{"id":2199,"date":"2011-06-17T18:53:25","date_gmt":"2011-06-17T16:53:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/?page_id=2199"},"modified":"2026-05-22T19:01:16","modified_gmt":"2026-05-22T17:01:16","slug":"la-reazione-borbonica-di-san-giovanni-rotondo-del-1860","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/san-giovanni-rotondo\/storia-2\/storia-di-san-giovanni-rotondo-2\/la-reazione-borbonica-di-san-giovanni-rotondo-del-1860\/","title":{"rendered":"La reazione borbonica di San Giovanni Rotondo del 1860"},"content":{"rendered":"<p><!-- Blocco HTML personalizzato in WordPress --><\/p>\n<div style=\"border: 1px solid #000; \/* spessore e colore della cornice *\/ padding: 10px; \/* spazio interno tra testo e bordo *\/ background-color: #f9f9f9; \/* colore di sfondo *\/ border-radius: 8px; \/* angoli arrotondati *\/ max-width: 960px;\">\n<p><a href=\"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/autori_giuliosiena.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-5893 size-thumbnail\" src=\"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/autori_giuliosiena-150x150.jpg\" alt=\"autori_giuliosiena\" width=\"150\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/autori_giuliosiena-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/autori_giuliosiena-70x70.jpg 70w, https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/autori_giuliosiena-110x110.jpg 110w\" sizes=\"auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/><\/a>La reazione borbonica sangiovannese del 1860 \u00e8 una pagina di storia che molti in passato, per un errato senso della storia, avrebbero voluto cancellare. Nella stessa San Giovanni Rotondo se ne parlava pochissimo. Vi furono anche tentativi di far sparire la lapide commemorativa dei \u00a0ventiquattro Martiri della Libert\u00e0, \u00a0affissa faticosamente sulla facciata del palazzo municipale solo nel 1894.<\/p>\n<p>Rimossa dalla facciata del Palazzo Municipale, non se ne seppe pi\u00f9 nulla per parecchi anni, per poi scoprire che era stata ridotta in pezzi durante i lavori di ristrutturazione dello stabile.<\/p>\n<p>In un secondo momento, con il pretesto che si dovesse rifarla, \u00a0si tent\u00f2 anche di cambiare l&#8217;epigrafe, ritenuta offensiva per il popolo di San Giovanni Rotondo.<\/p>\n<p>Questi tentativi di cancellare la storia, ostacolati all&#8217;epoca \u00a0da alcuni miei articoli apparsi sulla stampa locale a decorrere dall&#8217;anno 1990, mi spinsero ad accelerare il vecchio progetto di scrivere un libro sulla reazione borbonica, allo scopo di dimostrare inconfutabilmente, documenti alla mano, che le parole della lapide, dettate dal Prof. Mauro Serrano di Napoli, rispecchiavano fedelmente i fatti sanguinosi accaduti a San Giovanni Rotondo in occasione del Plebiscito per l&#8217;Unit\u00e0 d&#8217;Italia.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 non \u00e8 mai offensiva ma la base sicura su cui costruire il proprio avvenire.<\/p>\n<p>Scrivere il libro, quindi, \u00a0\u00e8 stata \u00a0l&#8217;unica strada percorribile per difendere, con i miei poveri mezzi, la memoria di 24 galantuomini, martiri per la Patria, e per affermare il principio che ogni storia, per quanto sia incompresa, vuole essere e rimanere &#8220;maestra di vita&#8221; per la presente e per le future generazioni. \u00a0Questo mi proposi, senza dare addosso alla povera Plebe, ignara esecutrice dell&#8217;eccidio del 1860, vittima a sua volta del malgoverno Borbonico.<\/p>\n<p>Sarebbe una follia pretendere di descrivere esaurientemente, in cos\u00ec poco spazio, gli avvenimenti che prepararono, alimentarono e segnarono la reazione borbonica sangiovannese del mese di ottobre 1860. Perci\u00f2, nel riportare qui la mia relazione tenuta nella Conferenza\u00a0 svoltasi sul tema\u00a0\u00a0nel chiostro del Palazzo Municipale di San Giovanni Rotondo il 1\u00b0 giugno 2004, invito il lettore pi\u00f9 esigente a consultare online su questo stesso sito il libro &#8220;<a href=\"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/wp-content\/uploads\/libri\/libro_24_martiri.pdf\">Ventiquattro Martiri per il Risorgimento di San Giovanni Rotondo<\/a>&#8220;, che pubblicai nell&#8217;anno 1998.<\/p>\n<p><em>Giulio Giovanni Siena<\/em><\/p>\n<\/div>\n<h3><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center;\">CONFERENZA<\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center;\">In memoria dei 24 Martiri della Patria, vittime della reazione borbonica:<\/h3>\n<h2 style=\"text-align: center;\">&#8220;Il 21 ottobre 1860 a San Giovanni Rotondo<\/h2>\n<h2 style=\"text-align: center;\">Cronistoria di un evento da non dimenticare&#8221;<\/h2>\n<p><em><span class=\"s1\">[\/su_box]<\/span><\/em><\/p>\n<h4 style=\"text-align: center;\"><strong>Relazione\u00a0di\u00a0<em>Giulio G. Siena<\/em><\/strong><\/h4>\n<figure id=\"attachment_5970\" aria-describedby=\"caption-attachment-5970\" style=\"width: 247px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/centro_storico_074.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-5970\" src=\"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/centro_storico_074-247x300.jpg\" alt=\"Lapide commemorativa dei ventiquattro martiri della libert\u00e0 di San Giovanni Rotondo.\" width=\"247\" height=\"300\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-5970\" class=\"wp-caption-text\">Lapide commemorativa dei ventiquattro martiri della libert\u00e0 di San Giovanni Rotondo.