordine cavalleresco dei Teutonici<\/em> che, per\u00f2, ben presto l\u2019abbandonarono per ragioni ancora oggi ignote (sec.XIII).<\/p>\n<p><em>La presenza teutonica<\/em>,comunque, era\u00a0 di\u00a0 gi\u00e0\u00a0 attestata presso il patrimonio\u00a0 fondiario di <em>San Leonardo di<\/em> <em>Lama Volara,<\/em> non\u00a0 lontano da Siponto ( appartenuto\u00a0 prima\u00a0 ai\u00a0 <em>Canonici Agostiniani, sec. XII <\/em>)\u00a0\u00a0 e\u00a0\u00a0 interessava\u00a0 nel\u00a0 Gargano parecchie\u00a0\u00a0 zone, quali <em>Rignano, San Giovanni\u00a0 Rotondo<\/em><\/p>\n<p><em>( Chiesa di San Leonardo), Vico\u00a0 del\u00a0 Gargano<\/em>.<\/p>\n<p>Un ricco possidente di San Giovanni Rotondo, <em>Tancredi de<\/em> <em>Petro<\/em>, <em>in qualit\u00e0 di oblato donava ai Cavalieri teutonici <\/em> cento ovini e gran parte della sua propriet\u00e0, riservandosi il diritto di essere ricevuto a mensa\u00a0 ogni qualvolta si fosse recato a\u00a0 San Leonardo.<\/p>\n<p>Anche <em>l\u2019Ordine dei Templari<\/em> era presente\u00a0 sul Gargano con parecchi possedimenti ( <em>domus Templi<\/em>).<\/p>\n<p>Nell\u2019anno Domini 1270 <em>Carlo I d\u2019Angi\u00f2<\/em>, re di Napoli, in un rescritto\u00a0 indirizzato\u00a0 al\u00a0 suo\u00a0 segretario\u00a0 Nicola\u00a0 <em>Avanzarini , Portolano<\/em> di\u00a0 Puglia, ordinava\u00a0 che\u00a0 all\u2019Abate del Monastero cavense , si assegnasse (insieme ad altri beni,diritti e pertinenze) la Chiesa di San Nicola di Pantano, al pari di quella di Sant\u2019Egidio.<\/p>\n<p>Nello stesso periodo il vicino Casale di Sant\u2019Egidio, ormai distrutto, veniva abbandonato e gli abitanti si riversavano fra le sicure mura del Castello di San Giovanni Rotondo. Anche il Monastero di San Nicola subiva la stessa sorte e i monaci benedettini rientravano presso la Casa Madre della SS.Trinit\u00e0 di Cava.<\/p>\n<p>Nell\u2019anno\u00a0 del\u00a0 Signore 1506, <em>re Ferdinando il<\/em> <em>Cattolico<\/em>, riconfermava\u00a0 al\u00a0 Monastero\u00a0 cavense il possesso di San Nicola di Pantano o di quello che restava.<\/p>\n<p>Dopo tale data, i documenti cartacei della Casa Madre cavense\u00a0 e le relazioni delle visite pastorali riguardanti\u00a0 il\u00a0 secolo XVII, non faranno pi\u00f9 menzione della Chiesa di San Nicola, ma solamente di quella di Sant\u2019Egidio ( anni 1613, 1622, 1639, 1662).<\/p>\n<p>Oggi <em>del Monastero<\/em> non restano che vetusti ruderi, in gran parte\u00a0 incorporati in una privata masseria.<\/p>\n<p><strong><em>Della Chiesa<\/em><\/strong> si scorgono, appena intelligibili, tracce di affreschi, parte del pavimento, la zona absidale con rilievi afferenti il sito ove era ubicato l\u2019altare maggiore e la relativa area destinata a sagrestia,<\/p>\n<p><em>La Chiesa<\/em><em> originariamente aveva una navata a pianta basilicale, con una lunghezza di m.26 , una larghezza di m.6 ed un\u2019altezza di m. 8<\/em>.<\/p>\n<p>Internamente alcune arcate a forma greca sostenevano la volta\u00a0 che\u00a0 era\u00a0 priva\u00a0 di\u00a0 cupola. La Chiesa era illuminata da due finestroni che si aprivano a Sud delle mura, mentre una nicchia a forma ovale dava luce all\u2019abside.<\/p>\n<p>Sulla facciata, la cui prospettiva doveva terminare ad angolo retto, vi era un rosone istoriato con motivi ad intreccio.