Michael Ciallella, il Babbo Natale americano da Padre Pio

Articolo disponibile anche in lingua inglese.

Si tratta di Michael Ciallella, in arte Brady White ovvero “Santa to the Stars”, il “Santa Claus” ufficiale degli Stati Uniti d’America.
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Michael Ciallella durante la messa celebrata da papa Benedetto XVI sul sagrato della chiesa di San Pio da Pietrelcina

In primavera di cinque anni fa,  a San Giovanni Rotondo, lungo il viale che porta al convento dei frati cappuccini,  incontrai un uomo  dalla barba fluente e bianchissima. Ebbi una forte sensazione di averlo già visto da qualche parte in Internet o su qualche rivista. Poi un lume si accese nella mia mente.

– Mi scusi. Lei è Santa Claus? – gli chiesi a bruciapelo.

– Oh, sì –  mi rispose lui, sorpreso e sorridente.

Mi ero imbattuto per puro caso in  Michael Ciallella, Santa Claus “ufficiale” degli Stati Uniti d’America, che a Natale 2004 accese con George Walker Bush l’albero al Groud zero di New York.

Dopo qualche breve esperienza come attore, le televisioni e le riviste  americane lo hanno ripreso o ritratto innumerevoli volte nel ruolo di Babbo Natale (il suo nome d’arte è Brady White alias Santa to the Stars) , con il suo vestito rosso bordato di bianco.

E’ apparso accanto a grandi Stars come Madonna, ZsaZsa Gabor, Silvester Stallone, John Travolta, René Russo,  oppure in pubblicità commerciali di aziende importantissime come Coca-Cola, Cartier, Visa Card, Macy’s, American Ailines e tantissime altre.

Non è il solito Babbo Natale. In lui c’è qualcosa di diverso che lo rende così  reale da indurre bambini ed adulti a pensare che il benefico personaggio esista davvero.

Da quando iniziò la sua attività nel 1969 la sua presenza è diventata richiestissima nelle manifestazioni di Carità e in tantissime occasioni speciali, esibendosi anche nella Casa Bianca. Egli è un perfetto showman.

I segreti del suo successo? La sua statura alta, i capelli color neve naturale, la barba bianca, così bella da essere stata assicurata con i Lloids di Londra, gli occhi blu scintillanti, le guance di un rosa che trasmette ottimismo e, soprattutto,  la sua personalità contagiosa.

Lo incontrai  nuovamente il 21 giugno 2009, in occasione della venuta del Papa Benedetto XVI a San Giovanni Rotondo. Mentre il Santo Padre celebrava la Santa Messa sul sagrato della Chiesa di San Pio da Pietrelcina, Mr. Ciallella con la sua voce vellutata elevò a Dio la preghiera dei fedeli in lingua inglese:

«For those who govern peoples and nations and for those responsible for social and political rights, may God, who is the fount of love and peace, direct their minds and hearts  to the quest for the common good, and to refuse all solutions of violence, mindful of the priority of the right of human life above every other value».

Il sagrato della Chiesa di San Pio da Pietrelcina era popolato da circa trentamila fedeli, sotto un cielo nero che non prometteva nulla di buono.

All’inizio della cerimonia, un’aureola di luce solare si posò su San Giovanni Rotondo, ma subito dopo la benedizione finale le nubi si ricompattarono. Un tuono improvviso scosse l’aria e si allontanò brontolando dietro le montagne. Poi giù acqua a catinelle e il fuggi-fuggi generale.

Michael Ciallella (al centro), al riparo dalla pioggia sotto il tetto della Chiesa di S. Pio da Pietrelcina

Michael Ciallella (al centro), al riparo dalla pioggia sotto il tetto della Chiesa di S. Pio da Pietrelcina

Trovammo riparo sotto la copertura sporgente della chiesa progettata da Renzo Piano, vicino all’altare e alle reliquie di Padre Pio, con i fortunati fedeli del “settore speciale”.

Eravamo dispiaciuti per quel finale fuori programma. Osservammo gli altri fedeli in difficoltà. Gli ombrelli servivano a poco. I  loro vestiti s’inzupparono, i piedi e le scarpe si trovarono immersi in  una  piena d’acqua.

La marea umana spinse pericolosamente verso l’uscita del sagrato, regolata a stento dalle forze dell’ordine e dai volontari. Poi il sagrato rimase deserto.  Aspettammo  che spiovesse, per andare via con i vestiti asciutti.

Mi guardai intorno. Pochi metri più avanti c’era anche mister Ciallella. Volevo parlargli.
Il problema della lingua creava qualche difficoltà. Ci aiutammo con i gesti. Gli chiesi se avesse piacere che io parlassi di lui nel mio sito internet.
Comprese e annuì, ma a una condizione: che io parlassi soprattutto del suo amore per Padre Pio.
Lui è un uomo umile e in questo segue le orme del Padre. Non ha sete di fama, alla quale è abituato, ma vuole essere testimone della serenità che Padre Pio è in grado di dare a coloro che in lui cercano rifugio.
Michael Ciallella è nato a Providence, nello stato del Rhode Island, da una famiglia originaria di Raviscanina, un paesino in provincia di Caserta.
Per quasi otto anni ha alternato periodi di lavoro con periodi di soggiorno nella città di San Pio e desidera tornarvi in futuro più volte all’anno.

Quando soggiorna in America il suo pensiero resta qui a San Giovanni Rotondo. Allora si connette al sito internet di Teleradiopadrepio e prega, per stare a più diretto contatto con la tomba del santo.
Da ciò s’intuisce quanto sia importante per i figli spirituali di Padre Pio sparsi per il mondo, che la tecnologia di  Teleradiopadrepio riesca a raggiungerli; e ormai li raggiunge anche attraverso la TV satellitare

Ho chiesto a Mr. Ciallella com’è nato il suo amore per Padre Pio.

La sua risposta scritta, in lingua inglese, non si è fatta attendere.