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Indubbiamente nel mese di ottobre 1860 la nostra citt\u00e0, che allora contava circa 6.000 abitanti, si rese protagonista di eventi eccezionali. Fatti che, per la loro cruenza, suscitarono nei\u00a0 contemporanei sentimenti di riprovevolezza e di orrore, la cui eco si propag\u00f2 ovunque, fino al Parlamento Inglese.<\/p>\n<p>N\u00e9 poteva essere diversamente, se si va col pensiero a quelle terribili giornate in cui\u00a0 &#8211; testuali parole &#8211; &#8220;un popolo dolcissimo riputato venne a rompere in eccesso di tanta ferocia che non ebbero e non avranno simili nelle leggende de&#8217; popoli e delle Nazioni incivilite\u2026\u2026.\u201d: come afferma il testimone sangiovannese Gennaro Padovano, capitano della Guardia Nazionale, in un documento dell&#8217;epoca.<\/p>\n<p>Ma sono anche fatti che trasmettono un insegnamento dal valore inestimabile, purch\u00e9 siamo disposti ad\u00a0 accettare\u00a0 umilmente le lezioni della storia.<\/p>\n<p>Il 21 ottobre 1860, come tutti sanno, \u00e8 una data importantissima della storia d\u2019Italia: la data in cui i le popolazioni delle province dell\u2019Italia meridionale si pronunciarono massicciamente con un \u201cSI\u201d al seguente plebiscito:<\/p>\n<blockquote><p><em>\u201cIl popolo d\u2019Italia vuole l\u2019Italia una e indivisibile con Vittorio Emanuele Re Costituzionale, e Suoi legittimi discendenti\u201d.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>A San Giovanni Rotondo, come in altri paesi, fu invece l\u2019occasione per far scoppiare una reazione in grande stile. Ma \u00e8 bene fare qualche passo indietro.<\/p>\n<p>Iniziamo con l\u2019ingresso trionfale di Garibaldi in Napoli &#8211; avvenuto il 7 settembre 1860, senza il quale il Plebiscito del 21 ottobre non ci sarebbe mai stato. La notizia di questo evento fece il giro del Regno, generando pubbliche manifestazioni di giubilo delle cittadinanze, che trovavano il culmine nel canto del Te Deum nelle chiese matrici.<\/p>\n<p>A San Giovanni Rotondo questo non pot\u00e9 avvenire a causa dell\u2019atteggiamento ostile dell\u2019arciprete Ludovico Bramante il quale, in ottemperanza alle direttive dell\u2019arcivescovo, ritir\u00f2 l\u2019adesione &#8211; gi\u00e0 data &#8211; del Clero ai festeggiamenti proclamati dalle autorit\u00e0 civili.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 provoc\u00f2 sconcerto nella Plebe che si aspettava una cerimonia religiosa e,\u00a0 a causa dell&#8217;influenza del Clero,\u00a0 cominci\u00f2 a guardare con diffidenza le novit\u00e0 politiche liberali.<\/p>\n<p>Credo che anche le questioni demaniali, dovute alla mancata applicazione delle norme eversive della feudalit\u00e0 introdotte dai francesi all&#8217;inizio dell&#8217;800, abbiano inciso sullo scoppio della\u00a0 reazione del mese di ottobre.\u00a0 E su questo argomento credo sia\u00a0 utile soffermasi di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Lo stato di necessit\u00e0, causato dalla mancata divisione del demanio ai poveri da parte delle autorit\u00e0 municipali, aveva spinto la classe meno abbiente ad aggredire massicciamente\u00a0 le terre demaniali.<\/p>\n<p>Anzi la fame li costrinse ad &#8220;<em>addentare financo le rocce&#8221;<\/em> &#8211; come testualmente attestano i documenti \u2013 impiegando nella dissodazione una fatica certamente sproporzionata, rispetto al valore dei frutti ricavabili dalla terra dissodata.<\/p>\n<p>Ma quegli uomini dal volto rigato di sudore, in\u00adtenti a cavar pietre, brillavano di luce nuova, fiduciosi che alla fine sarebbero riusciti a sfamare le numerose bocche familiari.<\/p>\n<p>Ci\u00f2, per\u00f2, cozzava con gli interessi degli allevatori che vedevano venir meno\u00a0 l&#8217;erbaggio per il bestiame, i quali allargavano i recinti dei cos\u00ec detti \u201cparchi\u201d per mettere al sicuro pascoli a sufficienza. Per cui\u00a0 erano scoppiati\u00a0 gravi conflitti tra proprietari, allevatori e dis\u00adsodatori del demanio comunale.<\/p>\n<figure id=\"attachment_5979\" aria-describedby=\"caption-attachment-5979\" style=\"width: 225px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/centro_storico_0581.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-5979 size-medium\" src=\"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/centro_storico_0581-225x300.jpg\" alt=\"Dscf0049 copia\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/centro_storico_0581-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/centro_storico_0581-768x1024.jpg 768w, https:\/\/www.padrepioesangiovannirotondo.it\/piosgr\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/centro_storico_0581.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-5979\" class=\"wp-caption-text\">Palazzo S. Francesco, sede municipale e luogo dell&#8217;eccidio del 23 ottobre 1860.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Alcune delibere del Consiglio su questo tema, contribuirono certamente a surriscaldare l\u2019aria sangiovannese del mese di ottobre 1860. In particolare il 16 ottobre &#8211; solo una settimana prima dell&#8217;eccidio \u2013 il consiglio , chiamato a deliberare \u00abin nome\u00a0 di Vittorio Emanuele Re d\u2019Italia\u00bb, si occup\u00f2 della divi\u00adsione dei demani delle Co\u00adstarelle, di Amendola e Cice\u00adrone.