Parte II – La nascita della Casa Sollievo della Sofferenza

Barbara Ward e i fondi americani dell’UNNRA

Barbara Ward accanto a una vetrata della chiesetta interna alla Casa Sollievo della Sofferenza.

Barbara Ward accanto a una vetrata della chiesetta interna alla Casa Sollievo della Sofferenza.

La Provvidenza si presentò sul Gargano sotto le sembianze di una donna dai tratti delicati: Barbara Ward, giornalista cattolica del «The Economist», massimo settimanale economico-finanzario inglese.

In uno dei suoi viaggi a Roma, aveva sentito parlare di Padre Pio dal suo amico marchese Bernardo Patrizi ed espresse il desiderio di conoscerlo.

Il marchese sapeva che la donna coltivava amicizie con americani di alto livello, molto influenti. Perciò fu ben lieto di accompagnarla a San Giovanni Rotondo, pensando che la Ward potesse essere di aiuto per la causa di Padre Pio.

La giornalista giunse nei pressi del convento nell’autunno del 1947. La sua attenzione si soffermò su un nutrito gruppo di uomini, grondanti sudore. Essi picconavano la roccia con insolito vigore, come se avessero individuato un filone d’oro. Vide anche il sacerdote pietralcinese don Giuseppe Orlando, dirigere i lavori ed impartire istruzioni a destra e a manca.

Don Orlando non era riuscito a capire il motivo per cui Padre Pio gli avesse imposto di aprire il cantiere dell’ospedale, con i pochi soldi a disposizione. Però aveva obbedito e assunto gli operai, rifornendoli di picconi e badili.

Quindi aveva dato inizio allo spianamento del terreno per collegare la strada sterrata preesistente al costruendo ospedale, dopo aver delimitato il nuovo tratto stradale utilizzando picchetti in legno ed un gomitolo di spago.

Come mai tutta quella fretta in Padre Pio?

Le azioni degli uomini santi sono avvolte spesso nel mistero ed è difficile dare una risposta plausibile.

Può darsi che il frate, grazie alle sue facoltà premonitrici, sapesse già dell’arrivo della giornalista e che abbia voluto stuzzicare la sua curiosità preparandole quel curioso quadretto di operosità umana, in quel luogo dall’aspetto lunare.

Difatti, parlando di Barbara Ward, don Giusepe Orlando lasciò scritto nelle sue memorie:

«Domandò proprio a me: Che cosa fate?

E io ri­sposi: Una grande clinica.

E che denaro vi oc­corre?

Sparai allora una bomba: 400 milioni.

E chi paga?

Chi passa paga. E la signorina passò e andò dal Padre».

Durante il colloquio con il Padre la donna gli chiese di pregare per la conversione al cattolicesimo del fidanzato Robert G. A. Jackson, di religione protestante.

Il cappuccino disse soltanto:

«Se il Signo­re vuole, si convertirà»

E lei: «Ma quando?».

La risposta la lasciò perplessa: «Se il Signore vuole, anche adesso».

Tornata a Londra, la Ward apprese del battesimo del fidanzato. Il suo stupore crebbe quando venne a sapere che si era battezzato proprio nelle ore in cui lei si era intrattenuta in colloquio con il frate stigmatizzato.

Jackson era ufficiale delle Nazioni Unite e consigliere delegato dell’UNRRA. Pertanto, era in contatto con molti membri del Governo americano.

Impressionato dal racconto della Ward, egli si prodigò a favore del progetto dell’ospedale voluto da Padre Pio.

Per meglio convincere gli interlocutori a finanziarlo, disse che una eventuale donazione sarebbe avvenuta in memoria del politico italo-americano Fiorello La Guardia, amatissimo dagli americani, originario della provincia di Foggia e scomparso da pochissimo tempo.

Intermezzo informativo

Fiorello Enrico La Guardia era nato nel Bronx l’11 dicembre 1882. Gli americani lo soprannominarono “the Little Flower” (“piccolo fiore”), traduzione letterale del nome italiano, che bene si addiceva alla sua bassa statura.

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Trasferitosi con la famiglia in Europa nel 1898, dopo il congedo dal servizio del padre come maestro di banda militare, dal 1901 al 1906 prestò servito nei consolati degli Stati Uniti a Budapest, Trieste e Fiume.

