La tragedia dell’11 settembre 2001 e Padre Pio

Nei primi decenni del novecento milioni di italiani, costretti ad emigrare per fame, approdarono negli Stati Uniti d’America con le loro pietose valigie, straripanti di povere cose e di tante speranze.
Nella nuova terra di adozione essi lavorarono, soffrirono e progredirono, conquistandosi gradatamente il diritto ad una vita più dignitosa, senza mai recidere i legami affettivi con i parenti e la Patria lontana. E mentre la nostalgia struggente attanagliava i loro cuori, i parenti italiani aspettavano notizie, fremevano per loro e per i loro figli, impedendo al lento ed inesorabile fluire del tempo di stendere su tutto il velo dell’oblio.
Alla base del reciproco e profondo spirito di amicizia che ha legato sempre Italia e Stati Uniti, ci sono soprattutto le radici italiane di tantissimi cittadini americani. Non c’è  da meravigliarsi, dunque, dello spirito di solidarietà scattato più volte tra i due paesi in momenti più difficili della loro storia, com’è avvenuto dopo la seconda guerra mondiale, con gli aiuti economici americani all’Italia, e dopo la tragedia dell’11 settembre 2001, con lo schieramento del Governo italiano a fianco degli Stati Uniti.
Due fasci di luce ricordano le due torri gemelle.

Due fasci di luce ricordano le due torri gemelle.

Il giorno degli attentati alle twin towers e al Pentagono, la città di padre Pio rimase scossa profondamente. Il Comune e i Frati Minori Cappuccini della provincia di Sant’Angelo organizzarono subito una fiaccolata commemorativa, che fece registrare una numerosissima e commossa partecipazione popolare.

Il corteo mosse simbolicamente da Piazza dei Martiri, dove ha sede il Municipio. Poi si snodò lungo i due chilometri che la dividono dalla Chiesa di Santa Maria delle Grazie, dei frati Cappuccini. Era il il 14 settembre 2001.

La folla riempì il santuario di Padre Pio, incapace di contenerla tutta. Seguirono momenti di preghiera, di riflessione e testimonianza.

Nella triste occasione l’avv. Antonio Squarcella, Sindaco di San Giovanni Rotondo, pronunciò questo discorso:

«Sappiamo tutti i motivi che ci hanno spinto a ritrovaci tutti uniti, in questa fiaccolata simbolica.

Era una mattina piena di sole, quella dell’11 settembre nei cieli di New York e di Washington. Poi, fulmini a ciel sereno hanno scosso il mondo! Migliaia di uomini uccisi, senza distinzione colore, di età o di sesso. Tanti dispersi. (…)

Eravamo incapaci di credere che la malvagità umana potesse concepire e compiere, con tanta sadica determinazione, azioni di terrorismo così pesanti contro tanti innocenti. Eppure sono state compiute!

L’America ha rivissuto la tragedia di Pearl Harbor nelle mura di casa, sotto i riflettori dei Networks televisivi che ne hanno amplificato l’impatto psicologico in tutto il mondo. (…)

Abbiamo negli occhi le terribili ed indelebili immagini delle due torri gemelle che si frantumano al suolo, del Pentagono avvolto nel fumo e della corsa frenetica dei soccorritori, mandate in onda quasi ossessivamente da tutte le televisioni. Sono immagini che hanno aperto una ferita profonda nei nostri cuori.

Noi siamo qui riuniti per ricordare le vittime di quest’immane tragedia.

La popolazione sangiovannese non ha dimenticato che fu proprio il popolo americano a mandare la somma più cospicua per l’erezione dell’Ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza”. Ed oggi, nell’ora del dolore, gli è vicino e gli attesta la sua riconoscenza con un gesto d’amore fraterno. (….)

Oggi piccoli gruppi organizzati di uomini esaltati, infiltrati nel tessuto sociale delle nazioni civili, possono cambiare i destini del mondo, seminandovi odio e morte!

Da tutto questo emerge che l’uomo, messo di fronte alle negatività del suo simile, da forte diventa inerme.