<\/p>\n<p>La proposta del sin\u00addaco di dare a censimento le pre\u00addette terre provoc\u00f2 la rea\u00adzione unanime dei presenti. La discussione fu tempestosa e termin\u00f2 con l\u2019auspicio che le autorit\u00e0 provinciali si pronunciassero a favore della\u00a0 riparti\u00adzione delle terre demaniali.<\/p>\n<p>Nel 1853 l&#8217;Intendente della Provincia di Capita\u00adnata aveva ingiunto agli amministratori del nostro comune, senza per\u00f2 riuscirvi, di far istituire in bilancio appositi ruoli dove far affluire il canone relativo alle terre occupate.<\/p>\n<p>Naturalmente questa omissione si ripercuoteva sulla sorte del paese che, con le Casse municipali vuote, versava in condizioni\u00a0 igieniche infime, senza fogne, con strade non lastricate, chiese cadenti, forni inadeguati, illumina\u00adzione ad olio scarsa e, cosa gravissima, con un\u2019istruzione praticamente inesi\u00adstente.<\/p>\n<p>Perci\u00f2 i consiglieri, spinti forse dalla ventata di cambiamento, nella stessa seduta trovarono il coraggio di proporre l&#8217;introduzione di un ca\u00adnone annuo di 4,80 ducati per ogni versura occupata: un canone giudicato irrisorio rispetto ai forti \u201cesta\u00adgli\u201d pagati dai cittadini sui ter\u00adreni dei pri\u00advati.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 deve aver indispettito i numerosissimi occupatori-dissodatori demaniali che volevano continuare a godersi il demanio senza pagare alcunch\u00e9. E non deve essere piaciuta neppure agli allevatori, che consideravano la quotizzazione del demanio come una minaccia per l\u2019industria armentizia.<\/p>\n<p>Sono convinto che i capi della reazione approfittarono di questa miscela esplosiva.<\/p>\n<p>Infatti la promessa di terra o la minaccia di toglierla a centinaia e centinaia di persone che la possedevano illegalmente pu\u00f2 aver consentito ai grossi proprietari -che poi erano gli &#8220;eleggibili&#8221; alle cariche pubbliche &#8211; di manovrare la plebe e di ricattarla a proprio piacimento, portandola a compiere azioni che non avrebbe mai voluto commettere.<\/p>\n<p>Ma i maggiori responsabili della reazione furono\u00a0 gli ex soldati del disciolto esercito borbonico, i quali, per un grave errore politico,\u00a0 erano stati prima inviati in congedo dal dit\u00adtatore Gari\u00adbaldi e poi erano stati richiamati sotto le armi con un decreto del nuovo Ministro della Guerra.<\/p>\n<p>Venti di loro, tornati a San Giovanni Rotondo, si rifiutarono di servire la ban\u00addiera tricolore proclamandosi fedeli a Francesco II. Poi, per evitare l&#8217;arresto,\u00a0 si sbandavano nelle campagne, si riunivano in banda armata e davano inizio agli eventi che avrebbero fatto preci\u00adpitare il pa\u00adese nel lutto e nella disperazione.<\/p>\n<p>Quattro furono arrestati; ma &#8211; sicuramente aiutati da qualcuno &#8211; il 16 ottobre\u00a0 evasero dalla prigione forando un grosso muro. Si unirono quindi agli altri soldati sbandati con i quali la Guardia nazionale aveva avuto gi\u00e0 dei conflitti a fuoco.<\/p>\n<p>Intanto c&#8217;era chi spargeva il seme della discordia dalle scale\u00a0 della chiesa matrice, dando\u00a0 alla Plebe notizie di inesistenti vittorie dell\u2019esercito di Francesco II, fingendo di leggerle dai giornali.<\/p>\n<p>Cosicch\u00e9 la plebe ignorante, inca\u00adpace di concepire e seguire una pro\u00adpria ideolo\u00adgia poli\u00adtica, si sentiva come \u201cuna asino in mezzo ai suoni\u201d. La paura del ritorno sul trono della dinastia borbonica e dello Stato di Polizia fece il resto. Alla fine essa si schier\u00f2 apertamente contro il nuovo ordine di cose.<\/p>\n<p>Incise su questa scelta\u00a0 l\u2019opera dissennata di persuasione dei soldati sbandati che approfittarono anche del malumore causato dall\u2019elezione di alcuni graduati sgra\u00additi al popolo nella Guardia Nazionale. Tra questi c\u2019era il capo sezione Giuseppe Irace, rinchiuso per motivi politici dai borboni in Castel dell\u2019Ovo di Napoli e poi liberato all\u2019arrivo di Giuseppe Garibaldi.<\/p>\n<p>Il sindaco dell\u2019epoca di San Marco in Lamis Leonardo Giuliani, in un Diario\u00a0 pubblicato di recente a cura dello studioso del Risorgimento\u00a0 Tommaso Nardella, svela che il 18 ottobre 1860 l\u2019Irace disarm\u00f2 quattro guardie nazionali, tra cui Vincenzo Antini, che al suo &#8220;Chi Viva?&#8221;\u00a0aveva risposto \u201cViva Francesco II\u201d.<\/p>\n<p>Il ten. Errico d\u2019Errico &#8211; che poi venne ucciso &#8211;\u00a0 avvertito di quanto era successo, fece arrestare l\u2019Antini\u00a0 ed ingiunse all\u2019Irace di ritirarsi. Ma il giorno successivo il Giudice, dopo averlo ammonito, rimise in libert\u00e0 l\u2019Antini,\u00a0 il quale pot\u00e8 unirsi agli altri soldati sbadati per assumere un ruolo di primo piano nella reazione.<\/p>\n<p>Questo episodio fece molto scalpore nella popolazione.<\/p>\n<p>Inoltre, il giorno 20 &#8211; vigilia del Plebiscito per l\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia &#8211; un incaricato della distribuzione delle schede commise l\u2019imprudenza di dire che chi non si fosse presentato al seggio per votare sarebbe stato fucilato.<\/p>\n<p>Al contrario Francesco Cascavilla, soldato sbandato e capo indiscusso delle sommossa,\u00a0 lo stesso giorno\u00a0 fece giungere al sindaco la minaccia che avrebbero fatto una strage se si fosse votato il Plebiscito.