San Nicola del prato garganico

Tratto da Sant’Egidio e San Nicola del prato garganico sulla via Sacra Lagobardorum di Salvatore Antonio Grifa, Quaderni di Gargaros, Copie non in vendita. Contributo allo studio della storia della terra di San Giovanni Rotondo – Gennaio 2008.  © Tutti i diritti riservati.

La Chiesa di ”Sancti Nicolai in capite Pantani”, a cinque chilometri a Est dell’abitato di San  Giovanni   Rotondo (S.S. 272  per Monte Sant’Angelo ), veniva edificata dai monaci benedettini  della Casa Madre di Cava dei Tirreni  nell’XI secolo, anno 10861090.

Già nel gennaio del 1169 la Chiesa era regolarmente rubricata fra i possedimenti del Monastero di Cava dei Tirreni,assieme al Casale di Sant’Egidio, Bolla papale di Alessandro III.

Nel  1185 la Chiesa era retta dal Priore Attone ed una comunità religiosa vera e propria si era insediata.

Infatti , erano sorte intorno alla Chiesa  imponenti fabbriche, con celle per i monaci ed il sito divenne un vero e proprio Monastero. In alcuni documenti veniva appellato anche come Convento.

In un manoscritto dello storico Francesco Nardella era  riportata  una  mappa  che egli  stesso  disegnava  nell’aprile del 1891, con precise e preziose indicazioni afferenti la Chiesa, la sagrestia, il chiostro con cisterna, le celle dei monaci ed un Ospedale per il ricovero dei pellegrini diretti, lunga la strada Francesca ( per antonomasia via sacra Langobardorum), alla  spelonca micaelica.

Nel novembre dell’anno 1185, un certo Giovanni de Alemanno donava a frate Atto, Priore della Chiesa di San Nicola in capite Pantani Sancti Egidii, parte di un suo possedimento ubicato nei pressi di  Casalenovum (sito nella fascia pedemenotana  garganica) lungo la via che portava a Rignano , al fine di costruire un Ospedale.

Nel 1196, l’oblato Pietro della  Terra di San Nicola “in capite Pantani”, acquistava per la Chiesa stessa un vignale al prezzo di 21 soldi e mezzo dal Magister Leoprandus medicus Casalenovi habitator.

Nel maggio del 1225, in piena età sveva, l’Imperatore Federico II  ( Stupor  mundi )  in  un diploma confermava ai monaci benedettini di Cava il possesso della Chiesa e del territorio ivi annesso,con relativi privilegi, pertinenze,oltre a delineare le varie linee di confine con le altre terre limitrofe.

Il diploma riguardava anche la Chiesa di Sant’Egidio , con la quale vi era una comunione di territorialità  e di beni appartenenti  al Monastero della Casa Madre di Cava.

Subito dopo la chiesa passava in reggenza provvisoria ai monaci dell’Ordine cavalleresco dei Teutonici che, però, ben presto l’abbandonarono per ragioni ancora oggi ignote (sec.XIII).

La presenza teutonica,comunque, era  di  già  attestata presso il patrimonio  fondiario di San Leonardo di Lama Volara, non  lontano da Siponto ( appartenuto  prima  ai  Canonici Agostiniani, sec. XII )   e   interessava  nel  Gargano parecchie   zone, quali Rignano, San Giovanni  Rotondo

( Chiesa di San Leonardo), Vico  del  Gargano.

Un ricco possidente di San Giovanni Rotondo, Tancredi de Petro, in qualità di oblato donava ai Cavalieri teutonici cento ovini e gran parte della sua proprietà, riservandosi il diritto di essere ricevuto a mensa  ogni qualvolta si fosse recato a  San Leonardo.

Anche l’Ordine dei Templari era presente  sul Gargano con parecchi possedimenti ( domus Templi).

Nell’anno Domini 1270 Carlo I d’Angiò, re di Napoli, in un rescritto  indirizzato  al  suo  segretario  Nicola  Avanzarini , Portolano di  Puglia, ordinava  che  all’Abate del Monastero cavense , si assegnasse (insieme ad altri beni,diritti e pertinenze) la Chiesa di San Nicola di Pantano, al pari di quella di Sant’Egidio.

Nello stesso periodo il vicino Casale di Sant’Egidio, ormai distrutto, veniva abbandonato e gli abitanti si riversavano fra le sicure mura del Castello di San Giovanni Rotondo. Anche il Monastero di San Nicola subiva la stessa sorte e i monaci benedettini rientravano presso la Casa Madre della SS.Trinità di Cava.