Testimonianza di Michael Ciallella

“Ho sentito parlare di Padre Pio per la prima volta nel maggio 2002, leggendo un piccolo articolo di una rivista cattolica locale intitolato “Monaco italiano stigmatizzato sta per essere canonizzato…” e non ci pensai più.
La settimana successiva sentii annunciare in televisione il programma “Monaco italiano stigmatizzato sta per essere canonizzato” e mi ricordai dell’articolo della rivista. Pensai ad una semplice coincidenza. Comunque decisi di guardare il programma. Era il  racconto della vita di Padre Pio. Ebbi la sensazione che dentro di me stesse accadendo qualcosa di nuovo, come se il mio cuore fosse stato toccato. Da allora ho imparato che non esistono coincidenze quando si tratta di Padre Pio.
Trascorsa un’altra settimana, mi trovai nella sala di attesa dei uno studio medico e mi accingevo a leggere una rivista. Era una delle più importanti riviste nazionali d’America, forse il Time o il Newsweek; comunque la pagina che si aprì parlava ancora della vita di Padre Pio. Avverttii nuovamente la sensazione che qualcuno o qualcosa mi stesse toccando il cuore. Ora so che era Padre Pio che mi stava chiamando. Sentii subito il bisogno di conoscerlo di più e di sapere come si arrivava a San Giovanni Rotondo.

Per sei mesi chiesi  informazioni a sacerdoti, ad agenti di viaggio e a chiunque entrava in contatto con me, ma inutilmente.

Nel novembre 2002 mi recai a New York per lavoro. Presi il treno da Providence, Rhode Island, dove vivo, a Penn Station a Manhattan e, appena lasciai la stazione, vidi il Convento dei Frati Cappuccini e  la Chiesa St. John the Baptist, nella 31st Street, che avevo visto tante volte, e spesso anche visitato; ma questa volta era diverso.
Entrai in chiesa per recitare una preghiera e,  notai subito un avviso riguardante un “prayer garden” in onore di Padre Pio. Non ci potevo credere, era come se Padre Pio mi tenesse per  mano e mi guidasse. Mi recai nella sagrestia e chiesi al frate se sapesse dove si trovasse San Giovanni Rotondo e come arrivarci. Era informato di tutto. Mi disse che potevo prendere il volo per Roma, poi il treno per Foggia, e da lì avrei potuto prendere un autobus per San Giovanni Rotondo.

Arrivai in Italia il 1 ° gennaio 2003; presi il treno da Roma a Foggia, ma il giorno di Capodanno gli orari erano diversi da quelli normali e persi l’ultimo autobus per San Giovanni Rotondo. Ero esausto per la lunga giornata di viaggio e pensai di trascorrere la notte a Foggia, ma qualcosa mi spinse a proseguire. Decisi di prendere un taxi. Era una notte invernale dal cielo scuro, per strada c’erano poche luci e cominciammo a salire lungo una tortuosa strada di montagna. Pensai che non sarei mai arrivato vivo a San Giovanni Rotondo. Il mio autista era un uomo abbastanza gentile ma penso che credesse di essere il famoso pilota automobilistico italo-americano Mario Andretti…  tanto più scura e ventosa era la strada, tanto più veloce lui guidava.
Padre Pio e il mio angelo custode sicuramente saranno stati con me quella notte, quindi arrivammo sani e salvi e interi a San Giovanni Rotondo. Il tassista mi lasciò proprio davanti alla Chiesa della Madonna di Grazie. Non sapevo dove andare e non c’era nessuno a cui chiedere aiuto o indicazioni. Proprio di fronte alla chiesa c’era un albergo, così sono andato a vedere se vi fossero camere disponibili. Trovandoci fuori stagione, avevano chiuso parte dell’hotel, perciò non avevano camere con riscaldamento, ma mi offrirono una stanza molto piccola, nella parte non in uso. Accettai la stanza, lasciai i bagagli e andai dritto nella chiesa della Madonna delle Grazie, giungendo appena in tempo per la Messa e la comunione. Una forte sensazione di gioia e di pace travolse il mio cuore; era come se Padre Pio avesse voluto dirmi “benvenuto, Michael.”
Il 2 gennaio passai la giornata in preghiera e meditazione, visitando l’antica Chiesa, partecipando alla messa nella chiesa di Santa Maria delle Grazie e pregando accanto alla tomba di Padre Pio. Quella notte, tornai nuovamente alla tomba di Padre Pio per il rosario. Nel corso dell’intera giornata sentii qualcosa di speciale nel mio cuore; non sapevo esattamente cosa fosse, ma sapevo che non avevo mai avvertito prima quella sensazione di vera pace.
Nel pomeriggio del 3 gennaio, avrei preso l’autobus per rientrare a Roma, così al mattino andai a messa nella chiesa di Santa Maria delle Grazie. Dopo la messa, una donna venne da me e mi chiese se parlavo inglese; quando le dissi di sì, lei mi portò nell’Ufficio Inglesi. Bussai alla porta e sentii una voce dire “Avanti! Avanti!”. Ora so che “Avanti” in inglese significa “Entra” ma a quel tempo parlavo molto poco l’italiano e lo capivo ancora meno. Bussai di nuovo e sentii la voce ripetere a voce alta, “Avanti! Avanti! “, così aprii la porta e guardai dentro. Seduto dietro una scrivania coperta da un sacco di buste c’era un piccolo Frate Cappuccino. Quando alzò gli occhi e mi vide, esclamò: “Babbo Natale!”

Quel piccolo frate era Padre Ermelindo, il direttore dell’Ufficio Inglesi, ed ora è uno dei miei amici più cari. Era presente anche una giovane, una bella ragazza italiana, di nome Tiziana, assistente di Padre Ermelindo. Entrambi continuavano a dire che sembravo “Babbo Natale”, ma io ripetevo di non capire. Mi spiegarono che “Babbo Natale” significava “Santa Claus”.  Mi misi a ridere e dissi loro che avevo trascorso la vita giocando a “Santa Claus”. Padre Ermelido e Tiziana parlarono con me lungamente e mi mostrarono un video sulla vita di Padre Pio. Prima di lasciare l’Ufficio Inglesi, Padre Ermelindo mi benedisse con un guanto macchiato di sangue calzato da Padre Pio. Wow! Ricordo ancora la sensazione di pace che travolse tutto il mio spirito.
Lasciata San Giovanni Rotondo, trascorsi in Italia  le due settimane successive visitando Roma, Assisi e Firenze, ma Padre Pio e San Giovanni Rotondo non abbandonavano i  miei pensieri. Anche quando tornai a casa in America e ripresi la  mia routine quotidiana non riuscii a smettere di pensare al Padre.