Ritornato negli Stati Uniti, continuò gli studi all’università di New York. Contemporaneamente sfruttò la conoscenza di ben sette lingue lavorando come interprete sull’isola di Ellis (1907-1910), dove affluivano gli emigranti europei.

Candidato nella circoscrizione orientale di Harlem, popolata soprattutto da italiani, nel 1916 fu eletto alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, distinguendosi come appassionato riformatore.

Dal 1917 al 1919 La Guardia servì le forze armate americane come ufficiale dell’aeronautica sul fronte italo-austriaco. Avendo ricoperto a più volte anche la carica di sindaco di New York e quella di direttore generale dell’UNRRA, la proposta del maggiore Jackson di inviare fondi a San Giovanni Rotondo in in memoria di Fiorello la Guardia, incontrò il favore del Congresso degli Stati Uniti.

Intanto i braccianti sangiovannesi, ignari di tutto, continuavano a lavorare, asportando dalla montagna, con i loro poveri mezzi e con la fatica delle braccia, quasi centomila metri cubi di roccia.

Nel mese di maggio 1948 si inaugurò la fornace per la calce. Tutto era pronto per dare inizio alla costruzione del fabbricato; ma con quale denaro?

Puntuale come un orologio, arrivò il soccorso della Provvidenza.

Il 21 giugno 1948 il Governo italiano ricevette la notizia che l’UNRRA di Washington donava 400 milioni di lire per la costruzione dell’ospedale di Padre Pio.

Le autorità governative caddero dalle nuvole. Un ospedale a San Giovanni Rotondo? Nessuno ne sapeva nulla.

Ciò fece sussultare di gioia Padre Pio e tutta la Commissione. Purtroppo a San Giovanni Rotondo arrivarono solo 250 milioni. Il Governo italiano trattenne per sé i restanti 150, per motivi mai precisati.

La cosa suscitò la forte contrarietà del Padre, che considerò il fatto alla stregua di un furto legalizzato perpetrato ai danni della Provvidenza.

Un seme per il futuro

La mattina del 26 luglio 1954 venne aperto il poliambulatorio, do­tato di pronto soccorso, medicina generale, pedia­tria, otorinolaringoiatria, odontoiatria e laboratorio di analisi cliniche

L’ospedale, costato complessivamente un miliardo e mezzo di lire, fu inaugurato il 5 maggio 1956.

Il 5 maggio 1957, primo anniversario dell’attività ospedaliera della Casa, Padre Pio tirò le somme del lavoro svolto e programmò quello futuro, parlando della realizzazione di una «città ospedaliera tecnicamente adeguata alle più ardite esigenze cliniche», con molti più posti letto, di due case, una per donne e una per uomini «dove gli spiriti e i corpi affaticati e stanchi vengano al Signore e ne ab­biano da Lui sollievo», di un «Centro studi intercontinentale» per il perfezionamento della cultura professionale e per la formazione cristiana dei sanitari, affinché l’Opera diventasse sempre più «tempio di preghiera e di scienza, dove il genere umano si ritrovi in Gesù Crocifisso come un solo ovile, sotto un solo pastore».

Col trascorrere degli anni la Casa Sollievo della Sofferenza è diventata una cittadella sanitaria immessa nel verde. Il numero dei posti letto è passato dai 250 del 1956 ai 1.200 attuali. Ha una cubatura di 300.000 m3. Fino a qualche anno fa la sua crescita non ha conosciuto soste, al punto che in paese tutti la chiamavano scherzosamente “la fabbrica di San Pietro”.

Dal 1991 la Casa è anche «Isti­tuto di Ri­covero e Cura a carattere Scientifico» con riconoscimento del Ministero della Sanità. Vi operano circa 2.500 dipendenti.

Parte del programma del Santo è stato realizzato. Manca ancora un «Centro studi intercontinentale».

Ma la Provvidenza è grande e prima o poi un’altra persona generosa appartenente a qualche altro Ente filantropico “passerà e lascerà”, come è successo per Barbara Ward e i fondi dell’UNRRA, e anche quest’opera potrà essere realizzata.

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