<\/p>\n<p>Nei documenti non \u00e8 stato possibile appurare quale del due minacce sia stata pronunciata per prima, provocando l&#8217;altra. Sta di fatto che la popolazione si trov\u00f2 in una posizione molto delicata perch\u00e9 la scelta di votare o di non votare avrebbe comunque fatto scattare la rappresaglia di una delle due\u00a0 parti.<\/p>\n<p>Come se ci\u00f2 non bastasse, il Capo sezione della G.N. Giuseppe Irace fer\u00ec in una rissa un popolano e ci\u00f2 provoc\u00f2 ulteriore risentimento nella\u00a0 Plebe.<\/p>\n<p>Gli sbandati approfittarono di queste provvidenziali opportunit\u00e0 per fomentare il malcontento tra i popolani i quali, purtroppo, si dimostrarono molto arrendevoli alle\u00a0\u00a0 loro maligne insinuazioni.<\/p>\n<p>La mattina del 21 le autorit\u00e0 e molti cittadini si radunarono davanti al Comune, in attesa di dare inizio al Plebiscito. All\u2019improvviso,\u00a0 da via\u00a0 Santa Caterina sbuc\u00f2 Francesco Cascavilla al grido di <em>Viva Francesco II<\/em>, a capo dei soldati sbandati e di molti popolani armati.<\/p>\n<p>La comitiva disperse i comizi, infranse le urne e si accinse a mettere in atto le minacce di strage del giorno prima.<\/p>\n<p>Quel giorno erano presenti solo 30 delle 150 Guardie Nazionali chiamate in servizio. Tuttavia accorsero coraggiosamente sul posto e costrinsero i reazionari a riparare nella parte alta del paese. In Via Pigiano ci fu un fitto conflitto a fuoco, ma per fortuna non si ebbe alcun ferito.<\/p>\n<p>Una guardia nazionale, anzich\u00e8 sparare contro i soldati sbandati, scaric\u00f2 il fucile contro il tenente Federico Verna che rimase miracolosamente illeso.<\/p>\n<p>I reazionari si rifugiarono sulla cima di Monte Castellano, da dove potevano controllare meglio la situazione. Da quel luogo continuarono ad incitare a gran voce i sangiovannesi, agitando lenzuola e vessilli bianchi e sparando colpi in aria. Le loro fila intanto si erano ingrossate.<\/p>\n<p>Verso le ore 22 del giorno 21 &#8211; quando sembrava che l\u2019ordine fosse stato ristabilito &#8211; una furiosa orda popolare, capitanata dal solito Cascavilla, assal\u00ec il corpo di guardia rimasto deserto. Furono distrutte tutte le suppellettili, e al posto del ritratto di Garibaldi e di Vittorio Emanuele fu collocato un cartello con la scritta a caratteri cubitali <em>Viva Francesco II<\/em>.<\/p>\n<p>La paura, purtroppo, aveva spinto molte guardie nazionali a passare dalla parte dei rivoltosi. Le altre, pur nutrendo forti sentimenti liberali, sentendosi tradite dai commilitoni, erano state assalite da un fremito di terrore e si erano ritirate nelle loro case.<\/p>\n<p>La plebe, risucchiata nel vortice dell\u2019euforia generale, avrebbe presto sciolti i suoi istinti peggiori, covati e soffocati dentro durante il lungo periodo di oppressione borbonica.<\/p>\n<p>I tumultuanti erano armati di schioppi, sciabole, pistole, falci, scuri, spiedi e semplici mazze.<\/p>\n<p>E siccome quello era stato un anno di grave carestia, il primo obiettivo fu furbamente individuato dai caporioni nel Caff\u00e8 di Antonino Maresca, che prometteva alla Plebe un consistente bottino.<\/p>\n<p>Alla fine l&#8217;uomo dovette difendersi dalla folla di assalitori e spar\u00f2 dalla finestra un colpo di fucile che fer\u00ec mortalmente\u00a0 il popolano Giovanni Piacentino (almeno stando ad una versione dei fatti).<\/p>\n<p>Fu l\u2019inizio del \u00abcieco furore di plebe\u00bb che travolse uomini e cose. Il Maresca fu preso e trucidato.<\/p>\n<p>Il bottegaio\u00a0 Antonino Bocchino, incontrato in via Forni, segu\u00ec la stessa sorte. I loro corpi furono fatti a pezzi sul posto; i loro negozi sac\u00adcheggiati e di\u00adstrutti. Un popolano, dopo avergli tagliato un baffo, infilz\u00f2 l&#8217;orecchio di Antonino Maresca sulla punta di una\u00a0 falce e lo esib\u00ec per le strade. Un altro inzupp\u00f2 un pezzo di pane nel suo sangue ed ebbe il coraggio di mangiarlo.<\/p>\n<p>In altri paesi &#8211; tanto per consolazione \u2013 successero di peggio. Durante una delle tre reazioni sammarchesi furono uccise tre guardie. Una fu\u00a0 scaraventata gi\u00f9 da un balcone alla folla in delirio che si accan\u00ec \u201ca consumare indefinite altre sevizie sullo straziato corpo, fino a gustarne il grondante sangue\u201d.<\/p>\n<p>Tutto quanto vi ho sommariamente descritto avveniva in un&#8217;atmosfera irreale di violenza e di fanatismo che vide la plebe assalire e saccheggiare l\u2019una dopo l\u2019altra\u00a0 le case di Agostino Bocchino, Michele Fazzano, Errico D\u2019Errico, Costantino Mucci, Guglielmo Fabrocini, Antonio Maresca e Tommaso Lecce ed altri.<\/p>\n<p>Erano queste le Plebi garganiche di allora, che i borboni avevano tenuto nell\u2019ignoranza pi\u00f9 nera per meglio dominarle e sfruttarle!<\/p>\n<p>La mattina del 22 ottobre la turba, ormai padrone del paese e cosciente della propria forza, percorse tutte le strade in lungo e in largo al grido di Viva Francesco II, obbligando con le minacce anche chi era rimasto in casa a partecipare al corteo.<\/p>\n<p>I capi della sommossa avevano compilato meticolosamente una lista delle persone da eliminare. Perci\u00f2 formarono dei gruppi di facinorosi i quali\u00a0 andarono a\u00a0 prelevarle nelle loro abitazioni.