Decisi di tornare nella “terra di Padre Pio” per Pasqua, trascorrendo una decina di giorni a San Giovanni Rotondo, non trascurando di riservare un giorno di viaggio con Padre Ermelindo  a Pietrelcina, città natale di Padre Pio.
Tornato nuovamente in America, pensai, ok! Sono andato, ho passato un periodo abbastanza lungo a San Giovanni Rotondo, ho visto tutto e subito, e sicuramente quelle sensazioni di essere “chiamato” sono fuori dai miei schemi mentali; non sapevo che Padre Pio avesse altri piani.
Quando si è “chiamati” da Padre Pio, è impossibile ignorarlo. Ancora una volta, ritornai a San Giovanni Rotondo, questa volta per un mese, e poi due mesi e così via. Ora vi trascorro circa sette mesi l’anno e vorrei che potessero essere di più.
Padre Pio sembrava stare sempre con me, sempre mi chiamava, mi portava sempre più vicino a lui e a Nostro Signore e alla Nostra Madre Benedetta. Non riuscivo a capire perché Padre Pio mi avesse scelto perché io ero un peccatore, avevo vissuto a Hollywood e New York, avevo vissuto in quella che si potrebbe chiamare la “fast lane” (corsia veloce), mantenendo rapporti con celebrità di Hollywood e con l’élite sociale del mondo. Volando su jet privati, viaggiando in limousine, soggiornando in alberghi a quattro stelle, la mia vita era trascorsa circondata da sfarzo e glamour, avevo vissuto in un mondo molto materiale e pensavo di essere felice.
Non fraintendetemi, ho sempre creduto in Dio, nei santi e nella Chiesa cattolica. Ho pregato, ho assistito alla messa settimanale e mi sono confessato, ma mi mancava qualcosa. Quando ho conosciuto Padre Pio, ho conosciuto una vera fede e il significato dell’amore. L’amore per i nostri fratelli e sorelle; ho capito che tutti noi ci troviamo qui per servire e amarci l’un l’altro. E’ attraverso Padre Pio che ho trovato la vera felicità e la gioia nella mia vita.
Provo infinito amore per Padre Pio. Ho fede infinita in Padre Pio. Ho devozione infinita di Padre Pio. In diverse occasioni, ho visto e sperimentato in prima persona l’intercessione di Padre Pio. Tutto è possibile con l’aiuto di Padre Pio.

Sono molto felice quando diffondo il nome di Padre Pio. Quando sono a San Giovanni Rotondo, mi dà grande gioia mostrare alle persone i luoghi in cui Padre Pio ha vissuto, lavorato e pregato per cinquanta anni. Sono grato per le numerose grazie ricevute da Dio per intercessione di Padre Pio.
Nella vita, dobbiamo tutti amare il Vangelo, diffondere la parola di Dio ai nostri fratelli e sorelle. Il mio programma televisivo su Tele Radio Padre Pio, “Hello from San Giovanni Rotondo”, mi fa entrare in contatto con le persone di lingua inglese in tutto il mondo.

E’ gratificante per me leggere le email dei telespettatori che rimangono toccati, ed è più sconfortante quando mi chiedono di ricordare le loro intenzioni, nelle mie preghiere a Padre Pio.

Non tutte le intenzioni per un miracolo sono accolte; altrimenti, i miracoli non sarebbero nulla di speciale. Quello che so è che forse non riceviamo esattamente ciò che chiediamo, ma ciò che si riceve è la forza, il coraggio e la pace per affrontare la strada che Dio ha scelto per noi.

Padre Pio ci mostra con il suo esempio che la fede e la fiducia in Dio è l’unico modo e pregare, pregare, pregare.”

La tragedia dell’11 settembre 2001 e Padre Pio

Nei primi decenni del novecento milioni di italiani, costretti ad emigrare per fame, approdarono negli Stati Uniti d’America con le loro pietose valigie, straripanti di povere cose e di tante speranze.
Nella nuova terra di adozione essi lavorarono, soffrirono e progredirono, conquistandosi gradatamente il diritto ad una vita più dignitosa, senza mai recidere i legami affettivi con i parenti e la Patria lontana. E mentre la nostalgia struggente attanagliava i loro cuori, i parenti italiani aspettavano notizie, fremevano per loro e per i loro figli, impedendo al lento ed inesorabile fluire del tempo di stendere su tutto il velo dell’oblio.
Alla base del reciproco e profondo spirito di amicizia che ha legato sempre Italia e Stati Uniti, ci sono soprattutto le radici italiane di tantissimi cittadini americani. Non c’è  da meravigliarsi, dunque, dello spirito di solidarietà scattato più volte tra i due paesi in momenti più difficili della loro storia, com’è avvenuto dopo la seconda guerra mondiale, con gli aiuti economici americani all’Italia, e dopo la tragedia dell’11 settembre 2001, con lo schieramento del Governo italiano a fianco degli Stati Uniti.
Due fasci di luce ricordano le due torri gemelle.

Due fasci di luce ricordano le due torri gemelle.

Il giorno degli attentati alle twin towers e al Pentagono, la città di padre Pio rimase scossa profondamente. Il Comune e i Frati Minori Cappuccini della provincia di Sant’Angelo organizzarono subito una fiaccolata commemorativa, che fece registrare una numerosissima e commossa partecipazione popolare.

Il corteo mosse simbolicamente da Piazza dei Martiri, dove ha sede il Municipio. Poi si snodò lungo i due chilometri che la dividono dalla Chiesa di Santa Maria delle Grazie, dei frati Cappuccini. Era il il 14 settembre 2001.