<\/p>\n<p>Nel\u00a0 complesso\u00a0 la\u00a0\u00a0 Chiesa\u00a0\u00a0 era\u00a0 molto\u00a0 simile\u00a0 a\u00a0 quella\u00a0 di Sant\u2019Egidio.<\/p>\n<p>Imponenti, invece, erano la mura perimetrali che recingevano le fabbriche stesse del Monastero (in alcune carte detto anche Convento) e che raggiungevano un\u2019altezza di 10 metri.<\/p>\n<p>Ancora oggi le mura sono visibili in alcuni tratti in tutta la loro maestosit\u00e0 e danno al sito stesso un fascino misterioso e profondo che sa di antico e perenne e che solo la memoria riesce a fermare, a documentare e a far rivivere quell\u2019immagine mobile dell\u2019eternit\u00e0 che il tempo stesso rappresenta\u00a0 (<em>Platone, Timeo, X<\/em>) .<\/p>\n<p><em>********<\/em><\/p>\n<p><em>ARCHIVIO\u00a0 CAVA\u00a0 DEI\u00a0 TIRRENI,\u00a0 ( A .C. T<\/em>.), <em>Arca X, 51, <\/em>XL, 84. XL, 86, XLII, 34,\u00a0 XLIII, 34, XLIV, 40, L, 50.<\/p>\n<p><em>FONDO CATACEO CAVENSE<\/em>, nn.4652, 4659, 4686, 5029.<\/p>\n<p><em>Codex\u00a0\u00a0 diplomaticus\u00a0 cavensis<\/em>, Milano1873,\u00a0 docc. 2 1-25.<\/p>\n<p>F.BRAMATO, <em>Storia dell\u2019Ordine dei Templari in Italia<\/em>, I-II, Roma 1991-1994. F.CAMOBRECO, <em>Regesto di\u00a0 San<\/em> <em>Leonardo di Siponto<\/em>, Roma 1913, p. 184, doc. n. 256. P.CORSI,\u00a0 <em>Appunti di Storia su due luoghi della via Sacra<\/em>, <em>Langobardorum, cit<\/em>. C. DAMIANO FONSECA, <em>Le\u00a0 vie dell\u2019Angelo. I Luoghi<\/em> d<em>ell\u2019Infinito<\/em>, X, 96, Milano 2006, pp.18-25. Nel <em>Convegno del<\/em> <em>1995<\/em>, svolto a\u00a0 Monte Sant\u2019Angelo \u201c <em>In cacumine montis<\/em> <em>beati Angeli<\/em>\u201d, veniva deciso di chiedere <em>all\u2019Unesco<\/em>, <em>per la via dell\u2019Angelo,alias via Sacra Langobardorum<\/em>, con tutti i siti interessati, il riconoscimento come patrimonio d\u2019Europa , simile al <em>Cammino di Santiago e<\/em> <em>del circuito delle Abbazie cistercensi. Presentata\u00a0 richiesta ufficiale ( Progetto Italia Langobardorum, Basilica\u00a0 di San Michele ) presso il\u00a0 Ministero\u00a0 dei\u00a0\u00a0 Beni\u00a0 culturali\u00a0 a Roma, il\u00a0 9 gennaio 2008.\u00a0 Cfr. note\u00a0 bibliografiche\u00a0 di G. OTRANTO, E. TARDIVO, R. TRABACE, in\u00a0 il Monastero di San Giovanni in Lamis, p. 29. <\/em>S. A. GRIFA,\u00a0 <em>Il Monastero di San Nicola di Pantano, in San<\/em> <em>Giovanni Rotondo.\u00a0 I\u00a0 segni della\u00a0 memoria<\/em>, op. cit., pp.\u00a0 117-122 . IDEM,\u00a0 <em>I Cavalieri del<\/em> <em>Tempio in Capitanata e sul Gargano<\/em>, Foggia 1991.\u00a0 J. M. MARTIN\u00a0 <em>, Les actes\u00a0 de l\u2019abbaye de Cava concernant le Gargano , cit. <\/em><em>F. NARDELLA<\/em>, op. cit., pp. 44-48. G.PIEMOMTESE,\u00a0\u00a0 <em>La\u00a0\u00a0 Via<\/em> <em>sacra\u00a0\u00a0 Langobardorum, in\u00a0 Le\u00a0 vie\u00a0 dell\u2019Angelo<\/em>, Foggia 1999, pp. 53-101. A. VENTURA, <em>Il patrimonio dell\u2019Abbazia di<\/em> <em>San Leonardo di\u00a0 Siponto<\/em>, Foggia 1978, p.14-15.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tratto da Sant&#8217;Egidio e San Nicola del prato garganico sulla via Sacra Lagobardorum di Salvatore Antonio Grifa, Quaderni di Gargaros, Copie non in vendita. 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