<\/p>\n<p>Per avere ragione dei liberali &#8211; molti dei quali erano armati &#8211; essi\u00a0 dissero che in paese era stata proclamata la pace e che si dovesse andare in chiesa a suggellarla con il canto del TE DEUM.<\/p>\n<p>I poveracci cascarono nel tranello, poich\u00e9 nella vicina S. Marco un\u2019analoga sommossa popolare di una settimana prima era rientrata proprio con il canto del Te Deum.\u00a0 Invece, una volta aperta le porte di casa in segno di pace, gli aguzzini li sequestrarono, sotto gli occhi atterriti dei familiari, e li trascinarono in carcere, senza alcuna considerazione dell\u2019 et\u00e0 avanzata o del numero di figli\u00a0 o del cattivo stato di salute di alcuni.<\/p>\n<p>In questo frangente il sindaco tent\u00f2 di mettere al corrente della situazione il Governatore di Capitanata. Ma il messo Costantino Mucci, fu intercettato e ferito con una fucilata al volto e poi imprigionato.<\/p>\n<p>In tutto furono arrestati ventidue liberali.<\/p>\n<p>Altre dodici persone, comprese nella lista, riuscirono a scappare dal paese.<\/p>\n<p>Il governatore venne a conoscenza dei gravi fatti di San Giovanni Rotondo la mattina del 23 ottobre, poche ore prima dell\u2019eccidio, ed organizz\u00f2 subito\u00a0 una spedizione con gli uomini disponibili,\u00a0 per sedare il tumulto.<\/p>\n<p>Finch\u00e8 dalla cima del Castello i sangiovannesi avvistarono in lontananza una colonna di camicie rosse. La notizia del loro arrivo fu portata in paese da\u00a0 Emanuele Sabatelli. Questi arriv\u00f2 su un cavallo lanciato al galoppo, gridando a squarciagola tra la folla: &#8220;Viene la forza. Quanti ne vengono! Andiamo ad ammazzare tutti quelli che sono in carcere!\u201d.<\/p>\n<p>Era il tardo pomeriggio del giorno 23 ottobre 1860. Fu un gridare concitato, un correre sostenuto al carcere..\u2026. Segu\u00ec il crepitio soste\u00adnuto dei colpi di fucile, sparati attraverso la grata\u2026. E i parenti dei liberali ebbero certezza dell&#8217;avvenuta strage.<\/p>\n<p>Ma il delitto non era ancora del tutto compiuto.<\/p>\n<p>Avvertiti dalla moglie del carceriere che alcuni uomini erano ancora vivi, i reazionari tornavano indietro, abbattevano la porta e infierivano sui 22 liberali, la maggior parte dei quali erano gi\u00e0 cadaveri, infilzandoli con spiedi, sciabole, ed altre armi bianche.<\/p>\n<p>Risparmio ai presenti altri atroci particolari.<\/p>\n<p>Faccio solo notare come tutto questo avvenne a pochi metri da noi, oltre il porticato, in uno dei locali posti alla vostra destra.<\/p>\n<p>Solo il liberale Vincenzo Irace &#8211; uomo dalla robusta corporatura &#8211; riusc\u00ec a svincolarsi dalla calca, attravers\u00f2 questo chiostro e si guadagn\u00f2 l\u2019uscita. Ma ebbe la sfortuna di incontrare il suo compare il quale, alla sua richiesta di aiuto, gli assest\u00f2 un colpo di accetta in fronte che lo fece stramazzare al suolo.<\/p>\n<p>Poi i sangiovannesi andarono incontro alla truppa e tagliarono un\u00a0 ponte che si trovava vicino al Castello.<\/p>\n<p>Arriv\u00f2 per prima una compagnia di 260 garibaldini\u00a0 guidata da Vincenzo D\u2019Errico, fratello dei martiri Luigi ed Errico.<\/p>\n<p>Il contatto avvenne nelle Matine. Una grandinata di proiettili invest\u00ec i garibaldini. Dai registri dei morti risulta che quel giorno perirono nelle campagne delle Matine, alla stessa ora, due nostri concittadini. Ma non venne annotata la causa del decesso. Presumibilmente si tratta di persone coinvolte nel conflitto a fuoco.<\/p>\n<p>Il comandante cap\u00ec che il numero di garibaldini non era sufficiente. Perci\u00f2 invi\u00f2 Vincenzo D\u2019Errico a Manfredonia con una richiesta di rinforzi. Strada facendo il D\u2019Errico incontr\u00f2 il Governatore di Capitanata Gaetano del Giudice, al comando di cinquanta Guardie Nazionali di Foggia.<\/p>\n<p>Con molta presunzione Del Giudice pens\u00f2 che le sue guardie scelte sarebbero bastate per piegare la determinazione dei sangiovannesi ed\u00a0 obblig\u00f2 il D\u2019Errico a guidare il drappello verso San Giovanni.<\/p>\n<p>Giunsero alle porte del paese in piena notte, nei pressi di Sant&#8217;Onofrio, spossate dalla fatica, dopo aver attraversato la Valle dell&#8217;Inferno e le coppe delle Castellere. Ma al tentativo di entrare in paese le guardie furono investite da una tale scarica di fucileria da indurre il Gover\u00adnatore a farle ri\u00adpie\u00adgare a gambe le\u00advate verso Monte Sant\u2019Angelo, per poi raggiungere Manfredonia.<\/p>\n<p>Il Governatore dir\u00e0 che i sangiovannesi erano tra i 500 e i 600, con alla testa circa 100 soldati sbandati muniti di fucili a canna rigata il che fa pensare alla presenza di soldati dei paesi vicini\u2026 a meno che non si tratti di una bugia, detta per giustificare l\u2019ingloriosa ritirata del suo drappello.<\/p>\n<p>Al mattino fu trovata sul posto la statua di S. Giovanni Battista con una bandiera in mano e alla folla ignorante fu fatto credere che l\u2019avesse tolta alle guardie lo stesso santo.<\/p>\n<p>Intanto la compagnia dei 260 ga\u00adribaldini aveva risalito le montagne verso ponente e si era asserragliata prudentemente nel con\u00advento dei Padri Cappuc\u00adcini per trascorrervi la notte.<\/p>\n<p>L\u2019indomani il comandante dei garibaldini mand\u00f2 in paese un\u2019ambasciata di frati, per trattare la resa. Quando vide i religiosi tornare con la bandiera bianca, in segno di pace, si rincuor\u00f2.