La folla riempì il santuario di Padre Pio, incapace di contenerla tutta. Seguirono momenti di preghiera, di riflessione e testimonianza.

Nella triste occasione l’avv. Antonio Squarcella, Sindaco di San Giovanni Rotondo, pronunciò questo discorso:

«Sappiamo tutti i motivi che ci hanno spinto a ritrovaci tutti uniti, in questa fiaccolata simbolica.

Era una mattina piena di sole, quella dell’11 settembre nei cieli di New York e di Washington. Poi, fulmini a ciel sereno hanno scosso il mondo! Migliaia di uomini uccisi, senza distinzione colore, di età o di sesso. Tanti dispersi. (…)

Eravamo incapaci di credere che la malvagità umana potesse concepire e compiere, con tanta sadica determinazione, azioni di terrorismo così pesanti contro tanti innocenti. Eppure sono state compiute!

L’America ha rivissuto la tragedia di Pearl Harbor nelle mura di casa, sotto i riflettori dei Networks televisivi che ne hanno amplificato l’impatto psicologico in tutto il mondo. (…)

Abbiamo negli occhi le terribili ed indelebili immagini delle due torri gemelle che si frantumano al suolo, del Pentagono avvolto nel fumo e della corsa frenetica dei soccorritori, mandate in onda quasi ossessivamente da tutte le televisioni. Sono immagini che hanno aperto una ferita profonda nei nostri cuori.

Noi siamo qui riuniti per ricordare le vittime di quest’immane tragedia.

La popolazione sangiovannese non ha dimenticato che fu proprio il popolo americano a mandare la somma più cospicua per l’erezione dell’Ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza”. Ed oggi, nell’ora del dolore, gli è vicino e gli attesta la sua riconoscenza con un gesto d’amore fraterno. (….)

Oggi piccoli gruppi organizzati di uomini esaltati, infiltrati nel tessuto sociale delle nazioni civili, possono cambiare i destini del mondo, seminandovi odio e morte!

Da tutto questo emerge che l’uomo, messo di fronte alle negatività del suo simile, da forte diventa inerme.

Il terrorismo è una prerogativa delle belve umane. Noi siamo qui per condannarlo, per esecrarlo con tutte le nostre forze.

Siamo qui per dire un no alla violenza e all’odio. E’ un NO forte, che parte da una terra di pace, dalla quale s’irradia il messaggio d’amore del beato Padre Pio da Pietrelcina, il Cireneo di tutti, che ha santificato la sua vita caricandosi sulle spalle la Croce dei peccati degli uomini.

Queste fiammelle tremolanti, che commemorano tutti i caduti degli atti terroristici, stiano a rappresentare anche la luce della speranza e della fede, la quale non abbandona mai l’uomo, neppure in momenti tristi come quelli che stiamo vivendo».

Dopo gli attentati, gli americani scrutarono il mondo, con lo sguardo smarrito, in cerca di sollievo e di forza vitale, per poter riprendere il loro cammino di libertà. E lo sguardo si posò sul Gargano, attratto dall’alone luminoso di un umile frate che , come loro, quand’era in vita fu schiacciato dal peso della Croce.

Perciò, due anni dopo, il 23 settembre 2002, in occasione della celebrazione della prima ricorrenza liturgica dedicata al neo-canonizzato San Pio da Pietrelcina, arrivò a San Giovanni Rotondo una delegazione statunitense.

La sera prima la pioggia, il cielo scuro ed i lampi avevano tormentarono i fedeli, facendo impallidire le luci delle luminarie. Ciò non aveva impedito ad una folla di circa settantamila persone, stipate in chiesa e sul sagrato attrezzato con maxi-schermo, di commemorare la morte di Padre Pio .

Iniziata la veglia, come per incanto la pioggia cessò.

A mezzanotte il ministro generale dell’Ordine cappuccino John Corriveau celebrò la prima messa in memoria del Santo.

A mezzogiorno del giorno 23, durante la suggestiva messa celebrata all’aperto dal cardinale di Boston Francis Bernard Law, la commozione generale assalì i presenti. Gli americani consegnarono al compianto Padre Gian Maria Cocomazzi, superiore del convento di Padre Pio, una scultura bronzea raffigurante San Pio da Pietrelcina con il corpo slanciato verso il cielo, in mezzo alle due torri gemelle distrutte.

La scultura, per volontà del senatore Edward Kennedy, era avvolta nelle bandiere del Senato e della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti d’America, a testimonianza della devozione dei cattolici americani. Con questo rito simbolico, gli americani invocavano la protezione del Santo del Gargano sulla loro nazione.

All’atto dello scambio del segno di pace, anche i fedeli vietnamiti affidavano a San Pio da Pietrelcina la bandiera del loro paese e una fiaccola accesa, simboleggiante la speranza in un futuro migliore per l’umanità.

Il Cardinale Law ricordò ai presenti che in quella santa ricorrenza c’era la gioia dei credenti «ma anche il dolore di chi ha sofferto i lutti dell’11 settembre».

Il padre guardiano del convento rassicurò il cardinale sulla sorte delle vittime:

«Sono certo che Padre Pio ha accompagnato in cielo ogni vita perduta negli attentati».

Ricordò poi i sentimenti di riconoscenza nutriti in vita da padre Pio per l’America, che aveva accolto suo padre da emigrante, consentendogli di guadagnare il denaro necessario per mantenerlo negli studi.

«Mio padre – diceva padre Pio – varcò due volte l’oceano per farmi fare monaco».

Nel pomeriggio la statua-reliquiario di San Pio da Pietrelcina fu portata per la prima volta in processione per le strade di San Giovanni Rotondo, addobbate con coperte multicolori, pendenti dai balconi, tra fiaccole e battimani e sotto una fitta pioggia di petali di rosa.
I festeggiamenti della cittadinanza per la prima ricorrenza di San Pio da Pietrelcina si conclusero con la consegna delle chiavi della città da parte del sindaco, collocate nella cripta, vicino alle spoglie del Santo. Dopo gli Stati uniti d’America, anche la città di San Giovanni Rotondo si affidava alle paterne cure di San Pio da Pietrelcina.