Il terrorismo è una prerogativa delle belve umane. Noi siamo qui per condannarlo, per esecrarlo con tutte le nostre forze.

Siamo qui per dire un no alla violenza e all’odio. E’ un NO forte, che parte da una terra di pace, dalla quale s’irradia il messaggio d’amore del beato Padre Pio da Pietrelcina, il Cireneo di tutti, che ha santificato la sua vita caricandosi sulle spalle la Croce dei peccati degli uomini.

Queste fiammelle tremolanti, che commemorano tutti i caduti degli atti terroristici, stiano a rappresentare anche la luce della speranza e della fede, la quale non abbandona mai l’uomo, neppure in momenti tristi come quelli che stiamo vivendo».

Dopo gli attentati, gli americani scrutarono il mondo, con lo sguardo smarrito, in cerca di sollievo e di forza vitale, per poter riprendere il loro cammino di libertà. E lo sguardo si posò sul Gargano, attratto dall’alone luminoso di un umile frate che , come loro, quand’era in vita fu schiacciato dal peso della Croce.

Perciò, due anni dopo, il 23 settembre 2002, in occasione della celebrazione della prima ricorrenza liturgica dedicata al neo-canonizzato San Pio da Pietrelcina, arrivò a San Giovanni Rotondo una delegazione statunitense.

La sera prima la pioggia, il cielo scuro ed i lampi avevano tormentarono i fedeli, facendo impallidire le luci delle luminarie. Ciò non aveva impedito ad una folla di circa settantamila persone, stipate in chiesa e sul sagrato attrezzato con maxi-schermo, di commemorare la morte di Padre Pio .

Iniziata la veglia, come per incanto la pioggia cessò.

A mezzanotte il ministro generale dell’Ordine cappuccino John Corriveau celebrò la prima messa in memoria del Santo.

A mezzogiorno del giorno 23, durante la suggestiva messa celebrata all’aperto dal cardinale di Boston Francis Bernard Law, la commozione generale assalì i presenti. Gli americani consegnarono al compianto Padre Gian Maria Cocomazzi, superiore del convento di Padre Pio, una scultura bronzea raffigurante San Pio da Pietrelcina con il corpo slanciato verso il cielo, in mezzo alle due torri gemelle distrutte.

La scultura, per volontà del senatore Edward Kennedy, era avvolta nelle bandiere del Senato e della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti d’America, a testimonianza della devozione dei cattolici americani. Con questo rito simbolico, gli americani invocavano la protezione del Santo del Gargano sulla loro nazione.

All’atto dello scambio del segno di pace, anche i fedeli vietnamiti affidavano a San Pio da Pietrelcina la bandiera del loro paese e una fiaccola accesa, simboleggiante la speranza in un futuro migliore per l’umanità.

Il Cardinale Law ricordò ai presenti che in quella santa ricorrenza c’era la gioia dei credenti «ma anche il dolore di chi ha sofferto i lutti dell’11 settembre».

Il padre guardiano del convento rassicurò il cardinale sulla sorte delle vittime:

«Sono certo che Padre Pio ha accompagnato in cielo ogni vita perduta negli attentati».

Ricordò poi i sentimenti di riconoscenza nutriti in vita da padre Pio per l’America, che aveva accolto suo padre da emigrante, consentendogli di guadagnare il denaro necessario per mantenerlo negli studi.

«Mio padre – diceva padre Pio – varcò due volte l’oceano per farmi fare monaco».

Nel pomeriggio la statua-reliquiario di San Pio da Pietrelcina fu portata per la prima volta in processione per le strade di San Giovanni Rotondo, addobbate con coperte multicolori, pendenti dai balconi, tra fiaccole e battimani e sotto una fitta pioggia di petali di rosa.
I festeggiamenti della cittadinanza per la prima ricorrenza di San Pio da Pietrelcina si conclusero con la consegna delle chiavi della città da parte del sindaco, collocate nella cripta, vicino alle spoglie del Santo. Dopo gli Stati uniti d’America, anche la città di San Giovanni Rotondo si affidava alle paterne cure di San Pio da Pietrelcina.

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