\u00a0 Ma all\u2019improvviso le camicie rosse vennero at\u00adtac\u00adcate da un numero im\u00adpressionante di reazionari che si erano appostati sui monti che sovrastano il convento. I frati vennero a trovarsi tra due fuochi e per salvare la pelle si buttarono a terra.<\/p>\n<p>A questo proposito c\u2019\u00e8 da segnalare che i frati &#8211; sempre vicini alla popolazione sangiovannese nei momenti delicati &#8211; cercarono di pacificare gli animi. Essendo giunta dal carcere\u00a0 una richiesta scritta di aiuto dell\u2019Avv. Errico D\u2019Errico, essi non avevano esitato a scendere in lacrime in paese, in processione, per tentare di salvare i liberali. Ma gli sbandati &#8211; che non si frenarono neppure davanti alla croce di Cristo \u2013 li avevano obbligati a tornarsene in convento, minacciandoli di morte.<\/p>\n<p>Il clero locale invece, pur avendo ricevuto la stessa lettera di aiuto &#8211; in cui i condannati a morte avevano espresso anche il desiderio di ricevere gli ultimi conforti religiosi &#8211; si erano defilati dal paese.<\/p>\n<p>Nulla potendo con\u00adtro gente cos\u00ec deter\u00adminata, i garibaldini, anche per evitare l\u2019accerchiamento,\u00a0 abbandonarono il convento e si misero in fuga. Sul campo lasciavano quattro morti e due fe\u00adriti. La battaglia avvenne nel primo pomeriggio del 24 ottobre.<\/p>\n<p>Il tumulto sangiovannese \u00e8 molto simile a quelli scoppiati nei paesi vicini. Quasi un copione. Segno che le reazioni di San Marco in Lamis, San Giovanni Rotondo, Cagnano e Mattinata possono aver avuto un&#8217;unica regia.<\/p>\n<p>Era una regia tutta sangiovannese? Anche se \u00e8 difficile dare una risposta certa, alcuni fatti depongono a favore di questa tesi.<\/p>\n<p>Leonardo Giuliani, nel diario gi\u00e0 ricordato, afferma che i caporioni dell\u2019insurrezione sangiovannese\u00a0 si recarono a San Marco in Lamis con un nutrito manipolo di compaesani\u00a0 ed\u00a0 istigarono anche\u00a0 la plebe sammarchese\u00a0 ad affrontare l&#8217;esercito del Gen. Liborio Romano sulla strada per Rignano. E sarebbero certamente riusciti nell&#8217;intento se non fosse intervenuto il sammarchese Agostino Nardella, detto &#8220;potecaro&#8221; capo di una notissima e temutissima banda di briganti,\u00a0 il quale, valutata la situazione, li cacci\u00f2 via, minacciandoli\u00a0 pubblicamente di morte.<\/p>\n<p>Del resto non sarebbe stato facile fermare il Gen. Romano, il quale, smanioso di vendicare la morte dei liberali e lo smacco dei garibaldini, stava arrivando con\u00a0 oltre 1.000 uomini e due cannoni.<\/p>\n<p>Di fronte un tale dispiegamento di forze anche gli irriducibili sangio\u00advanesi dovettero capitolare. Le truppe entrarono in paese il 26 ottobre 1860, mettendo fine ad ogni altra idea bellicosa.<\/p>\n<p>Questi, in estrema sintesi i fatti.<\/p>\n<p>Una volta ritornato l\u2019ordine in paese, la mano della giustizia fu pesante. Un consiglio subitaneo di guerra, insediatosi nella chiesa di San Giacomo, vi emise una feroce sentenza di morte.<\/p>\n<p>Dieci fucilazioni furono eseguite il 7 novembre 1860 vicino la chiesa della Madonna di Loreto.<\/p>\n<p>Altri tre rea\u00adzionari ottennero la commutazione della pena di morte nel carcere a vita. Decine e decine di persone intervenute nella sommossa, subirono numerosi processi che si trascinarono fino al 1866, con con\u00addanne ai ferri di varia durata. Molti detenuti, messi a dura prova, mori\u00adrono in carcere.<\/p>\n<p>Cosicch\u00e9 dal paese si elev\u00f2 un unico lamento: quello dei parenti dei martiri liberali e quello dei familiari dei rea\u00adzionari fucilati, accomunati nel dolore per aver perso chi il padre, chi il figlio, chi il fratello, chi l\u2019amico pi\u00f9 caro.<\/p>\n<p>Questo fu il risultato della lotta fratricida.<\/p>\n<p>Alla fine di ottobre a San Giovanni Rotondo venne riallestito il seggio per le votazione del Plebiscito. Ottocentocinquanta persone si espressero per il SI a Vittorio Emanuele II. Nove persone, le pi\u00f9 coraggiose, per il NO. Complici del risultato, forse,\u00a0 furono i soldati che presidiavano le urne e il diverso colore della scheda del No \u2013 che era rosa.<\/p>\n<p>Identificare e punire gli ideatori e\u00a0 gli istigatori dell&#8217;eccidio non fu cosa semplice.<\/p>\n<p>I giudici erano desiderosi di fare giustizia; ma dovettero fare i conti con le false testimonianze. Il giudice istruttore Cutinelli, in un momento di sconforto,\u00a0 fu severissimo nell\u2019esternare al sindaco tutto il suo dolore per aver ravvisato \u201caccanto alla tomba degli infelici assassinati, la personificazione della falsit\u00e0, rappresentata con freddezza d\u2019animo e con la pi\u00f9 sfacciata impudenza\u201d da molti sangiovannesi.<\/p>\n<p>Se condanne o assoluzioni ingiuste vi furono, quindi, queste non devono essere addebitate superficialmente solo ai giudici corrotti \u2013 com\u2019\u00e8 di prassi &#8211;\u00a0 senza neppure leggere gli atti giudiziari.