Alfonso D’Artega, Padre Pio e le bombe americane

Il "fantasma" di padre Pio impedisce ai piloti americani di bombardare S. Giovanni Rotondo

Il “fantasma” di padre Pio impedisce ai piloti americani di bombardare S. Giovanni Rotondo

 

Alfonso D’Artega è stato compositore, arrangiatore, pianista e direttore di orchestra. Di origine messicana, giunse negli USA nel 1918. Compì gli studi presso il Conservatorio di Strassburger. E’ stato direttore di orchestre per radio, teatri, film. Tra le più famose, le orchestre Buffalo Philharmonic, Stadium Symphony, Miami Symphony, Symphony of the Air, St. Louis Symphony, e New London Symphony. Inoltre, ha condotto per la Radio-Televisione Italiana a Milano e Roma.
Tra le composizioni popolari si ricordano “The NBC Chimes Theme”, “Ask Your Heart” e “Fiesta en Granada”. Ha composto anche la famosa canzone “In the Blue of Evening”, cantata dal grande Frank Sinatra. Morì il 20 gennaio 1999.

Padre Nicholas Gruner, in una conversazione con James Demers, disse di aver incontrato nel 1968 a San Giovanni Rotondo Alfhonse D’Ortega (sic), che gli raccontò una storia circolata nell’ambiente militare dell’U.S. Air Force, durante la seconda guerra mondiale.

D’Ortega si trovava in una base a circa quaranta chilometri da San Giovanni Rotondo, da cui partivano i bombardieri verso la Jugoslavia.

Il colonnello aveva vietato tassativamente ai suoi piloti di tornare in aeroporto con bombe a bordo, perché un eventuale incidente in fase di atterraggio avrebbe fatto saltare in aria tutta la base.

Un giorno un pilota che rientrava da una missione, giunto ad una diecina minuti di volo dalla base, si accorse di avere ancora una bomba a bordo. Voleva sganciarla, ma vide una nube dalle sembianze umane venirgli incontro e gridargli: «Non farlo!».

Tuttavia bisognava eseguire gli ordini ricevuti. Perciò, per quanto fosse impaurito, schiacciò ripetutamente il pulsante che attivava il meccanismo di sganciamento della bomba, senza riuscire nell’intento. Quando il carburante cominciò a scarseggiare, il pilota fu costretto ad atterrare con la bomba a bordo.

Saputo il fatto, colonnello s’infuriò e voleva portarlo davanti alla corte marziale. Ma dopo aver ascoltato le sue giustificazioni, pensò che avesse volato troppo a lungo e che avesse solo bisogno di un periodo di riposo.

Un ragazzino di nove anni che lavava i piatti nella mensa, esclamò:

«Oh, questo fatto mi fa pensare a Padre Pio».

Incuriosito da queste parole, D’Ortega contattò il pilota e gli propose di andare a verificare di persona a San Giovanni Rotondo.

Si recarono entrambi in chiesa. Quando Padre Pio entrò per celebrar Messa il pilota, che era protestante e non era mai entrato in una chiesa cattolica, riconobbe in lui l’uomo che aveva visto tra le nubi.1)The Secret of Padre Pio – A Conversation between Father Nicholas Gruner and James Demers

D’Ortega disse a Padre Nicholas che nella stessa base si raccontavano altre storie simili accadute ad altri soldati nei cieli di San Giovanni Rotondo.

Per puro caso conobbi anch’io, tramite uno zio, Alfonso D’Artega – questo è il cognome corretto – qui a San Giovanni Rotondo, qualche anno prima di Padre Gruner.

Alfonso D'Artega (secondo da destra) con Giovanni Siena (secondo da sinistra) nella Sala San Francesco della chiesa di Santa Maria delle Grazie.

Alfonso D’Artega (secondo da destra) con Giovanni Siena (secondo da sinistra) nella Sala San Francesco della chiesa di Santa Maria delle Grazie.

D’Artega allacciò una sincera amicizia con Giovanni Siena, insegnante-giornalista sangiovannese e figlio spirituale di Padre Pio, che, malgrado l’età avanzata, ricorda perfettamente le frequenti visite al frate stigmatizzato.

D’Artega era un famoso musicista americano di origine spagnola. Durante la seconda guerra mondiale era stato aggregato ad un Bomb Group dislocato nelle vicinanze di San Severo, dove intratteneva i soldati con la sua orchestra, per tenere alto il loro morale.

La breve distanza che divideva la sua base militare da San Giovanni Rotondo gli permise di frequentare padre Pio, col quale instaurò un bel rapporto, tanto da tornare più volte sul Gargano, anche dopo la guerra.

«D’Artega – racconta zio Giovanni – mi riferì una storia simile, che pure circolò tra i piloti dell’U.S. Air Force.

Nel 1943 gli americani non erano riusciti ad individuare la grande miniera di bauxite di San Giovanni Rotondo, considerata un obiettivo di primaria importanza. Perciò avevano deciso di bombardare a tappeto tutto il paese per bloccare il ciclo estrattivo del minerale. Quando lo squadrone di bombardieri giunse vicino al centro abitato, tra le nuvole apparve ai piloti la figura luminescente di un monaco a braccia aperte, che sbarrava l’accesso allo spazio aereo sovrastante .

Con immenso stupore dei piloti i velivoli, guidati da una forza invisibile, invertivano la rotta senza poter sganciare una sola bomba».

D’Artega era affascinato dalla figura di Padre Pio.

Un giorno arrivò sul Gargano con un cameraman e con l’attrezzatura necessaria per fare delle riprese. Voleva girare un film sul frate stigmatizzato.

Iniziò a riprendere gli uliveti delle Matine, i fichi d’india e la montagna su cui sorge San Giovanni Rotondo, cercando di descrivere le dolci sensazioni che si provavano arrivando in quella santa terra. Ma le riprese non era all’altezza delle sue aspettative, e dopo qualche tentativo desistette dall’impresa.

