Emilio D’Errico

Personaggi di San Giovanni Rotondo
Un emigrante che ha dato lustro alla città:
Dr. Emilio D’Errico (1894-1954)
medico chirurgo e professore universitario negli U.S.A.

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Dr. Emilio D’Errico

Emilio D’Errico nacque a S. Giovanni Rotondo il 24 maggio 1894, da Achille d’Errico e da Luisa dei Conti Mazzinghi, insegnanti nella città garganica.

Ottavo di nove figli,  appena quindicenne emigrò negli Stati Uniti d’America (1908). Stabilitosi nel Massachusetts ebbe l’aiuto del fratello Ettore, superò brillantemente lo scoglio linguistico e, malgrado le difficoltà economiche che lo portarono a prendere in prestito i libri nelle varie biblioteche, nel 1923 conseguì la laurea con lode in medicina presso la Tufts Medical School di Boston. Nei primi sei anni di svolgimento della sua professione – record non facilmente eguagliabile – prestò la sua opera in qualità di Assistente in Ginecologia ed Ostetricia in ben sei ospedali di Boston.

Nel 1928 fu il primo italiano ad essere nominato assistente chirurgico nel Boston City Hospital. La Gazzetta del Massachusetts così commentò l’avvenimento: “Con tali precedenti, non è una sorpresa la singolare promozione del Dr. D’Errico, i cui risultati si riflettono per riverbero sulla nostra gente, che non fornisce più braccianti alla comunità americana, ma professionisti d’ingegno e di valore”.

Nel 1930 fu Associato Ostetrico presso al Memorial Hospital di Boston. Quasi contemporaneamente ottenne la cattedra di Ostetricia presso la Tufts School di Boston e nel 1932 presso la University School di Boston.

La forza di volontà e le doti culturali non comuni gli valsero ben presto la nomina a Presidente della Massachusetts Italian Medical Society. In tale veste organizzò conferenze a cui partecipavano personalità mediche di fama provenienti da varie parti del mondo. In questo periodo fu lui stesso autore di numerose conferenze e pubblicazioni scientifiche. Il 19 ottobre 1935 – fatto eccezionale – venne ammesso nell’ American College of Surgeons, che era il sogno dei massimi specialisti americani. Detto Collegio, infatti, fondato nel 1913 per mettere in evidenza le celebrità del ramo, sceglieva i suoi membri tra gli uomini che nel corso della carriera professionale avessero provato la “superiorità del sapere e delle qualità etiche” e che, per concordato parere fossero giudicati i migliori.

L’importanza dell’avvenimento fu sottolineata dalla presenza al banchetto offerto in onore del Dott. Emilio D’Errico del Sottosegretario di Stato, del rappresentante del Sindaco di Boston e Medford, dei più famosi chirurghi dei dintorni e altre personalità. Entusiastico fu il discorso fatto dal Regio Console Italiano, il quale salutò in Emilio D’Errico

“l’amico personale più caro, lo scolaro e il professore più affabile, il più abile e coscienzioso professionista, orgoglio e vanto della popolazione italiana in America”, cogliendo l’occasione per incitare i numerosi professionisti presenti a studiare e ad affermarsi “non solo per la finanziaria posizione, che di conseguenza si raggiunge, quanto per l’onore della Patria lontana e di quella dei genitori, e pel rispetto che si ottiene e si riflette su tutti gli italiani qui residenti”.

Col trascorrere degli anni lo stress minò il suo cuore e il cardiologo gli suggerì di diminuire i suoi carichi di lavoro. Gli rispose che preferiva morire piuttosto che negare un intervento alle madri che chiedevano il suo aiuto di ostetrico, ginecologo e chirurgo. Le condizioni di salute peggiorarono man mano.

Nel nel 1953, convinto dell’approssimarsi dell’inevitabile, il Dr. Emilio D’Errico diede le dimissioni dalla Scuola medica e prese l’anno sabbatico dagli Ospedali municipali. Nel darne notizia ai parenti in Italia, aggiunse:

“Fortunamente la presenza dei miei disturbi non mi spaventa. Ho accettato le mie sorti con calma e… rassegnazione”.

Il Dr. D’Errico morì a Winchester Mass 10 mesi dopo, il 7 gennaio 1954, a soli 59 anni, in una gelida giornata invernale.

Malgrado una violenta nevicata avesse ingombrato le strade, in casa vi fu una processione continua di conoscenti e pazienti che avevano sentito per radio la notizia della morte.

Una sessantina di medici formarono un cordone d’onore e un centinaio di macchine seguirono il feretro verso l’ultima dimora.

Giulio Giovanni Siena

EMILIO D’ERRICO – GALLERIA FOTOGRAFICA

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