<\/p>\n<p>Lasci\u00f2 scritto l\u2019avv. Antonio Lecce, figlio di uno dei mar\u00adtiri:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abAlcuni ciechi agenti materiali, dell\u2019assassinio immenso, fu\u00adrono col\u00adpiti dalla giustizia; ma coloro che dettero le istruzioni,\u00a0 lo promossero e lo co\u00admandarono in sino alle ultime conse\u00adguenze, scam\u00adparono dal Con\u00adsiglio di Guerra e sfondarono da mosconi, la tela di ragno della Giusti\u00adzia di quel tempo, a tutto cruccio e dispetto dei moscherini. Vi furono pure in quel tri\u00adste periodo, dei forti scroc\u00adconi che vendettero il sangue di quegl\u2019infelici, e si impinguarono soverchiamente nella cala\u00admit\u00e0 pub\u00adblica col terrorismo e la minac\u00adcia di galera che fe\u00adcero a molti reazionari scampati\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>Dopo le violenze dei giorni compresi tra il 21 e il 24 ottobre 1860 la plebe san\u00adgiovannese fu condannata a fug\u00adgire inorridita davanti alla sua stessa ombra.<\/p>\n<p>Per ironia della sorte, la sua cecit\u00e0 e la naturale arrendevolezza\u00a0 alle maligne insinua\u00adzioni degli istigatori l\u2019avevano portata ad eliminare le persone migliori del paese: proprio quelle che volevano liberarla dal giogo dei Borboni che l&#8217;avevano voluta serva ed ignorante.<\/p>\n<p>San Giovanni Rotondo era un comune a bassissimo tasso di al\u00adfabe\u00adtizzazione, con una o due classi elementari funzionanti, che per decenni aveva avuto difficolt\u00e0 a coprire tutte le cari\u00adche pub\u00adbliche per penuria di soggetti istruiti idonei.\u00a0 A\u00a0 causa di quell\u2019eccidio, quindi,\u00a0 la situazione peggior\u00f2. E non vi pot\u00e9 essere neppure un ricambio poli\u00adtico.<\/p>\n<p>Al contrario i manovratori occulti poterono tirare un sospiro di sollievo: l&#8217;eliminazione fisica degli avversari politici avrebbe consentito loro di continuare a spadroneggiare sulla Plebe sotto mutate vesti: un risultato raggiunto senza sporcarsi direttamente le mani di sangue.<\/p>\n<p>Chi avrebbe pi\u00f9 osato parlare seriamente\u00a0 di divisione del demanio? Chi avrebbe tentato ancora di mettere la parola libert\u00e0 sulla bocca della sfortunata Plebe? La\u00a0 plebe, uccidendo i 24 liberali, s\u2019era scavata la fossa sotto i piedi!.<\/p>\n<p>In un discorso del 1875 l\u2019ins. Antonio Fabrocini, disse:<\/p>\n<blockquote><p>\u00ab(O plebe,) Tu, lusingata di raccogliere lauti compensi del tuo pro\u00adcace operare, conficcasti, ingannata dall\u2019ottenebrazione di te stessa, tra\u00addita dalle tenebre, vibrasti il pugnale assassino nel cuore del padre tuo. Al lamento fuggisti inorridita, ma t\u2019incontrasti col suo spettro e ti disse:<\/p>\n<p>Aspettati ben altro com\u00adpenso che quello a te fatto: tu non fosti che vile sgabello per farvi salire l\u2019altrui ven\u00addetta!\u2026 Fuggi: tu sei lurida, tu sei fu\u00admante di patrio sangue inno\u00adcente!\u2026<em>.<\/em> Difatti non s\u2019ebbe(ro) dei vantaggi promessi, lusingati, ma a pi\u00f9 strazianti mali and\u00f2 in\u00adcontro. Essa come un sol uomo gitt\u00f2 i 30 denari, e and\u00f2 ad im\u00adpiccarsi al fico!\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Intanto il 22 ottobre 1860, in piena reazione bor\u00adbonica, per una strana combinazione nasceva a Pietrelcina\u00a0 Grazio For\u00adgione, pap\u00e0 di P. Pio: il disegno della Divina Provvidenza di portare soccorso allo sfortunato popolo sangiovannese stava gi\u00e0 prendendo corpo.<\/p>\n<p>Gli atti processuali sono costellati di espressioni pesanti come macigni. Leggerli, per un sangiovannese, costa tanta sofferenza.<\/p>\n<p>Io per\u00f2 ho scelto di non fuggire\u00a0 inorridito e di non inveire, come altri, contro la verit\u00e0. N\u00e9 ho accettato di condividere atteggiamenti che, con la scusa di difendere il popolo, in realt\u00e0 lo condannavano senza appello, senza neppure tentare di ricostruire la genesi dei fatti.<\/p>\n<p>Ho sentito invece il bisogno di una verit\u00e0 mitigatrice, che alleggerisse il fardello che pesava sulle spalle della mia gente, facendomi guidare da un pensiero di Benedetto Croce: \u201cLa storia non \u00e8 mai giustiziera, ma sempre giustificatrice\u201d.<\/p>\n<p>E&#8217; con questo spirito che mi calai nell&#8217;epoca dei fatti ed intrapresi\u00a0 lo studio attento dei documenti,\u00a0 durato due anni, conclusosi con la pubblicazione del libro a cui ho accennato.<\/p>\n<p>E, al contrario di chi, per un malinteso senso della storia, pens\u00f2 addirittura di\u00a0 cambiare il testo della lapide dei 24 martiri del 1860, giudicato offensivo per la popolazione di San Giovanni Rotondo, sono giunto alla conclusione che mai parole furono <span style=\"text-decoration: underline;\">pi\u00f9 veritiere e pi\u00f9 mitigatrici per la Plebe<\/span> di quelle dettate dal Prof. Mauro Serrano,\u00a0 centodieci anni fa.<\/p>\n<p>Ve le rileggo, e forse, alla luce di quanto \u00e8 stato finora detto, esse manifesteranno tutto il loro vero significato:<\/p>\n<blockquote>\n<address style=\"text-align: center;\">\u00a0<\/address>\n<address style=\"text-align: center;\">\u201cQUI CIECO\u00a0 FURORE\u00a0 DI\u00a0 PLEBE RINCHIUSE<\/address>\n<address style=\"text-align: center;\">E\u00a0 DA\u00a0 FAUTORI\u00a0 DI\u00a0 BORBONICA TIRANNIDE\u00a0 ISTIGATO<\/address>\n<address style=\"text-align: center;\">SENZA CRISTIANO CONSIGLIO\u00a0 IN UN\u2019ORA SOLA<\/address>\n<address style=\"text-align: center;\">IL 23 OTTOBRE 1860 CON MISERANDA STRAGE<\/address>\n<address style=\"text-align: center;\">24 EGRECI\u00a0 UOMINI\u00a0 TRUCIDO\u2019<\/address>\n<address style=\"text-align: center;\">CHE\u00a0 LA\u00a0 POSTUMA\u00a0 CITTADINA\u00a0 RICONOSCENZA<\/address>\n<address style=\"text-align: center;\">MARTIRI\u00a0 DI\u00a0 LIBERTA\u2019\u00a0 PROCLAMA<\/address>\n<address style=\"text-align: center;\">E\u00a0 L\u2019ITALIA\u00a0 REDENTA\u00a0 AI\u00a0 POSTERI\u00a0 TRAMANDA.