Nel corso di una visita D’Artega mostrò a padre Pio un disco appena inciso, contenente una composizione musicale a lui dedicata.2)Quasi sicuramente si tratta della composizione “Padre Pio of Pietrelcina” inserito in un LP dal titolo “The story s victim of love”. Esiste anche un altro LP, edito dal Convento dei Cappuccini, intitolato “La Santa Messa di Padre Pio”, con musica di A. D’Artega e testo di Padre Cristoforo da Vico.

Il Padre, forse presagendo l’approssimarsi della fine della sua vita terrena, esclamò:

– Ma questa è una musica per un funerale!

Effettivamente sembrava una musica da Requiem». 3)Intervista all’insegnante Giovanni Siena.

Ascolta qui “The Blue Of Evening”, composta da d’Artega per Frank Sinatra

Charles Mortiner Carty riporta la notizia che durante la guerra gli americani avvisarono i residenti civili di evacuare il paese perchè sarebbe stato distrutto entro 48 ore.

Ciò provocò grande panico. Il sindaco allora corse da Padre Pio e gridò:

«Dobbiamo andarcene; stanno per bombardare la città».

Ma il Padre lo rassicurò:

«Devi dire alla popolazione di rientrare in casa e di pregare. Non ci sarà alcun bombardamento».

Due giorni dopo , ventotto B-29s americani arrivarono nel cielo di San Giovanni Rotondo; ma i piloti, mentre volavano a circa 15.000 piedi di altezza, videro un monaco che faceva dei segni in loro direzione.

Stupefatti ed assaliti da timore, i piloti invertirono la rotta e lasciarono cadere le bombe in un campo vuoto, 25 miglia a Sud di San Giovanni Rotondo.

Dopo la guerra uno dei piloti si recò sul Gargano, per conoscere il monaco straordinario.

Finita la messa, mentre il pilota stava per andare via, Padre Pio uscì dalla sacrestia e gli disse:

“volavamo alto quel giorno, vero?”.4)Charles Mortimer Carty, Padre Pio the Stigmatist, Tan Books and Publishers inc., 1973 – Rockford, Illinois

Note   [ + ]

1.The Secret of Padre Pio – A Conversation between Father Nicholas Gruner and James Demers
2.Quasi sicuramente si tratta della composizione “Padre Pio of Pietrelcina” inserito in un LP dal titolo “The story s victim of love”. Esiste anche un altro LP, edito dal Convento dei Cappuccini, intitolato “La Santa Messa di Padre Pio”, con musica di A. D’Artega e testo di Padre Cristoforo da Vico.
3.Intervista all’insegnante Giovanni Siena.
4.Charles Mortimer Carty, Padre Pio the Stigmatist, Tan Books and Publishers inc., 1973 – Rockford, Illinois

L’attore Ramon Novarro ai piedi di Padre Pio

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Una folla di curiosi circonda Ramon Novarro che si intrattiene con Giovanni Siena in un bar di S. Giovanni Rotondo.

Nel registro dei visitatori del convento di Santa Maria delle Grazie spiccano i nomi di due star del cinema americano: Loretta Young, vincitrice di un premio Oscar, e Ramon Novarro.

Mary Pyle raccontò che la Young, intervistata dai giornalisti su cosa l’avesse colpita di più durante le sue vacanze europee, rispose:

«La messa celebrata da Padre Pio a San Giovanni Rotondo»

Novarro, invece, uno dei divi più famosi di Hollywood, dichiarò che, dopo aver incontrato Padre Pio, non avrebbe più parlato del suo passato. 1)Doroty M. Gaudiose, Maria l’americana, pag. 27, Società San Paolo, Alba (CN), 1995.

L’attore, il cui vero nome è Ramon Samaniegos, nacque a Durango, in Messico, nel 1899. Durante la rivoluzione messicana del 1910 fuggì con la sua numerosissima famiglia negli Stati Uniti . Nei successivi dieci anni menò una vita grama.

Ramon intraprese la carriera di attore spinto soprattutto dalla necessità.

Egli merita un posto di assoluto rilievo tra i personaggi caduti ai piedi di Padre Pio.

Il suo nome evoca la magia dei grandi film romantici del cinema muto, che gli assicurarono un posto fra le più grandi stelle di tutti i tempi.

La sua carriera cinematografica abbraccia gli anni compresi tra il 1917 e il 1960.

Rivale ed erede di Rodolfo Valentino, Ramon Novarro raggiunse l’apice della notorietà negli anni 20 e 30. Girò oltre cinquanta film, tra cui il famosissimo Mata Hari, con partners d’eccezione come Greta Garbo, Myrna Loy, Joan Crawford, Helen Hayes, e tante altre.

Dopo il 1960 continuò a lavorare come attore in episodi girati per la televisione.

Uomo dalla personalità molto complessa, Novarro avvertì un crescente contrasto tra la profonda educazione religiosa ricevuta in famiglia ed il mondo della celluloide, che mal si conciliava col suo grande bisogno di spiritualità.

Il suo animo delicato e gentile era lacerato dal perenne conflitto tra le proprie aspirazioni religiose, manifestate in un cattolicesimo praticato assiduamente, e le lusinghe di passioni che non riusciva a dominare; perchè Novarro, il latin lover circondato da donne famose che tutti invidiavano, da buon cristiano sentiva il peso della sua omosessualità, condannata dalla Chiesa, tenuta nascosta per tanti anni e conosciuta soltanto dagli amici più intimi.

Nella maturità sembrò che l’attore fosse riuscito a vincere la sua battaglia, grazie alla serenità ritrovata in una fede rinsaldata da nuovi e più profondi fermenti cristiani.

In questo periodo fu attratto dalla figura di Padre Pio.

Giunto a San Giovanni Rotondo nel 1954, Novarro ebbe la ventura di conoscere Giovanni Siena 2)Giovanni Siena, autore del libro “Questa è l’ora degli Angeli” , tradotto in tre lingue, è zio dell’autore. che, quale testimone diretto dell’evento, pubblicò un interessante reportage sulla breve esperienza dell’attore con Padre Pio.