Nell’anno  del  Signore 1506, re Ferdinando il Cattolico, riconfermava  al  Monastero  cavense il possesso di San Nicola di Pantano o di quello che restava.

Dopo tale data, i documenti cartacei della Casa Madre cavense  e le relazioni delle visite pastorali riguardanti  il  secolo XVII, non faranno più menzione della Chiesa di San Nicola, ma solamente di quella di Sant’Egidio ( anni 1613, 1622, 1639, 1662).

Oggi del Monastero non restano che vetusti ruderi, in gran parte  incorporati in una privata masseria.

Della Chiesa si scorgono, appena intelligibili, tracce di affreschi, parte del pavimento, la zona absidale con rilievi afferenti il sito ove era ubicato l’altare maggiore e la relativa area destinata a sagrestia,

La Chiesa originariamente aveva una navata a pianta basilicale, con una lunghezza di m.26 , una larghezza di m.6 ed un’altezza di m. 8.

Internamente alcune arcate a forma greca sostenevano la volta  che  era  priva  di  cupola. La Chiesa era illuminata da due finestroni che si aprivano a Sud delle mura, mentre una nicchia a forma ovale dava luce all’abside.

Sulla facciata, la cui prospettiva doveva terminare ad angolo retto, vi era un rosone istoriato con motivi ad intreccio.

Nel  complesso  la   Chiesa   era  molto  simile  a  quella  di Sant’Egidio.

Imponenti, invece, erano la mura perimetrali che recingevano le fabbriche stesse del Monastero (in alcune carte detto anche Convento) e che raggiungevano un’altezza di 10 metri.

Ancora oggi le mura sono visibili in alcuni tratti in tutta la loro maestosità e danno al sito stesso un fascino misterioso e profondo che sa di antico e perenne e che solo la memoria riesce a fermare, a documentare e a far rivivere quell’immagine mobile dell’eternità che il tempo stesso rappresenta  (Platone, Timeo, X) .

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ARCHIVIO  CAVA  DEI  TIRRENI,  ( A .C. T.), Arca X, 51, XL, 84. XL, 86, XLII, 34,  XLIII, 34, XLIV, 40, L, 50.

FONDO CATACEO CAVENSE, nn.4652, 4659, 4686, 5029.

Codex   diplomaticus  cavensis, Milano1873,  docc. 2 1-25.

F.BRAMATO, Storia dell’Ordine dei Templari in Italia, I-II, Roma 1991-1994. F.CAMOBRECO, Regesto di  San Leonardo di Siponto, Roma 1913, p. 184, doc. n. 256. P.CORSI,  Appunti di Storia su due luoghi della via Sacra, Langobardorum, cit. C. DAMIANO FONSECA, Le  vie dell’Angelo. I Luoghi dell’Infinito, X, 96, Milano 2006, pp.18-25. Nel Convegno del 1995, svolto a  Monte Sant’Angelo “ In cacumine montis beati Angeli”, veniva deciso di chiedere all’Unesco, per la via dell’Angelo,alias via Sacra Langobardorum, con tutti i siti interessati, il riconoscimento come patrimonio d’Europa , simile al Cammino di Santiago e del circuito delle Abbazie cistercensi. Presentata  richiesta ufficiale ( Progetto Italia Langobardorum, Basilica  di San Michele ) presso il  Ministero  dei   Beni  culturali  a Roma, il  9 gennaio 2008.  Cfr. note  bibliografiche  di G. OTRANTO, E. TARDIVO, R. TRABACE, in  il Monastero di San Giovanni in Lamis, p. 29. S. A. GRIFA,  Il Monastero di San Nicola di Pantano, in San Giovanni Rotondo.  I  segni della  memoria, op. cit., pp.  117-122 . IDEM,  I Cavalieri del Tempio in Capitanata e sul Gargano, Foggia 1991.  J. M. MARTIN  , Les actes  de l’abbaye de Cava concernant le Gargano , cit. F. NARDELLA, op. cit., pp. 44-48. G.PIEMOMTESE,   La   Via sacra   Langobardorum, in  Le  vie  dell’Angelo, Foggia 1999, pp. 53-101. A. VENTURA, Il patrimonio dell’Abbazia di San Leonardo di  Siponto, Foggia 1978, p.14-15.

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