<\/address>\n<\/blockquote>\n<p>Gli stati di famiglia dell\u2019epoca provano che i martiri erano quasi tutti nulla\u00adtenenti, pur essendo molti di loro dei professionisti. E&#8217; il segno inequivocabile che i martiri non erano &#8211; come qualcuno avrebbe voluto far credere\u00a0 &#8211; tra quelli che avevano sfruttato la plebe.<\/p>\n<p>Questi erano dunque veri <span style=\"text-decoration: underline;\">galantuomini<\/span>; quelli senza virgolette: se non lo fossero stati,\u00a0 non li avrebbero uccisi.<\/p>\n<p>Trovate anche voi che il testo della lapide sia offensivo per il popolo sangiovannese?<\/p>\n<p>A me pare di no. Anzi, l&#8217;aggettivo &#8220;cieco&#8221; <span style=\"text-decoration: underline;\">assolve<\/span> la plebe, perch\u00e9 sta ad indicare che essa era non era in grado di valutare pienamente le conseguenze delle sue azioni, e non certo per sua colpa.<\/p>\n<p>Quanto al &#8220;cieco furor di popolo\u201d esso\u00a0 non scoppia mai per volont\u00e0 popolare, ma\u00a0 per volere di pochi!<\/p>\n<p>Non \u00e8 forse vero, poi, che la plebe fu istigata da &#8220;fautori di tirannide borbonica&#8221;, che, come istigatori, sono i veri colpevoli?<\/p>\n<p>Che in un&#8217;ora sola furono trucidati 24 egregi cittadini?<\/p>\n<p>Che la postuma cittadina, ormai ravvedutasi, nel 1894 li proclam\u00f2 &#8220;Martiri della Patria&#8221;? \u2026 La presenza della lapide lo dimostra!<\/p>\n<p>Rimuoviamo una volta per tutte, ora che l&#8217;abbiamo affrontato, il punctum dolens, che non \u00e8 la lapide, n\u00e9 la povera Plebe, bens\u00ec l\u2019orrore suscitato dai fatti reazionari di cui essa fu ignara esecutrice.\u00a0 E&#8217; un nostro dovere, onde non vanificare la morte dei 24 Martiri.<\/p>\n<p>Per me quella lapide ha un valore inestimabile, e vorrei che gli educatori ne spiegassero il messaggio alle nuove generazioni.<\/p>\n<p>Essa insegna a non farsi strumentalizzare da chicchessia, ma a usare il proprio cervello.<\/p>\n<p>Insegna a diffidare di chi istiga e mette zizzania nel corpo sociale, per raggiungere interessi che non sono del popolo.<\/p>\n<p>Insegna, insomma, a pensare ed agire\u00a0 da persone libere, fino alle estreme conseguenze, come fecero i ventiquattro Martiri.<\/p>\n<p>L&#8217;originale della lapide, spezzata in pi\u00f9 parti, \u00e8 stata ricomposta e si trova ora in questo chiostro, in quell&#8217;angolo, ed \u00e8 di monito per tutti: per il cittadino comune come me e per tutti quelli che varcano la soglia di questo palazzo per rappresentare \u2013 se al governo o all\u2019opposizione non ha importanza &#8211; il popolo di San Giovanni Rotondo.<\/p>\n<p>Purtroppo da\u00a0 alcuni decenni il clima della nostra citt\u00e0 non \u00e8 per nulla tranquillo e questo non giova alla crescita culturale, sociale ed economica del popolo.<\/p>\n<p>Sembra che i due eventi tragici verificatisi nel 1860 e nel 1920\u00a0 non abbiano insegnato nulla.\u00a0 Forse occorrerebbe ancora l&#8217;opera pacificatrice di Padre Pio che ha regalato alla nostra citt\u00e0 un lungo periodo di serenit\u00e0 che ci ha permesso di crescere.<\/p>\n<p>Ma la Divina Provvidenza, per quanto sia provvida, non pu\u00f2 pensare solo a San Giovanni Rotondo! Qualcosa dobbiamo farla anche noi.<\/p>\n<p>Il presente, che \u00e8 figlio del passato, deve chiamare tutti ad operare con sincerit\u00e0, intelligenza, serenit\u00e0 di cuore e di pensiero, per la pace sociale di questa terra, nel ricordo\u00a0 di coloro che, credendo in un mondo migliore, persero il bene prezioso della vita.<\/p>\n<p>Ricordiamo i loro nomi per non dimenticare. Essi &#8211; se potessero farlo \u2013 oggi,\u00a0\u00a0 nell\u2019interesse del popolo,\u00a0 direbbero : <em>Pace, Pace, Pace<\/em>\u2026<\/p>\n<blockquote>\n<address>Bocchino Agostino<\/address>\n<address>Campanile Alessandro<\/address>\n<address>Cascavilla Gennaro<\/address>\n<address>D\u2019Errico Errico<\/address>\n<address>D\u2019Errico\u00a0 Avv. Luigi<\/address>\n<address>Del Grosso Agrim. Nicola<\/address>\n<address>Fabrocini Guglielmo<\/address>\n<address>Fazzano Michele<\/address>\n<address>Fini Matteo<\/address>\n<address>Franco Notar Paolo<\/address>\n<address>Giuva Far. Achille<\/address>\n<address>Irace Giuseppe<\/address>\n<address>Irace Tommaso<\/address>\n<address>Irace Vincenzo<\/address>\n<address>Lecce Tommaso<\/address>\n<address>Maresca Antonino<\/address>\n<address>Merla Michele<\/address>\n<address>Merla Sac. Luigi<\/address>\n<address>Mucci Alfonso<\/address>\n<address>Mucci Costantino<\/address>\n<address>Ruggiero Francesco<\/address>\n<address>Russo Francesco Paolo<\/address>\n<address>Sabatelli Celestino<\/address>\n<address>Ventrella Avv. Terenzio<\/address>\n<\/blockquote>\n<p>(San Giovanni Rotondo, Palazzo Municipale, 1 giugno 2004)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La reazione borbonica sangiovannese del 1860 \u00e8 una pagina di storia che molti in passato, per un errato senso della storia, avrebbero voluto cancellare. Nella stessa San Giovanni Rotondo se ne parlava pochissimo. 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