Agli inizi di marzo un uomo sulla cinquantina, con un’espressione di dolcezza negli occhi ed il volto dai tratti ancora nobili e belli incorniciato da una barbetta brizzolata, varcò verso sera la soglia dell’albergo Santa Maria delle Grazie, adiacente al Convento di Padre Pio, e in corretta lingua italiana chiese una cameretta.

– Mi trattengo tre giorni – disse – e prevedendo una domanda della signorina che aveva posto mano al registro dei clienti, l’ospite scandì il proprio nome e cognome.

Per facilitare la trascrizione delle generalità, le pose sotto gli occhi il passaporto spiegato.

– Ramon Novarro… e viene da Hollywood?, domandò la ragazza, il cui respiro diventò affannoso.

Ramon sorrise guardando negli occhi la sconcertata signorina. Era lui, sì, il celebre interprete del famoso «Ben-Hur» e di tanti altri film indimenticabili, ma, per carità, silenzio! L’attore pose l’indice sulle labbra e raccomandò caldamente che non si facesse chiasso intorno al suo nome.

Da anni Ramon aveva detto addio alla frivola gloria di Hollywood con il cuore gonfio di amarezza e di disgusto, dopo aver sperimentato a sue spese la verità del passo famoso dell’Imitazione di Cristo che doveva egli leggere il giorno dopo, sulla porticina della cella appartenuta un tempo a Padre Pio:

La gloria del mondo ha sempre per compagna la tristezza.

Era stanco dei clamori del mondo. Perciò aveva ceduto all’impulso che lo richiamava alla pratica di una vita pura, fatta di sacrificio e di rinunzia, di preghiera e di raccoglimento, alla quale la mamma – una piissima mamma di ben 13 figli, rimasta sempre viva nella sua memoria e di cui meditava e praticava ancora i saggi consigli – lo aveva esortato sin dall’infanzia.

Né da allora erano valse a rimuoverlo dal suo proposito le esigenze dell’arte, la fedeltà e la felicità dell’interpretazione, a scapito – ciò da cui Ramon aborriva – della personalità dell’artista ed anche della sua dignità.

Però Ramon, in fatto di Religione, non era un uomo ligio ai compromessi e alle vie di mezzo. Novarro era coerente: To be or not be, o essere o non essere cristiano. Hollywood, la Mecca del Cinema, raramente si accordava con la coscienza di un uomo che volesse vivere integralmente il cristianesimo.

Questa la ragione prima della resistenza di Novarro alle pressioni dei produttori, ragione che lo stesso Padre Pio, pur non avendo mai saputo nulla dell’attore, neppure forse della sua esistenza, intuì e disse al primo incontrarsi con lui, nei corridoi del Convento:

«Tu sei quello che ha capito in tempo che non si può servire a due padroni».

Ramon era quello che si dice un cristiano esemplare ed era per giunta terziario francescano.

Nella sua lontana California, dove viveva in una villa situata a nord di Hollywood, spesso aveva letto e sentito parlare di Padre Pio e si era lusingato di salire un giorno con gli altri pellegrini alla Sacra Montagna del Gargano per rendergli visita nel Convento di San Giovanni Rotondo. Ora questo suo desiderio era stato finalmente appagato.

Già al corrente di quanto le folle facessero ogni giorno ressa intorno a Padre Pio, Ramon Novarro poco aveva sperato di poterlo avvicinare e parlargli, né, nella sua ammirevole umiltà, si era lusingato di vedersi facilitata la via di accesso dalla grande popolarità del suo nome.

Il piissimo Cappuccino lo ricevette con molta affabilità, trattenendolo in più di un colloquio privato. Per due volte l’attore poté partecipare alle consuete conversazioni vespertine nel bianco salotto del Convento, dove il mistico stigmatizzato dell’altare diventava tranquillamente il figlio di tata 3)papà, in dialetto pietralcinese Orazio Forgione, tutto arguzie e francescana letizia; lo stesso salotto nel quale un altro noto attore, il nostro Carlo Campanini, faceva spesso a gara con Padre Pio nell’esilarare i convenuti col suo inesauribile repertorio umoristico.

L’eccezionale pellegrino Ramon inoltre si confessò e comunicò col Padre e fu esaudito da lui in un desiderio che era stato, si può dire, il motivo principale del suo viaggio a San Giovanni Rotondo: la benedizione del saio francescano che si era portato dalla lontana America, custodito gelosamente nella valigia.

Ma quello che più lo edificò e commosse, oltre alla Messa celebrata da Padre Pio, fu la grande bontà del Cappuccino intravista nei suoi gesti e nelle sue parole e soprattutto nelle estenuanti quotidiane fatiche alle quali questi si sottoponeva senza risparmiarsi, nonostante l’età, la costante perdita di sangue dalle stimmate e le varie misteriose infermità che lo affliggevano in continuità.

Padre Pio – fece intendere l’attore al Siena – era una figura di eccezionale grandezza: per capire in parte la sua ricca personalità spirituale era necessario avvicinarsi a lui in spirito di grande umiltà.

Egli trovò a San Giovanni Rotondo il luogo ideale per il raccoglimento dello spirito e gli sorse l’idea di far sorgere una specie di ritiro nel quale i pellegrini avrebbero dovuto vivere in comunità disciplinata da una piccola regola onde meglio realizzare gli scopi per i quali si andava al Gargano: il rinnovamento spirituale, la preghiera e la meditazione.

Non era difficile che Novarro, che godeva di buone condizioni economiche, desse inizio alla esecuzione di questo progetto. Da buon cattolico praticante, egli faceva uso della ricchezza in proporzione dei propri bisogni, il resto lo destina ai poveri e alle opere di bene.

Qualcuno a San Giovanni Rotondo fu testimone di più di un gesto di bontà da lui compiuto in gran segreto e con infinita discrezione. Già, poiché Novarro – altra nota peculiare del suo carattere – era anche discreto e diede una prova eloquente di ciò il giorno stesso della sua partenza, allorché dovendosi accomiatare da Padre Pio e ricevere l’ultima benedizione, si rifiutò di approfittare nel timore di riuscire inopportuno.

Tuttavia – i soliti scherzi del Padre – l’ultima parola e l’ultima benedizione, quasi premio alla sua delicatezza, egli le ebbe ugualmente, grazie a tutta una serie di accidenti strani e provvidenziali che lo fecero trovare di fronte a Padre Pio, si direbbe a viva forza.

Nel lasciare il Convento, montando in taxi, volse l’ultimo sguardo alla Chiesetta di Santa Maria delle Grazie.

Giovanni Siena fu al suoi fianco e lo accompagnò sino ad Aversa, donde l’attore proseguì alla volta di Napoli per imbarcarsi sull’Andrea Doria. 4)Transatlantico affondato il 25 luglio 1956 nella collisione con la nave norvegese “Stockolm

Ramon Novarro gli confidò:

– Questo distacco non mi arreca dispiacere. Da tempo cerco di abituare il mio spirito a non tener conto delle distanze di luogo e di tempo. D’Altronde l’anno prossimo conto di tornare nuovamente quassù per un soggiorno più lungo. 5)Ramon Novarro ai Piedi di Padre Pio di Giovanni P. Siena in Orizzonti, Ed. Paoline, Rivista settimanale di attualità, Anno VI, n. 13, 28 marzo 1954, pag. 12.

Ma Ramon Novarro non sarebbe più tornato a San Giovanni Rotondo.

Nel 1968 due giovani e scellerati fratelli, appurato che l’attore conservava in casa 5.000 dollari, accettarono di passare una serata particolare in sua compagnia con l’intento di derubarlo. Ma si trattava di un’informazione sbagliata, perché Novarro non aveva l’abitudine di tenere in casa grosse somme di denaro.

Ciò incattivì i due giovani. Malgrado le suppliche di non fargli del male, il povero Ramon, uomo debole e invecchiato, fu picchiato e seviziato in modo atroce e senza pietà per circa due ore, finché, dopo infinite sofferenze, esalò l’ultimo respiro. 6)L’omicidio fu compiuto il 30 ottobre 1968 nella villa che R. Novarro possedeva a nord di Hollywood.
Non ancora soddisfatti, i selvaggi assassini infierirono anche su foto e cimeli della sua carriera di attore, come se avessero voluto cancellare persino il ricordo della sua esistenza.

Si può dire che Ramon Novarro fu ucciso due volte, poiché al gesto barbaro dei suoi aguzzini seguirono i particolari sulla sua morte e sulle sue inclinazioni omosessuali, non sempre veritieri, rivelati della stampa scandalistica, che dissacrò per sempre la leggendaria fama di una grande stella di Hollywood.

Appresa dai media la notizia della sua tragica morte, Giovanni Siena ripensò alle parole di Padre Pio dette a Ramon quattordici anni prima e si dispiacque che l’attore fosse ricaduto nel vizio,  pagandone le conseguenze a così caro prezzo.

Frammenti di memoria riaffiorarono nella sua mente: la scena dell’attore, seduto accanto a lui ad un tavolo di un affollato ristorante di Foggia, in mistico raccoglimento, a mani giunte e a testa china, per ringraziare il Signore del cibo che stava per prendere; e poi, dopo la la sommessa preghiera, il composto segno di croce.

Ricordò anche l’entusiasmo con cui l’attore gli aveva confidato di essere venuto a San Giovanni Rotondo per ottenere da Padre Pio la benedizione di un saio con cui avrebbe impersonato sul set la figura di San Francesco d’Assisi. 7)Per qualche motivo a noi ignoto, questo film non deve essere stato mai realizzato, poiché manca nella filmografia ufficiale del divo.

Che senso ha potuto avere, nei disegni della Provvidenza – si chiede oggi il Siena – una fine così tragica, per un uomo così sensibile ed educato al timor di Dio?

Una speranza, quasi una certezza, lo conforta: che le sofferenze di Ramon gli siano servite a riparare gli errori dovuti alla fragilità umana, spalancando le porte alla misericordia di Dio da lui insistentemente invocato durante la tormentata esistenza terrena.

La vita di Novarro richiama alla memoria, per certi versi, Ben-Hur, da lui interpretato nell’omonimo Kolossal del 1925, che entra più volte in contatto con Gesù, il quale gli presta soccorso dandogli da bere.

Ben-Hur e Cristo subiscono entrambi atroci sofferenze ed entrambi sono condannati; ma sono sorretti ambedue dalla fede e, colti dal dubbio nel momento più critico, sono infine riscattati da Dio.

Durante la via crucis verso il Golgota, Ben-Hur riesce a restare vicino a Gesù e tenta a sua volta di dargli da bere.

Alla fine, quando il testo della Sacra scrittura si compie, il cielo si fa buio e nell’estesa vallata si scatena una tempesta di vento, seguita da un violento temporale di vastissime proporzioni.

Il finale è epico e grandioso: Cristo muore sulla croce gravandosi dei mali del mondo, nella certezza che il sangue che sgorga dalle ferite della sua carne purificherà tutti gli uomini di fede da ogni peccato.


Note:

Note   [ + ]

1.Doroty M. Gaudiose, Maria l’americana, pag. 27, Società San Paolo, Alba (CN), 1995.
2.Giovanni Siena, autore del libro “Questa è l’ora degli Angeli” , tradotto in tre lingue, è zio dell’autore.
3.papà, in dialetto pietralcinese
4.Transatlantico affondato il 25 luglio 1956 nella collisione con la nave norvegese “Stockolm
5.Ramon Novarro ai Piedi di Padre Pio di Giovanni P. Siena in Orizzonti, Ed. Paoline, Rivista settimanale di attualità, Anno VI, n. 13, 28 marzo 1954, pag. 12.
6.L’omicidio fu compiuto il 30 ottobre 1968 nella villa che R. Novarro possedeva a nord di Hollywood.
7.Per qualche motivo a noi ignoto, questo film non deve essere stato mai realizzato, poiché manca nella filmografia ufficiale del divo.

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